I cannabinoidi nella prevenzione delle infiammazioni cerebrali

27/09/2013 17:27

Barriera emato encefalicaNuove prove dell’efficacia dei derivati della cannabis nel trattamento di Alzheimer, sclerosi multipla e ictus, arrivano dai ricercatori della Temple University School of Medicine.

L’infiammazione è un fattore comune nella progressione di ciascuno dei disturbi sopra elencati e studi precedenti suggeriscono che la cannabis possa aiutare a controllare l’infiammazione, agendo su i recettori CB2.

In questo ultimo studio, pubblicato questo mese in The American Journal of Pathology, il dottor Yuri Persidsky e il suo team hanno studiato il ruolo di questi recettori utilizzando colture di cellule umane. Hanno concluso che l’attivazione di recettori CB2 potrebbe ridurre il danneggiamento del tessuto cerebrale.

Nello specifico accade che l’attivazione selettiva dei recettori CB2 nei leucociti, blocca dei processi chiave nella migrazione dei monociti, impedendo loro di attraversare la blood-brain barrier e cioè barriera emato-encefalica (nella foto), prevenendo le neuro-infiammazioni.

Shilpa Buch, professore del dipartimento di Farmacologia Sperimentale e Neuroscienze del Nebraska Medical Center, ha sottolineato l’importanza delle nuove scoperte con un commento. “Nessuno degli studi precedenti aveva affrontato gli effetti anti-infiammatori dell’attivazione del CB2in modo così completo”, scrive il dottore, che spiega: “Lo sviluppo e il mantenimento dell’infiammazione cronica sembrano essere cause di numerose malattie umane come arteriosclerosi, obesità, diabete, artrite, epatite cronica, disturbi ossei e neurodegenerazione (compresa la malattia di Alzheimer, sclerosi multipla e infezioni croniche del sistema nervoso centrale come HIV – 1 ). In tutte queste malattie, l’infiltrazione tissutale da monociti gioca un ruolo critico”.

E mentre un trattamento specifico sul CB2 deve ancora essere testato sugli esseri umani, si ricorda che studi precedenti hanno mostrato risultati promettenti in modelli animali di aterosclerosi, sclerosi multipla, morbo di Alzheimer, danni al fegato, danno renale e artrite.

Fonte: Theleafscience.com

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