Quello che non viene raccontato sulla relazione del Dipartimento delle politiche antidroga

25/07/2013 14:44

silenzioIl Dipartimento delle Politiche Antidroga (DPA), organo che fa capo al Presidente del Consiglio dei Ministri, e che è stato istituito con per decreto il 20 giugno
2008 al fine di fornire il necessario supporto nel contrasto alle tossicodipendenze, ha da poco presentato la relazione annuale al Parlamento sull’uso di sostanze stupefacenti e tossicodipendenze in Italia. La maggior parte dei giornali si è limitata a riassumere i dati e pubblicarli. Per fortuna c’è chi è capace di leggere questi dati senza prenderli per oro colato, e trarne le debite conseguenze. Pubblichiamo qui sotto qualche intervento interessante sulla questione, sulla quale è di recente intervenuto Giorgio Gatti, consulente in sviluppo economico ed economia della sicurezza pubblica, con una lettera aperta indirizzata al ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri.

La dichiarazione di Mario Staderini, segretario di Radicali italiani

In attesa di studiare con attenzione la relazione del Dipartimento antidroga e i metodi con cui è stata realizzata, con alcuni dati che appaiono sottostimati mentre altri sovrastimati, l’impressione complessiva è di una impostazione ideologica volta a individuare il demonio nella cannabis.
Una volta le canne erano l’anticamera dell’eroina, oggi del gioco d’azzardo, con la figura del lupo cattivo ora impersonata da internet.
La verità è che la fanfara proibizionista non cambia, suonando lo stesso spartito da troppo tempo.
È ora che la politica torni ad occuparsi di un fenomeno sociale che viene lasciato in mano alle mafie, riprendendosi le responsabilità di governo per troppo tempo lasciate alla tecnocrazia.
Di fronte all’immobilismo del Parlamento e del Governo, lo strumento più efficace è oggi firmare e sostenere il referendum che esclude il carcere per le violazioni per fatti di lieve entità.

 

Il comunicato di Cnca (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza)

Il Coordinamento nazionale comunità di accoglienza (Cnca) critica la relazione del Dipartimento politiche antidroga, che definisce “figlia della Legge Fini-Giovanardi” e chiede al Presidente del Consiglio, Enrico Letta, “un netto cambio di approccio”. “Non ci ritroviamo nella fotografia che il Dipartimento politiche antidroga ha diffuso oggi presentando la relazione annuale sull’uso di sostanze stupefacenti e sulle tossicodipendenze”, dichiara in una nota Riccardo De Facci, responsabile Cnca. “Il Dipartimento – precisa De Facci – continua a mandare messaggi tranquillizzanti per tutte le sostanze, a eccezione della cannabis, che viene indicata ancora una volta come la vera emergenza da affrontare. Un approccio fortemente ideologico e coerente con l’impostazione della legge Fini-Giovanardi, duramente e inutilmente repressiva”. A tal proposito “lascia stupefatti, sia dal punto di vista scientifico, sia da quello dell’esperienza di chi lavora sul campo, la stima di quasi 150mila persone tossicodipendenti per cannabis. E’, poi, opportuno precisare che il 5% degli italiani che hanno dichiarato di aver consumato droghe nel 2012 ammonta a circa 3 milioni di persone, un dato che detto così fa un altro effetto. E ovviamente non tutti quelli che consumano sostanze lo dichiarano”, osserva l’esperto”. La Relazione, inoltre – aggiunge De Facci – nulla dice del forte aggravamento delle situazioni che riguardano le persone tossicodipendenti piu’ marginali, per i quali non ci sono quasi piu’ risorse”. ”Le conclusioni di questa Relazione – conclude il rappresentante Cnca – nascono dall’approccio su cui e’ fondata la legge Fini-Giovanardi, che non aiuta a comprendere i fenomeni e a costruire risposte efficaci di contrasto e di aiuto. Chiediamo, percio’, al presidente Letta – a cui e’ affidata la delega sulle droghe – un cambiamento radicale di rotta che porti a un rafforzamento del sistema di cura, accoglienza e prevenzione invece che a riempire le carceri e affollare le prefetture”.

 

Il comunicato della Lila (Lega Italiana per la Lotta contro l’Aids)

