Cannabis terapeutica: “Produciamola noi”, l’appello di Enzo Brogi

03/03/2014 18:04
Cannabis coltivata al CRA di Rovigo

Cannabis coltivata al CRA di Rovigo

Abbiamo più volte sottolineato come uno dei principali problemi per i pazienti che (dopo mille ostacoli) riescono ad ottenere farmaci a base di cannabis, sia il costo finale molto elevato proprio a causa dell’obbligo di importazione. Come abbiamo scritto sarebbe già pronto in realtà un programma del Cra di Rovigo (che produce già cannabis ad uso terapeutico ai fini della ricerca prima di distruggerle come la legge impone) in collaborazione con il Cnr e lo Stabilimento Chimico Farmaceutico militare di Firenze per produrre la cannabis e distribuirla ad Asl e ospedali. Ma è necessaria la firma del ministero del Salute, perché, per produrre una sostanza classificata come stupefacente c’è bisogno dell’autorizzazione ministeriale.

Ed è proprio questo problema che ha portato Andrea Trisciuoglio e Lucia Spiri, entrambi malati di sclerosi multipla che hanno sperimentato in prima persona i benefici della cannabis a livello terapeutico, a fondare il Cannabis Social Club LapianTiamo a favore della lotta di tutti quei malati che non riescono ad avere accesso ai farmaci cannabinoidi con l’obiettivo di poter coltivare la cannabis sotto la supervisione di biologi e tecnici.

Dopo il manifesto appoggio delle istituzioni locali e regionali al progetto LapianTiamo, sembra che piano piano anche la politica stia iniziando a comprendere la necessità di un passo avanti nella direzione della tutela dei diritti dei pazienti. Dalle pagine dell’Espresso arriva infatti l’appello del consigliere regionale della Toscana Enzo Brogi (Pd): “Produciamola noi la cannabis terapeutica. Abbiamo le strutture, abbiamo le conoscenze. La sede di Rovigo del Cra-Cin può coltivarla. E a Firenze abbiamo lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare, un edificio storico che raccoglie il fior fiore dei farmacisti e dei ricercatori, ha al suo interno una bellissima professionalità eppure rischia di chiudere. Sarebbe un forte atto di risparmio, oltre che una risposta a una legittima aspettativa dei pazienti e una grandissima opportunità di lavoro per uno stabilimento stritolato dalla spending review. Meglio di un istituto dello Stato controllato dai militari, da chi lo fai fare?”.

Redazione Cannabisterapeutica.info

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