2014, i traguardi della cannabis terapeutica e i buoni propositi per il 2015

31/12/2014 17:45

L’anno che sta per chiudersi, il 50esimo dalla scoperta del THC ad opera dello scienziato Raphael Mechoulam nel 1964, è stato decisivo riguardo alla cannabis terapeutica sia per questioni scientifiche, che per motivi sociali e politici a livello nazionale e internazionale.

L’anno si è aperto con la candidatura dell’Uruguay – complice la legalizzazione della cannabis proposta anche come trattamento per i detenuti –  come nuovo polo mondiale di ricerca scientifica e biotecnologica sulla cannabis e con l’ufficializzazione dell’American Herbal Farmacopeia di aver completato la monografia sulla cannabis.

Dal punto di vista scientifico c’è stata un’impennata degli studi con oggetto il CBD, il cannabidiolo, un cannabinoide non psicoattivo – che non causa lo “sballo” comunemente associato a questa pianta – nell’azione antitumorale, più specificatamente contro il cancro al cervello, contro l’epilessia, la sindrome di Tourette e Dravet soprattutto nei bambini.

E’ stato l’anno in cui la GW Pharmaceuticals, unica azienda che ha la concessione di coltivare cannabis nel Regno Unito, ha chiesto di poter brevettare il THC e il CBD come trattamento per il cancro al cervello e l’anno in cui le legislazioni sulla cannabis terapeutica si sono evolute in tutto il mondo, da Israele all’America passando per Slovenia, Australia per arrivare all’importante svolta italiana.

Una delle notizie da sottolineare è certamente stata la decisione dei ministri di Salute e Difesa di cominciare a produrre cannabis terapeutica anche nel nostro Paese presso l’istituto farmaceutico militare di Firenze. Il proposito per il 2015 è che la produzione si possa stabilizzare per soddisfare il  fabbisogno delle migliaia di malati che ne fanno richiesta. Sarebbe una svolta visto che nel 2013 in tutta l’Italia hanno avuto accesso a farmaci derivati dalla cannabis circa 60 persone.

A livello regionale c’è stata l’approvazione all’unanimità della legge pugliese, all’interno della quale, prima della decisione di produrre cannabis a livello nazionale con un istituto statale, era stato approvato il progetto di coltivazione portato avanti dall’associazione di malati LapianTiamo, che oggi chiede ragione del perché il loro progetto sia stato messo in stand-by dalle istituzioni. L’attività dell’associazione ha ricevuto anche il plauso di un medico del calibro di Veronesi che successivamente ha accolto così la notizia della futura produzione di cannabis: “E’ un ottima medicina ed è giusto coltivarla“.

Una legge sulla cannabis terapeutica è stata approvata in AbruzzoUmbria, Sicilia ed Emilia Romagna, ed altre sono state proposte in CampaniaMolise, PiemonteLazio e Basilicata, mentre in Toscana la vecchia legge è stata sostituita da una nuova che dà facoltà a qualsiasi medico di prescriverla.

 

Uno scorcio di futuro si è aperto con i primi studi sulle nanoparticelle di cannabinoidi per trattare la causa primaria di infarti e ictus, anche se i primi esperimenti clinici sono attesi nei prossimi 15 anni.

E’ stanno l’anno in cui molti pazienti, dagli 8 mesi agli 80 anni, hanno dichiarato, o lo hanno fatto per loro i medici, di essere guariti dal cancro dopo un trattamento con estratto di cannabis, in alcuni casi in assenza e altri in presenza di trattamenti chemioterapici. In America se ne discute tanto che sono stati creati due documentari diversi (qui e qui) su gruppi ristretti di pazienti che hanno scelto di provare a trattare il proprio cancro con l’estratto e nuovi studi clinici sono in fase di realizzazione. Di recente è stato avviato uno studio clinico sul cancro al cervello in cui si studia l’effetto di CBD e THC in aggiunta alla chemioterapia. I ricercatori della Hadassah Medical Organization a Gerusalemme hanno annunciato l’avvio di test clinici fase 2 per valutare l’impatto del CBD come trattamento unico nei tumori solidi, la maggior parte delle formazioni tumorali umane. Altri studi sul cancro al seno, al polmone, al colon, supportano le potenzialità della cannabis nel causare la morte delle cellule tumorali con vari meccanismi.

Nel 2014 l’ennesimo studio ha confermato che la cannabis dovrebbe essere considerata come un “farmaco di uscita” quando si tratta di abuso di sostanze, in contrapposizione al concetto che la cannabis stessa sia il primo passo verso l’utilizzo di sostanze più pesanti e la Fondazione Americana per l’Epilessia ha dichiarato di supportare la cannabis nel trattamento della malattia e ci sono state conferme scientifiche dell’utilità nel trattamento del disturbo da stress post traumatico.

Sempre durante l’anno che sta per chiudersi il Congresso americano ha votato la fine della guerra tra stati e governo federale sulla legislazione riguardo alla cannabis terapeutica, che è stata dichiarata un diritto umano da un gruppo internazionale di studiosi, pazienti e attivisti.

E’ stato un anno pieno di novità e quasi tutte all’insegna di una maggior consapevolezza sulle doti mediche di questa pianta che abbiamo provato a raccontarvi al meglio. 
Redazione Cannabisterapeutica.info

 

 

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