Dietro l'”emergenza cannabis” e la “droga in rete”, quello che il Governo non dice sulle droghe
Il Dipartimento antidroga riconfermato nelle sue funzioni, nonostante le critiche. Oggi è finalmente disponibile la relazione al Parlamento sulle droghe, pronta da tempo ma da tempo in attesa di sottoscrizione istituzionale. La firma è arrivata ieri, quando il Presidente del Consiglio Enrico Letta ha proceduto con l’assegnazione della delega alle Politiche antidroga a se stesso. Per la parte che riguarda le patologie infettive correlate, e in particolar modo l’Hiv, si registra una sbalorditiva assenza di dati. Il capitolo è infatti la riproposizione di quanto rilevato nella relazione di un anno fa, è ciò è dovuto a gravi carenze nella rilevazione, ferma al 2011. Che questo accada nei corridoi del Dpa, del Dipartimento delle Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio, incaricato della stesura della relazione, che da anni di rifiuta sistematicamente di parlare di Riduzione del Danno, appare ancora più sbalorditivo. Anche alla luce della propaganda fatta dal medesimo Dpa sui dati relativi alla somministrazione dei test Hiv (e non solo) nei Sert, dove si denuncia una carenza di intervento ma nulla si fa per invertire la tendenza. In Sert dove il calo dell’affluenza più che rispondere al presunto calo dei consumi problematici fa intuire una crescente difficoltà a offrire servizi adeguati.
Da mesi la Lila sottolinea alcune criticità nell’azione del Dipartimento Antidroga nello specifico, e del valore delle Politiche antidroga governative in generale, a partire dalla messa in discussione della legge Fini-Giovanardi. Del dottor Giovanni Serpelloni abbiamo già detto: dell’anacronistica impronta repressiva data al Dipartimento, degli oltre 43 milioni di euro spesi in tre anni, una parte consistente dei quali investiti in ricerche e pubblicazioni dello stesso dottor Serpelloni, della cancellazione arbitraria della Consulta per le tossicodipendenze (istituita per legge!) e il trasferimento di qualsiasi consultazione in una cerchia che esclude l’associazionismo e l’attività di base, alla quale si può accedere solo dopo aver sottoscritto un “codice etico” di giovanardiana memoria. Possiamo aggiungere che alle critiche recentemente espresse da organi di stampa il Dipartimento ha risposto a botte di querele. Al presidente del Consiglio Enrico Letta ricordiamo che già molte associazioni oltre alla Lila hanno chiesto le dimissioni del dottor Serpelloni, e soprattutto che parte del programma elettorale del PD prevedeva la riorganizzazione del Dipartimento, oltre all’immediata abrogazione della legge Fini-Giovanardi (documento “Le proposte del Partito Democratico per un cambio di passo nelle politiche su droghe e dipendenze”), legge peraltro attualmente all’esame della Corte Costituzionale. Della relazione al Parlamento ricorderemo il sensazionalismo dell’equazione web/spaccio, che esplicita ancora una volta l’impossibilità di un’idea di Internet come spazio di informazione e consultazione, anche fra pari, per privilegiare la gestione verticale di un’informazione demagogica e a senso unico. Il prezzo da pagare di questa esclusiva impostazione è l’allontanamento delle persone dai servizi sociali e sanitari, sempre più svuotati dalle loro preziose funzioni di presa in carico e divulgazione di informazioni e buone pratiche e sempre più al servizio (ma con sempre meno risorse) della gestione autoritaria di “emergenze” che richiederebbero ben altro approccio.

 

Qui sotto, invece, l’analisi di Aduc, l’Associazione per i Diritti di Utenti e Consumatori

L’analisi generale dell’andamento dei consumatori negli ultimi 12 mesi, riferiti alla popolazione generale 15-64 anni, conferma la tendenza alla contrazione del numero di consumatori, già osservata nel 2010 per le sostanze quali eroina, cocaina, allucinogeni, stimolanti e cannabis. Questo il dato generale nella relazione al Parlamento 2013 elaborata dal Dipartimento politiche antidroga. I dati evidenziano che il 95,04% della popolazione, tra i 15 e i 64 anni, non ha assunto alcuna sostanza stupefacente negli ultimi 12 mesi. Il confronto del trend dei consumi di stupefacenti negli ultimi 11 anni evidenzia un’iniziale e progressiva contrazione della prevalenza dei consumatori di cannabis caratterizzata da una certa variabilità fino al 2008, da una sostanziale stabilità nel biennio successivo 2010-2012, e una tendenza all’aumento nell’ultimo anno.

COCAINA La cocaina, dopo un tendenziale aumento che caratterizza il primo periodo sino al 2007, segna una costante e continua contrazione della prevalenza di consumatori sino al 2012, stabilizzandosi nel 2013.

EROINA Per l’eroina si osserva un costante e continuo calo del consumo sin dal 2004, anno in cui si è osservata la prevalenza di consumo più elevata nel periodo di riferimento, pur rimanendo a livelli inferiori al 2% degli studenti intervistati. Negli ultimi anni il fenomeno si è stabilizzato.

CANNABIS L’indagine 2013 sui soggetti tra i quindici e i diciannove anni ha invece sottolineato un lieve aumento di consumatori di cannabis che hanno dichiarato di aver usato la droga almeno una volta negli ultimi dodici mesi.

ALLUCINOGENI I consumatori di sostanze stimolanti, invece, seguono l’andamento della cocaina fino al 2011, ma negli ultimi due anni si osserva una lieve tendenza alla ripresa dei consumi soprattutto nel nord. Per quanto riguarda la prevalenza del consumo di allucinogeni, si osserva un trend in leggero aumento fino al 2008, seguito da una situazione di stabilità nel biennio successivo, con una contrazione dal 2010 al 2012; nell’ultimo anno, anche se la popolazione che li utilizza è per fortuna ancora poco consistente, si osserva però una lieve tendenza all’aumento del fenomeno.

