Cannabis terapeutica in Francia: fine di un divieto

11/09/2013 14:23

cannabis-francia-2Sessanta anni dopo essere stata bandita dalla farmacopea francese, nel 1953, la cannabis si prepara ad un ritorno ufficiale nelle farmacie. Un primo farmaco a base di stupefacente, il Sativex, è già disponibile in una ventina di Paesi e sarà commercializzabile in Francia entro il 2014 o all’inizio del 2015. L’agenzia nazionale di sicurezza del farmaco e dei prodotti sanitari (ANSM), ha ricevuto una richiesta di autorizzazione per la sua immissione sul mercato lo scorso luglio, e prenderà la sua decisione (in questo autunno, precisa il dottor Nathalie Richard dell’ANSM.

Se l’autorizzazione sarà concessa, cosa che sembra probabile se si considera la volontà politica manifestata per l’apertura di un “dossier” sulla cannabis terapeutica, i malati dovranno attendere, come per tutti i nuovi farmaci, la fissazione del suo prezzo e del livello di rimborso da parte del Sistema Sanitario Nazionale. Il Sativex, uno spray che associa due molecole, il tetraidrocannabinolo (THC) e il cannabidiolo (CBD), potra’ essere prescritto nei casi di spasticita’ dovuta ad una sclerosi a placche, cosi’ come stabilito dall’autorizzazione commerciale concessa in sede UE.

Riconosciuto in un numero crescente di Paesi (tra cui il Canada, una ventina di Stati degli Usa, il Regno Unito e la Spagna), con indicazioni variabili, l’uso medico della cannabis è da tempo all’ordine del giorno in Francia, fonte di dibattiti aspri tra politici e medici. A rischio anche di finire nel ridicolo… Di recente, all’ultimo congresso dell’Ectrim -il Comitato europeo per il trattamento e la ricerca sulla sclerosi a placche- che si è tenuto a Lyon ad ottobre del 2012, la sessione dedicata ai derivati della cannabis era stata vietata ai medici francesi. Ma l’avviso all’ingresso della sala non li aveva scoraggiati ad esserci….
Un primo passo è stato fatto con la pubblicazione, il 5 giugno, di un decreto che autorizza l’immissione sul mercato di farmaci “contenenti cannabis o loro derivati”, anche se, nello stesso decreto, è vietato possesso e consumo di questa sostanza illecita. La sola erogazione era prevista come temporanea per il Marinol, una forma sintetica di THC commercializzata in diversi Paesi. In una decina d’anni, un centinaio di malati (su 150 domande) ne aveva beneficiato, anche se in un ambito diverso: dolori neuropatici, nausee, vomiti post-chemioterapia e anoressia tipica dei malati di Aids. Al contrario, nessuna autorizzazione è stata mai concessa per il Sativex. Il decreto facilità quindi l’accesso dei pazienti a questo tipo di farmaco, oltre ad aprire la porta a sperimentazioni cliniche. Ma la situazione resterà chiusa. “Né l’autocoltivazione di cannabis, né prodotti artigianali sono previsti da questo decreto”, insistono al ministero della Sanità, molto sollecitato in merito da associazioni di malati. Per quanto riguarda la normativa sulla cannabis ricreativa, essa non si muoverà di un millimetro.

