Cannabis terapeutica in Italia e diritto alla cura

26/07/2013 16:59

Israel grows medicinal marijuana in SafedIl Sativex è stato certamente un passo avanti, ma ancora troppo piccolo rispetto alla strada che rimane da fare in Italia. Da sei anni nel nostro Paese si possono usare medicinali a base di cannabis per combattere gli spasmi della sclerosi multipla, stimolare l’appetito dei malati di Aids, alleggerire i postumi della chemioterapia. Ma i medici che li prescrivono sono pochissimi. E poche centinaia i pazienti autorizzati a usarli. 

Negli Usa ben 20 stati consentono l’impiego di cannabis per i sintomi di diverse condizioni patologiche, di recente si è aggiunto il distretto di Columbia e la battaglia è ora in Florida. Legale l’uso terapeutico in Olanda, Portogallo, Spagna, Francia e Lussemburgo. All’estero basta una ricetta del medico per acquistare marijuana a uso terapeutico. Da noi, si può avere dalle farmacie ospedaliere solo in 4 regioni: Toscana, Veneto, Marche e Puglia L’iter è lungo: ottenuta la prescrizione, si fa richiesta al ministero della Salute e, dopo l’ok, dall’Asl parte l’ordine alle aziende straniere che inscatolano cannabis. Ci sono pazienti che passano mesi e mesi in attesa. Così molti ricorrono al mercato nero o all’auto-coltivazione. In ogni caso sono costretti a infrangere la legge. Ma nel rapporto rischi-benefici la letteratura scientifica è concorde: la cannabis può aiutare. Non in Italia, a quanto pare.

Spiega al Salvagente Francesco Crestani, medico e presidente dell’Associazione cannabis terapeutica, che riunisce pazienti e dottori in tutta Italia: “Il regolamento nazionale prevede da alcuni anni la possibilità di importare e prescrivere farmaci di tipo industriale o preparati galenici a base di cannabinoidi. Alcuni pazienti, circa un centinaio in varie parti di Italia, sono riusciti a ottenere questa cura. Le leggi sono un po’ farraginose e data la situazione a macchia di leopardo, alcune regioni hanno deciso di fare dei regolamenti ad hoc per rendere più facile la terapia”

Prosegue Gianpiero Tiano, un paziente affetto da epilessia originario di San Giovanni in Fiore, vicino a Cosenza: “Trattandosi di una pianta, la cannabis non può essere brevettata, quindi lapossibilità di ottenere grossi profitti per l’industria è molto minore rispetto ad altri farmaci tradizionali. Se consideriamo che la stessa ricerca scientifica è per il 70% finanziata dall’industria farmaceutica che poi è la stessa che propone ai medici l’adozione di un farmaco invece che un altro capiamo come sia praticamente impossibile in molte regioni d’Italia trovare un dottore disposto a prescriverla”.

E in Puglia hanno deciso: “Ora ce la piantiamo da soli”. Lucia Spiri e Andrea Trisciuoglio condividono la stessa maledizione: la sclerosi multipla. Entrambi hanno difficoltà a camminare. Entrambi la notte soffrono le pene di una malattia che ti ruba il corpo e trafigge i muscoli con lame invisibili. Entrambi, per caso e per fortuna, hanno incontrato la cannabis. Lucia e Andrea ce l’hanno fatta anche perché la Puglia, dove vivono, ha approvato una delibera. Per aiutare gli altri malati hanno fondato a Racale (Le) il primo Cannabis Social Club: progettano di coltivare la marijuana e distribuirla a chi ne avrà bisogno. È un reato, e loro lo sanno. Per Lucia, però, non c’è problema: “In questo modo ho ripreso a camminare. E allora mi chiedo: perché io sì e gli altri no?”.

Fortunatamente, per la battaglia dell’associazione LapianTiamo è arrivato anche l’appoggio del sindacodi Racale, Donato Metallo, che ha concesso uno spazio comunale per la presentazione dell’associazionee ha scritto una lettera indirizzata a tutti i sindaci d’Italia affinché appoggino iniziative simili: “Come sindaco mi è sembrato un atto di giustizia appoggiare questa battaglia, nonostante questo ci possa causare dei problemi. Se io so che usare la cannabis terapeutica può fare la differenza tra avere una vita normale o rimanere chiusi in casa a soffrire, come faccio non fare la mia parte?” Ci pensa Andrea a spiegare in un solo concetto questa differenza: “Prima di usare il bedrocan i dolori erano così forti che non potevo nemmeno alzarmi. Adesso posso camminare, uscire, andare a farmi una passeggiata al mare”.

“Le leggi regionali sono state approvate ora bisogna passare alla loro applicazione – spiega Alberto Sciolari, vice presidente dell’Associazione Pazienti-impazienti – fino a che non sarà approvato con delibera il regolamento applicativo tutto sarà come prima, ad eccezione del Sativex che ha un limite preciso e deve essere prescritto dall’ospedale o da un neurologo che deve registrare online sul sito Aifa prescrizione, dati personali e del paziente, gli altri farmaci a base di cannabinoidi devono essere importati con rincaro di costo”. Mentre sono già disponibili i materiali per le preparazioni galeniche e i malati continuano ad aspettare.

Fonti: Fondazioneisal.it, Associazionelucacoscioni.it, Quotidianosanita.it, Ilsalvagente.it

Redazione Cannabisterapeutica.info

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