Exit drug: la cannabis come farmaco per vincere la dipendenza da cocaina

22/07/2015 16:13

cannabis sostanza d'uscita_exit drugRisulta del tutto evidente da diversi studi scientifici che il sistema endocannabinoide è coinvolto anche nella neurobiologia delle dipendenze da sostanze psicoattive come la cocaina. Nell’ipotesi di trattamento delle dipendenze con cannabinoidi è necessario tenere presente di numerosi fattori di rischio o di inefficacia. In questo studio, ad esempio, si rileva come un elevato consumo di cocaina riduca notevolmente la quantità di recettori cannabinoidi CB1, portando alla desensibilizzazione nei confronti di molecole come il THC.

La più recente analisi aggregata dei dati provenienti da 14 studi, di cui 5 su umani e 9 su cavie, riassume risultati concordi nell’azione terapeutica del CBD contro le dipendenze da oppioidi, cocaina, psicostimolanti, tabacco, e contro lo stesso abuso di cannabis. Il cannabidiolo non agisce solo sul piano psicologico e neurologico nel contrastare le dipendenze: un recente studio intitolato “Cannabidiol rescues acute hepatic toxicity and seizure induced by cocaine” evidenzia che la somministrazione di CBD puro elimina le convulsioni causate da un’intossicazione acuta da cocaina, e riduce anche l’infiammazione al fegato causato da questa sostanza. Gli effetti del CBD sono stati messi a confronto con un farmaco inibitore dell’anandamide, che ha fermato gli effetti convulsivi ma non ha esercitato azione riparatrice sul fegato.

Altri studi portano a conclusioni differenti: in questa ricerca sui topi si dimostra che l’assunzione di cannabinoidi aumenta la risposta dei recettori di altre sostanze, predisponendo così la base biochimica per un uso contemporaneo di differenti principi psicoattivi. Inoltre, questo studio brasiliano su 95 pazienti femmine dipendenti da cocaina indica come l’abuso prolungato di cannabis e l’inizio dell’uso in giovane età possa determinare maggiori sindromi di astinenza in caso di trattamenti per il recupero dalla dipendenza da cocaina. Agli stessi risultati arriva uno studio simile in Martinica. È possibile che queste ricerche perseguano il concetto della cannabis come “gateway drug”, che non trova dimostrazioni scientifiche ma che resta un eventuale fenomeno sociale da tenere sotto controllo.

Al contrario, questa ricerca canadese dimostra come sulle cavie la somministrazione di CBD e THC riduca il desiderio compulsivo verso cocaina e amfetamina. Il fatto è confermato sia da soggetti dipendenti da fumo di cocaina in Brasile che utilizzano cannabis per ridurre il desiderio ossessivo di crack e i sintomi angoscianti del craving, sia da uno studio del New York State Psychiatric Institute che rileva come i pazienti con dipendenza da cocaina e disturbi dell’attenzione fossero in grado di astenersi maggiormente dal consumo grazie all’assunzione occasionale di cannabis.

In Colombia è cominciato un programma pilota per la disintossicazione di 15 soggetti fortemente dipendenti da “basuco”, droga a basso costo ricavata da cocaina di bassa qualità, con effetti devastanti simili al crack. A questi sarà somministrata cannabis per ridurre il desiderio verso la coca. Il presidente Juan Manuel Santos si è già espresso a favore della cannabis terapeutica e l’articolo sul progetto colombiano si trova su Canamo. Altri paesi sudamericani come l’Uruguay e il Cile stanno seguendo la stessa strada per la disintossicazione o la riduzione del danno da cocaina e dai suoi sottoprodotti.

Stefano Mariani

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