Venduta come antidolorifico tra il 1845 e il 1885
Se le proprietà terapeutiche dei cannabinoidi (75 delle quali sono stati identificate nella pianta della cannabis) sono sempre più studiate dai ricercatori e dai clinici, la scoperta è antica. “Una delle prime menzioni della cannabis si trova in un documento medico cinese del 2.700 a.C., che descrive il suo uso nel trattamento della gotta, della malaria e dei reumatismi”, scrivono i tossicologi Amine Benyamina e Lisa Blecha (ospedale universitario Paris-Soud – Paul-Bousse, Villejuif) in un articolo pubblicato nella rivista“Douler et analgésie” del 2012. Secondo loro, la cannabis è stata ampiamente venduta come antidolorifico dal 1845 al 1885. Le sue qualità erano considerate migliori di quelle dell’oppio, “perché produceva meno effetti collaterali, pochi segnali di cedimenti fisici e costava di meno”. L’uso medico è finito con l’arrivo dei nuovi oppiacei e soprattutto con l’arrivo dell’aspirina, molto più facile da maneggiare.
Per gli specialisti della sclerosi a placche, l’arrivo del Sativex è stata una buona cosa. “Da tempo la ricerca si era incentrata sulla messa a punto di trattamenti antireumatici (DMARDs), eleganti e onerosi, per il rallentamento della malattia; ma mentre quella dei farmaci sintomatici permetteva di alleviare i malati, nel quotidiano e’ stata trascurata”, dice il professor Thibault Moreau, capo del servizio di neurologia del CHU di Dijon. “Molti pazienti ci confidavano che si procuravano la cannabis per far fronte alle loro contrazioni, e non si trattava di fumatori abituali di spinelli”.
Il Sativex presenta la garanzia di essere stato valutato in quanto farmaco, con rigorosi studi clinici, aggiunge il neurologo. “La sua efficacia è modesta ma significativa sulla spasticità. Sembra avere degli effetti benefici per il dormire, può darsi per la diminuzione delle contrazioni. Il Sativex agisce solo sul 30/50% dei malati, ma potenzialmente su tutte le forme di sclerosi in placche” dice il professor Moreau. Quanto ai rischi di effetti secondari e abuso, non ci sono secondo lui reali problemi, gli effetti psicoattivi del prodotto sono quasi inesistenti visto lo scarso livello di THC. “La presenza di cannabidiolo controbilancia gli effetti deleteri del THC”, sottolinea Amine Benyamina. Al di là delle contrazioni della sclerosi a placche, il Sativex e gli altri farmaci a base di cannabis potrebbero, inoltre, avere indicazioni più larghe in neurologia. “Poiché il loro modo di agire non è specifico, è probabile che essi siano efficaci contro le contrazioni per altre cause, per lesioni del midollo spinale o a seguito di un ictus”, dice il professor Moreau. “Di conseguenza – prosegue – è possibile che ci siano altri effetti nella sclerosi a placche, sui tremori e anche sulla progressione della malattia. Questo ruolo neuroprotettore viene studiato e comincia ad essere materia di alcune pubblicazioni”.

Per quanto riguarda le molecole, gli effetti della cannabis si manifestano a diversi livelli. Alcuni recettori cannabinoidi di tipo 1 (CB1), spesso associati a dei recettori oppiacei, sono presenti in diverse regioni cerebrali coinvolte nelle vie sensoriali del dolore. Esistono anche dei recettori cannabinoidi di tipo 2, che “si situano soprattutto sulle cellule dell’immunita’ (macrofagi) e svolgono un’azione nella regolazione delle risposte immunitarie”, precisa Amine Benyamina. Un meccanismo che, secondo lui, spiega in parte gli effetti benefici sull’appetito che sono stati osservati sui malati di Aids.
“La cannabis e i suoi derivati hanno delle proprietà estremamente interessanti che sono state a lungo sottostimate. Hanno sì effetti additivi, ma tutti gli analgesici o gli ansiolitici li hanno”, sottolinea questo tossicologo. C’è chi è interessato in materia grazie al Nabilone, un cannabinoide sintetico, studiato in Usa per trattare la dipendenza alla cannabis, un ambito in cui non c’e’ nessun medicinale ad hoc, ricorda. “In materia di dolore, gli effetti meglio documentati sono quelli sui dolori cronici, più che altro in presenza di un cancro, di Aids o di fibromalgia”, continua il professor Benyamina. “Abbiamo fatto degli studi in Francia, e sembra che i farmaci cannabinoidi allevino i dolori neuropatici che invece sono refrattari ad altri trattamenti e potrebbero quindi svolgere una funzione”, conferma il profesor Alain Serrie, responsabile del centro del dolore dell’ospedale Lariboisière (Paris). In materia è prevista una riunione di esperti sul dolore per il prossimo 20 settembre a Dusseldorf (Germania).

