Nasce l’IMCPC, la coalizione internazionale di pazienti che utilizzano cannabis terapeutica

11/03/2015 16:44

IMCPC
IMCPCL’International Medical Cannabis Patient Coalition, che si è appena costituita, sta invitando le associazioni di pazienti che si occupano di cannabis terapeutica ad unirsi alla coalizione. Il primo passo concreto è stato la consegna di firme della risoluzione Praga all’Assemblea Generale Speciale delle Nazioni Unite che si riunirà nel 2016 per una sessione speciale sulle droghe (vedi sotto). Qui sotto il comunicato dell’associazione.

Il sostegno dei pazienti è stato fondamentale per ottenere i diritti per gli individui di che utilizzano la cannabis per le patologie più disparate. I rappresentanti dei pazienti devono andare oltre ai timori culturali che ancora persistono, allo stato attuale dell’uso della cannabis come medicina, e al divario in materia di istruzione per  pazienti e operatori sanitari. Anche se parliamo lingue diverse e viviamo ognuno secondo le regole del proprio governo, la compassione, la scienza e la salute umana sono le stesse in tutte le lingue, in ogni paese, e in ogni ufficio sanitario.

Vogliamo essere tutti uniti non solo per condividere le nostre conoscenze, esperienze e risorse, ma anche per unire le voci dei pazienti in tutto il mondo dietro una dichiarazione dei diritti umani.

Noi, i rappresentanti delle organizzazioni di pazienti di cannabis medica di 13 Paesi, ci siamo incontrati presso il convegno “Cannabis Medica e cannabinoidi: politica, ricerca e pratica medica” a Praga dal 4 al 7 marzo 2015 e abbiamo creato la IMCPC.

Riaffermando:
– La Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, proclamata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948, il suo paragrafo 25, articolo 1, in particolare, che garantisce il diritto di vivere in buona salute;
– La Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali del 4 novembre 1950;
– La Carta sociale europea del 18 ottobre 1961;
– La Convenzione internazionale sui diritti civili e politici e il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali del 16 dicembre 1966;
– La Convenzione per la protezione delle persone rispetto al trattamento automatizzato di dati di carattere personale del 28 gennaio 1981;
– La Convenzione sui diritti del fanciullo del 20 novembre 1989;
– La Convenzione europea sui diritti dell’uomo e la biomedicina;
– La relazione del 2010 del relatore speciale delle Nazioni Unite Anand Grover “Sul diritto di ciascuno di godere del miglior stato di salute fisica e mentale”;
– E, infine, i tre principi direttivi di diverse dichiarazioni delle Nazioni Unite in carica, vale a dire:
1. Gli Stati hanno la responsabilità di garantire ai propri cittadini il diritto alla salute adeguata. Quando per qualsiasi ragione non sono in grado di farlo, la comunità internazionale deve assumersi questa responsabilità.
2. Gli Stati hanno la responsabilità di garantire che nessuno dei loro cittadini sono privati ​​di questo diritto con l’azione dello Stato.
3. Questi diritti sono garantiti a tutti i cittadini, senza distinzione di razza, religione, sesso, età o condizione sociale nella comunità, o di altra condizione.

Ricordando che:
– Il fine ultimo e fondamentale di ogni e qualsiasi trattato internazionale (ONU) è di proteggere il benessere;
– La storia di trattamento di una vasta gamma di disturbi medici, con la cannabis e dei suoi derivati risale almeno ad 8mila anni fa;
– Che non esiste una dose letale di cannabis di qualunque tipo che sia tecnicamente possibile consumare da umani;
– La tossicità di cannabis in termini di suoi effetti acuti e cronici è straordinariamente bassa;
– Le spinte della ricerca scientifica portano prove dell’efficacia della cannabis medica nel trattamento di vari sintomi e sindromi di una vasta gamma di malattie, molte delle quali debilitanti e invalidanti;
– La ricerca scientifica suggerisce che cannabis e cannabinoidi hanno un potenziale elevato, non solo per trattare i sintomi, ma anche per curare malattie in modo naturale grazie ai  suoi effetti a quasi tutti i livelli di omeostasi biologica;
– La ricerca medica moderna ha dimostrato che la cannabis può rallentare la progressione di malattie gravi come l’Alzheimer e il Parkinson e fermare la diffusione di HIV e di cellule tumorali; ha proprietà anti-infiammatorie e antidolorifiche; può alleviare i sintomi di epilessia, PTSD e sclerosi multipla; è utile nel trattamento della depressione, ansia e altri disturbi mentali; e può contribuire a invertire i danni neurologici da lesioni cerebrali e ictus;
– L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto gli effetti terapeutici dei cannabinoidi, i composti attivi primari della cannabis, tra i quali quello antidepressivo, stimolante dell’appetito, anticonvulsivante e anti-spasmodicho, e i cannabinoidi sono stati identificati come utili nel trattamento di asma, glaucoma, e nausea legata a malattie come il cancro e l’AIDS;
– Lo US National Cancer Institute ha concluso che la cannabis ha effetti antiemetici ed è utile per la stimolazione dell’appetito, sollievo dal dolore, e un miglioramento del sonno nei pazienti oncologici;
– La American Herbal Pharmacopoeia  e l’American Herbal Products Association hanno sviluppato standard qualitativi per l’uso di cannabis come medicina botanica;
– Gli esperimenti sulla cannabis di diversi paesi hanno dimostrato che una maggiore disponibilità dei medici a prescrivere cannabis ha significato una riduzione dei decessi per overdose da oppiacei;
– Più di 20 anni di sperimentazione forniscono una guida per le leggi e le politiche connesse con l’uso medico della cannabis;
– Ogni paziente ha il diritto di scegliere liberamente il suo trattamento medico.

Dichiara che:
– La situazione enunciata sopra sta effettivamente bloccando le ricerche di cannabis e cannabinoidi, o ne limita notevolmente la disponibilità dei suoi composti (fitocannabinoidi) a coloro che trarrebbero vantaggio di esso in termini di condizioni di salute e la qualità della vita;
– Il divieto di pazienti e medici ad avere accesso alla cannabis medica, basato su 60 anni di decisioni disinformate, ha creato il drammatico stato di cose non etico che stiamo vivendo
– L’inclusione della cannabis e sostanze affini negli elenchi IV/I della Convenzione delle Nazioni Unite del 1961 è superata e scalza le missione delle Nazioni Unite
– L’inclusione della cannabis tra le sostanze controllate dalla Convenzione delle Nazioni Unite sugli stupefacenti del 1961 non possono essere prolungata oltre utilizzando disponibili prove scientifiche (che possono essere state non disponibili nel 1961, ma sono certamente disponibili nel 2015)

Raccomanda:
– Che una maggiore attenzione e risorse vengono date a livello nazionale e internazionale per il trattamento con cannabis medica e cannabinoidi, e per la sua ricerca scientifica.

Invita:
– Tutti i paesi e gli stati per garantire stabilità, sicurezza, accesso anche dal punto di vista economico alla cannabis medica e dei suoi derivati ​​a tutti coloro che sono indicati per tale trattamento medico;

Chiede:
– Che la sessione speciale sulle droghe dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite nel 2016 o escluda la cannabis dalla Convenzione del 1961 delle Nazioni Unite, senza altre azioni, oppure prepari, discuta e accetti una Convenzione delle Nazioni Unite speciale sulla cannabis, che sarebbe basata su prove scientifiche, diritti umani e il benessere delle società. Oppure ancora, come suggerito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che vengano adottati regolamenti speciali per la cannabis medica che non imitino quelli dei farmaci derivati dall’oppio.

Per partecipare al progetto IMCPC le associazioni devono fornire le seguenti informazioni e inviarle agli indirizzi mail seba.ufcmed@gmail.com e steph@safeaccessnow.org. (Si prega di indicare IMCPC nell’oggetto delle e-mail):

1. Nome dell’organizzazione e logo ad alta risoluzione
2. Informazioni di contatto per 2 rappresentanti (nome, email, telefono, paese)
3. Informazioni di contatto per la stampa e contatto (nome, email, telefono, paese)

Redazione Cannabisterapeutica.info

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