I benefici della cannabis nel trattamento del disordine da stress post traumatico

05/03/2015 18:25

Img 2Comunemente identificato con la sigla PTSD, il post traumatic stress disorder, è la forma che la psichiatria ha trovato recentemente, attraverso il DSM (manuale statistico diagnostico dei disturbi mentali), per nominare una serie di sintomi provocati dall’esposizione ad uno shock. Questi inducono stati patologico di tipo traumatico che sono stati catalogati e raggruppati in una serie di eventi: guerra, torture, stupri, catastrofi naturali.

Il DSM identifica i seguenti sintomi principali, all’interno della categoria disturbi di ansia:
1) l’evento traumatico viene rivissuto attraverso ricordi, immagini, percezioni, flashback ed è accompagnato da situazione di pericolo;
2) evitamento persistente degli stimoli associati al trauma;
3) generale diminuzione della reattività come gli affetti o la vita sociale;
4) sensazione che il proprio futuro sia precluso;
5) disturbi della memoria;
6) insonnia;
7) irritabilità o scoppi di collera;
8) difficoltà di concentrazione
9) ipervigilanza
10) esagerate risposte di allarme.

Tale sindrome, nata sotto l’esigenza di individuare un disturbo entro cui descrivere (e quindi risarcire) i disturbi dei veterani di guerra statunitensi, era precedentemente chiamata nevrosi di guerra ed, oggi, è una delle condizioni per cui negli USA viene favorito l’accesso all’uso terapeutico di cannabis. Già da alcuni anni la MAPS (Associazione Multidisciplinare per gli Studi Psichedelici) ha attivato trial di ricerca a riguardo. Inoltre associazioni di veterani ne promuovono l’uso. Anche il ministero della Sanità italiano ha identificato, nella sua recente lista, questo disturbo come eleggibile di cure a base di cannabinoidi.

Ma quali i sono i meccanismi per cui THC, CBD e altri risultano efficaci nel trattamento del disturbo post traumatico da stress?

Martin Lee identifica nei soggetti portatori di PTSD un livello più basso di anandamide. In altre parole, uno degli aspetti centrali del PTSD è la componente deficitaria di endocannabinoidi. “Gli scienzati hanno determinato che il segnale dei recettori CB-1, in condizioni normali, disattivano memorie traumatiche e permettono la possibilità di un loro oblio». Sempre Lee afferma che, all’opposto, «il segnale alterato dei recettori CB-1, causato da un deficit di endocannabinoidi (bassi livelli di anandamide) risulta correlato al consolidamento di memorie avverse, alla diminuzione dell’estinzione della paura, all’ansia cronica: le caratteristiche del PTSD”.

In questa direzione, il THC sembra essere di enorme aiuto per aumentare i livelli di anandamide nell’organismo. Tuttavia, è preferibile associare CBD poiché quest’ultimo ha la funzione, tra le altre, di contrattaccare l’azione del THC. Questa possibilità permette di limitare gli effetti collaterali di forte ansia e paranoia nei soggetti portatori di PTSD; i quali, a causa del quadro clinico, risultano particolarmente vulnerabili.

Dott. Michele Metelli, psicologo

Pubblicato sulla rivista Cannabis Terapeutica n°3 – nov/dic 2014

Commenti su FB

commenti su facebook

Tags: