Il cannabidiolo protegge il fegato dai danni causati dal cadmio

17/09/2013 16:19

fegatoLa cannabis terapeutica può proteggere il fegato da una sostanza tossica molto diffusa nell’ambiente. E’ la conclusione alla quale sono giunti i ricercatori del dipartimento di Farmacologia dell’Università King Faisal di Al-Ahsa, in Arabia Saudita. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista “Journal of Trace Elements in Medicine and Biology”.

“Il cannabidiolo potrebbe rappresentare una possibile opzione per proteggere il tessuto del fegato dagli effetti dannosi del cadmio“, scrivono gli autori nella conclusione, dopo aver spiegato che il cadmio è un metallo pesante altamente tossico che tende ad accumularsi nel fegato e nei reni e che nel tempo può portare a gravi lesioni e disfunzioni.

Gli scienziati ritengono che un composto della cannabis, il cannabidiolo (CBD),  possa prevenire gli effetti dannosi del cadmio grazie alla sua attività antiossidante, antinfiammatoria e antiapoptopica (in contrasto all’apoptosi, una forma di morte cellulare programmata).

L’esposizione al cadmio è spesso legata al lavoro industriale, ma tracce di questa sostanza si possono trovare anche nell’aria che respiriamo, nelle fonti d’acqua, nei fertilizzanti di bassa qualità, nelle batterie vecchie e nel fumo di sigaretta. Utilizzando modelli di ratto, i ricercatori hanno scoperto che il pre-trattamento con CBD “ha fornito un significativo effetto protettivo” contro le alte dosi di cadmio. In alcuni test, il CBD ha addirittura riportato il fegato alla sua condizione normale.

Mentre il CBD deve ancora essere studiato in casi umani di avvelenamento da cadmio, la ricerca scientifica ha reso evidenti gli effetti antinfiammatori e antiossidanti di questa sostanza in molte patologie: “Relazioni precedenti – concludono gli studiosi – hanno dimostrato che il cannabidiolo potrebbe avere utilità terapeutica in un certo numero di condizioni che comportano infiammazione e stress ossidativo, compreso il diabete mellito, l’artrite reumatoide e malattie neurodegenerative”.

Fonte: Truthonpot.com

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