Israele si affida ad internet per facilitare l’utilizzo della cannabis terapeutica

10/02/2014 15:50

medical-marijuanaUna campagna per consentire alle migliaia di pazienti di sollecitare le autorità per il permesso di ricevere la cannabis terapeutica a domicilio, stando comodamente a casa.

Succede in Israele dove il ministero della Sanità ha lanciato questa settimana la nuova campagna online in modo da rendere più agevoli le interminabili procedure burocratiche alle quali si devono sottomettere i pazienti per ricevere il farmaco. Qui è dal 1995 che viene stimolato il consumo medico e gli oltre 17mila pazienti degli ultimi anni hanno contribuito ai grandi passi avanti fatti negli ultimi dieci anni dalla ricerca. Ambito favorito anche dalle autorità che incoraggiano gli studi scientifici sui farmaci cannabinoidi.

Come racconta Aduc.it, da oggi, con un click del mouse, i pazienti iscritti al programma terapeutico statale potranno ottenere in pochissimo tempo (anche il giorno stesso) il benestare di una équipe specializzata e ricevere la sostanza a casa loro senza doversi recare nei centri di distribuzione.

“L’obiettivo è che per la fine dell’anno o l’inizio del 2015, si possa far riferimento ad un sistema centralizzato e ben funzionante che permetterà alle farmacie di dispensare la marijuana terapeutica”, ha spiegato il dottor Mijael Dor, responsabile del dipartimento del ministero della Sanità.

Gli specialisti del ministero della Sanità insegnano al paziente come utilizzare il farmaco, che si può fumare, inalare, ingerire assumere tramite gocce o anche con una crema cutanea. I medici che ne raccomandano l’uso sono oncologi, specialisti del dolore, reumatologi e talvolta anche i medici di famiglia possono prescriverne l’uso a pazienti che secondo loro non hanno altre possibilià di cura. I trattamenti servono a combattere problemi neurologici cronici come la sclerosi multipla, Parkinson, dolori cronici per malattie come il cancro, fibromialgie o amputazioni, ai quali si aggiungono problemi legati all’alimentazione come l’anoressia e altre complicazioni alimentari, dove la funzione della cannabis è quella di stimolare l’appetito.

Uno dei principali ostacoli che deve affrontare la comunità medica è che la marijuana non è una medicina di cui si conoscano tutti i suoi benefici, in parte per la mancanza di disponibilità delle case farmaceutiche a fare ricerche su una sostanza che è stata di uso comune per 6.000 anni. “Abbiamo delle conoscenze limitate e cerchiamo di raccogliere dati. Siamo all’inizio di un percorso e cerchiamo di stabilire guide cliniche per sapere cosa fare in ogni caso specifico”, dice Dor.

Rafael Mechoulam, lo scienziato israeliano che è stato in grado di isolare nel 1964 il THC, sostiene che i medici non hanno familiarità con questa sostanza perché non è stata sufficientemente sperimentata, nonostante sia raccomandata per i trattamenti di molte malattie. E fa notare il paradosso che anche se è stato esteso l’uso medico della pianta, i componenti THC e CBD (cannabidiol) non sono considerati come farmaci. “A parte alcuni studi limitati, la maggior parte delle ricerche sono state fatte in vitro e con animali”, lamenta questo professore della Università ebraica di Gerusalemme, che ha di recente ottenuto un dottorato ad honorem per gli alti meriti nella ricerca scientifica sui cannabinoidi durante tutta la sua carriera.

Secondo Dior, l’alta domanda portera’ finalmente a nuovi modi di consumo e licenze mediche: “Ci sono vari laboratori in Israele che stanno trattando la pianta per trasformarla in un farmaco che possa essere inalato. Sono ottimista”.

Redazione Cannabisterapeutica.info

 

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