Ma anche altri ambiti vengono esplorati. “Sono in corso degli studi, in fasi più o meno avanzate, su patologie come il glaucoma, le sindromi post-traumatiche. In Usa, alcuni saggi clinici sono in corso sulle psicosi e il cannabidiolo, un percorso interessante”, spiega Amine Benyamina. Interessante, ma con precauzione, perché secondo alcuni studiosi, un elevato consumo di cannabis ad alto livello di Thc, in età precoce, potrebbe essere la causa di patologie mentali come la schizofrenia. Inoltre, nella farmacopea, alcuni farmaci sono prodotti con molecole a base di cannabis. “Ci sono delle piccole nicchie, ma, nell’insieme, esistono spesso altre alternative terapeutiche in materia, con farmaci specifici”, dice il farmacologo Francois Chast, capo del servizio di farmaci clinica dell’ospedale universitario Paris-Centre. Egli è, in tutti i casi, per limitare il campo della cannabis medica ai soli farmaci muniti di un’autorizzazione e per non distribuire dei preparati artigianali la cui composizione non è controllata. Anche nei Paesi che sono a livelli più avanzati in materia, come la Svizzera, le reticenze restano forti. “C’è poca conoscenza in materia da parte del corpo medico. In ciò che viene insegnato oggi ai medici, si parla soprattutto di abuso e di dipendenza alla cannabis”, spiega la dottoressa Barbara Broers, responsabile dell’unità dipendenze agli ospedali universitari di Ginevra. “La conoscenza dei cannabinoidi, sui loro recettori e i loro risvolti medici, è recente; in generale non ancora integrata negli insegnamenti medici”. E aggiunge: “In ogni passo nell’ambito della cannabis terapeutica, c’è sempre un enorme paura che sia una strada per la depenalizzazione e questo è frustrante”.

I malati che hanno già vinto
I malati non hanno atteso il decreto per alleviare i loro dolori con la cannabis. Colpita dalla sclerosi a placche già da dieci anni, Sarah Denis fuma degli spinelli da tre anni ed è difficile che smetta; anche Jérome Tetaz, miopata, ritiene di aver guadagnato alcuni anni di vita grazie alla cannabis. “Il decreto non va molto lontano”, dicono alcune associazioni, come Asud (Autosupport des usagers de drogues) e Principes actifs (Principesactifs.org), un gruppo di malati che fanno uso di cannabis per curarsi.
“Diverse persone non hanno accesso a questi farmaci che potrebbero avere effetti su dolori legati al cancro, alla depressione, all’iperattività ed avere un ruolo di supporto per l’alcool”, dice Pierre Chappard, presidente di Psychoactif (Psychoactif.fr), un altro gruppo di consumatori. “I prodotti derivati da erbe naturali sono spesso più efficaci del Sativex o del Marinol, vi è una discrepanza tra le informazioni che vengono date e i consumatori”, aggiunge Fabienne Lopez, presidente di Principes actifs. Queste associazioni sostengono che la Francia dovrebbe prendere in considerazione tutte le opzioni, riconosciute negli altri Paesi, testi le diverse forme galeniche, avvii delle ricerche. Vorrebbero anche che fossero autorizzate le preparazioni di fiori di cannabis prodotte dalla societa’ olandese Bedrocan. Accreditata presso il ministero olandese della Sanità, questa azienda controlla la produzione di cannabis per uso medico ed e’ la sola abilitata a venderla alle farmacie olandesi, dove tra 750 e 1.000 pazienti la possono acquistare con ricetta. Questa azienda esporta anche in Italia, Finlandia, Germania, Polonia e Repubblica Ceca.
Per far avanzare le cose, l’associazione UFCM I-Care (Union francophone pour l’utilisation des cannabinoïdes en médecine) organizza, il prossimo 2 ottobre, una conferenza sui progressi farmacologici e gli usi terapeutici dei cannabinoidi, a Strasburgo, con una serie di specialisti stranieri. Sieropositivo da trenta anni, Bertrand Rambaud, il suo presidente, dice di prendere un sesto delle sue abituali dosi di oppiacei da quando prende una tintura madre di cannabidiolo.
Per il momento, alcuni di questi malati hanno fatto ricorso all’autoproduzione e sono quindi di fatto fuori della legge. “Gli arresti sono troppo frequenti e le pene ancora troppo pesanti perche’, al momento, i tribunali non vogliono ancora sentir parlare di consumo di cannabis terapeutica” sottolinea Fabienne Lopez. L’associazione quindi chiede di “emettere un’ordinanza di non perseguire per il consumo privato e l’autocoltivazione di cannabis dietro presentazione di un attestato medico per le patologie definite”. Un rilassamento della situazione che non sembra essere all’ordine del giorno.

Fonte: Aduc.it

Articolo originale di Sandrine Cabut et Pascale Santi, pubblicato sul quotidiano Le Monde del 10/09/2013

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