GIOVANI L’indagine 2013 sulla popolazione studentesca (su un campione di 34.385 soggetti di età compresa tra i 15-19 anni) ha rilevato le seguenti percentuali di consumatori (una o più volte negli ultimi 12 mesi): cannabis 21,43%, (19,4% nel 2012), cocaina 2,01% (1,86% nel 2012), eroina 0,33% (0,32% nel 2012), stimolanti metamfetamine e/o ecstasy 1,33% (1,12% nel 2012) e allucinogeni 2,08% (1,72% nel 2012). L’analisi, quindi, indica in particolare un incremento di 2,29 punti percentuale del consumo di cannabis rispetto al 2012.

CANNABIS E INTERNET Da un’analisi a largo spettro effettuata sui data base accessibili sia dagli enti istituzionali che dalle aziende di settore è stato possibile stimare che il numero dei siti tematici, che offrono sostanze o ne promuovono l’uso, abbia abbondantemente superato nel corso di quest’anno le 800 mila unità (dato sottostimato). Una decisa progressione se si ricorda il dato riferito al 2008 di circa 200 mila. L’analisi ha messo in relazione l’andamento in crescita dei siti dal 2008 al 2013 che pubblicizzano in vario modo l’uso di cannabis con l’andamento dei consumi nella popolazione tra i 15 e i 19 anni. Questa fascia di età, infatti, è quella che più utilizza internet e frequenta i social network. Si evidenzia, dunque, che al forte aumento registrato della pressione di marketing è corrisposto, con un tempo di latenza dei 14-24 mesi, un aumento dei consumi di cannabis nelle fasce giovanili, invertendo una tendenza alla diminuzione che si osservava dal 2008 e creando, dal 2011, un incremento di circa 3 punti percentuali. Da ricordare che questi siti, spesso, offrono contemporaneamente anche altre sostanze stupefacenti quali oppiacei, cocaina, cannabinoidi sintetici, mefredone, piperazine etc. Per quanto riguarda le nuove droghe sintetiche, l’indagine ha rilevato l’esistenza di un nuovo mercato in espansione (quasi esclusivamente gestito via internet), ma che attualmente è sotto controllo nel nostro Paese attraverso il Sistema nazionale di allerta precoce del Dpa che ha identificato, infatti, oltre 250 nuove molecole in entrata sul territorio italiano ed europeo come i cannabinoidi sintetici, catinoni, fenetilamine, piperazine e metossietamine. In collaborazione con il ministero della Salute, inoltre, queste nuove droghe sintetiche, sia nelle singole molecole sia nei loro analoghi strutturali sono state tabellate e quindi rese illecite e di conseguenza sequestrabili.

TOSSICODIPENDENTI IN TRATTAMENTO I soggetti tossicodipendenti con bisogno di trattamento risultano essere circa 438.500 (476.800 nel 2011) e con un tasso 11/1000 residenti di età compresa tra i 15 e i 64 anni. Di questi 277.748 (7,1/1000 residenti) non risultano essere in trattamento presso i servizi di assistenza dei quali, circa 52.000 dipendenti da oppiacei (1, 3/1000 residenti), 81,100 da cocaina (2,1/1000 residenti) e circa 145.000 per cannabis (3,7/1000 residenti).

TOSSICODIPENDENTI IN CARCERE Secondo il flusso dei dati del ministero della Giustizia-Dipartimento amministrazione penitenziaria, nel 2012 gli ingressi in carcere di soggetti con problemi socio-sanitari correlati alla droga hanno subito una riduzione passando da 22.413 a 18.285 (-18,4%). Nel 2012 si è osservato un incremento degli ingressi di soggetti stranieri: dal 31,3% del 2011 al 34,5 del 2012. Una modesta riduzione si è rilevata, invece, per i soggetti di nazionalità italiana (33,7% nel 2011 e 33,2% del 2012). Rispetto alla reclusione dei minori in violazioni alla normativa sugli stupefacenti, rispetto al 2011, si è registrata una riduzione del 16%.

ADOLESCENTI E GIOCO D’AZZARDO Quanto ai dati sugli adolescenti, per quanto riguarda il gambling si stima che nel 2013 circa 1.250.000 studenti delle scuole superiori di secondo grado abbiano partecipato ad almeno un gioco d’azzardo, con frequenza rilevata di un episodio almeno una volta negli ultimi 12 mesi. Inoltre, negli studenti tra i 15-19 anni con gioco d’azzardo problematico o patologico, su un grande campione statisticamente rappresentativo di ben 34.483 mila soggetti, si evidenzia che maggiore è lo stadio del gioco d’azzardo, maggiore è il consumo di droghe.

GIOCO D’AZZARDO E POLICONSUMO Il Dpa sottolinea una preoccupante associazione tra la frequenza della pratica del gioco d’azzardo e il consumo di sostanze, che mostra una correlazione lineare tra le due, sia nella popolazione giovanile (15-19) sia in quella generale (15-64). Sempre secondo i dati aggiornati Dpa del 2013, il 35,2% degli studenti che gioca ogni giorno o quasi, fa anche uso di sostanze stupefacenti.

Fonti: Radicali.it, Aduc.it, Lila.it, Cnca.it

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