Studio su larga scala e a lungo termine: “La cannabis non causa danni alla salute”

03/09/2015 18:20

Cannabis BBC“Dove sono adesso i titoloni dei giornali?” E’ la domanda posta dall’associazione inglese Clear nel commentare i risultati di un recente studio su larga scala e a lungo termine pubblicato dall’American Psychological Association su Psychology of Addictive Behaviors secondo il quale l’uso continuativo di cannabis in ragazzi maschi, che sono stati seguiti dall’età di 16 anni fino al compimento dei 35 anni, non è legato allo sviluppo di problemi fisici e mentali.

Nonostante aumentino gli studi che cercano di indagare in modo scientifico l’uso di cannabis e gli effetti sul nostro corpo e sulla nostra mente, le risposte delle ricerche spesso si contraddicono. Ne avevamo già parlato su queste pagine e torniamo a farlo alla luce di questo nuovo studio.

Al di là delle considerazioni scientifiche c’è da sottolineare la presa di posizione dell’associazione – in prima linea nel chiedere la fine del proibizionismo sulla cannabis nel Regno Unito – che si chiede: “Dove sono i titoloni in prima pagina, gli editoriali isterici e il belante allarmismo del Daily Telegraph e il Daily Mail? Su questo studio sembrano essere molto tranquilli”. La domanda dell’associazione nasce dal fatto che ogni qualvolta viene pubblicato uno studio scientifico che indica la cannabis come causa del possibile insorgere di problemi fisici o mentali, vengono rilanciati con titoloni che spaventerebbero chiunque – anche quando gli studi in oggetto non sono solidi come quello pubblicato dall’American Psychological Association – con il risultato che la stampa di mezzo mondo, con la nostra in testa, li riprendono amplificandoli senza nemmeno porsi qualche domanda.

Daily Mail cannabisQuello pubblicato il 3 agosto dall’American Psychological Association su Psychology of Addictive Behaviors è invece un lavoro molto complesso nel quale i ricercatori hanno seguito 408 ragazzi maschi (bianchi e neri) a partire dall’adolescenza (16 anni) per arrivare ai 35 anni. Ed in effetti questo studio demolisce i parecchi studi, spesso molto più piccoli, sbandierati da giornali come il Mail o il Telegraph, ma riportati anche dalla BBC. Si tratta inoltre di uno studio longitudinale, che si realizza con dati ottenuti nel susseguirsi del tempo e può essere retrospettivo o prospettico, invece che trasversale (che si realizza cioè con dati ottenuti in un momento preciso). In generale gli studi longitudinali sono più dispendiosi in termini di tempo e di costi, ma permettono di studiare un fenomeno nella sua evoluzione nello stesso soggetto.

Ad ogni modo lo studio si apre spiegando che “La marijuana è la droga illecita più largamente usata negli Stati Uniti e i dibattiti politici in corso sulla legalizzazione hanno causato un aumento di interesse per quanto riguarda i potenziali effetti sulla salute di un uso cronico. Anche se molti grandi studi trasversali
hanno studiato i potenziali effetti negativi sulla salute di un pesante uso di marijuana, sono relativamente pochi gli studi longitudinali che hanno prospetticamente esaminato le conseguenze a lungo termine fisiche (ad esempio il cancro o problemi respiratori) e mentali (ad esempio psicosi, depressione). Inoltre, molti degli attuali studi hanno prodotto risultati inconsistenti, in particolare quelli che hanno analizzato l’uso di marijuana come un fattore di rischio per il cancro, malattie cardiache e malattie metaboliche. In un sforzo per fornire prove empiriche sull’eventuali conseguenze negative della legalizzazione della marijuana, il presente studio ha usato dati longitudinali per esaminare in modo prospettico se i giovani uomini che hanno fatto un uso cronico di marijuana durante l’adolescenza e la giovinezza, abbiano subito un elevato rischio di sviluppare problemi di salute fisica e mentale intorno ai 35 anni.”

“È importante sottolineare – continua lo studio – che la relazione tra un consumo precoce di cannabis e la salute in età più avanzata è stata esaminata dopo aver controllato i diversi fattori confondenti, tra cui lo stato socio-economico, l’uso concomitante di altre sostanze, problemi fisici o di salute mentale che hanno preceduto l’uso regolare di marijuana, e l’accesso alle cure mediche”

“Nel complesso”, concludono i ricercatori, “i dati di questo campione forniscono poca o nessuna evidenza nel suggerire che l’utilizzo di cannabis dall’adolescenza alla giovane età adulta, per i giovani neri e bianchi analizzati in questo studio, fosse correlato in modo negativo agli indici di salute fisica o psichica studiati“.

Secondo Peter Reynolds, autore dell’articolo pubblicato da Clear: “Questa è la vera psicosi della cannabis. Una disonestà patologica che colpisce editori, giornalisti, funzionari pubblici e politici. Nulla dimostra la gravità di questa malattia diffusa quanto la mancata diffusione di questa straordinaria ricerca”.

Ad ogni modo, secondo gli autori dello studio, “i risultati sulla salute associata ad uso cronico di marijuana sono solo un pezzo del puzzle che compone la legalizzazione. Il dibattito politico dovrebbe prendere in considerazione altri potenziali effetti come quelli sul funzionamento intellettivo e cognitivo, sulle alterazioni delle funzioni e sulla struttura del cervello, sull’adattamento psicosociale, sugli incidenti automobilistici e così via. Alcuni sono stati presi in considerazione in altri studi (vedi uno studio di Meyer del 2012 o uno di Volkow del 2014) e sono al di là dell’ambito del presente studio che si concentra solo sui risultati sulla salute. I politici e le parti interessate hanno bisogno di considerare ogni singolo studio nel contesto più ampio che compone il quadro delle possibili conseguenze negative di un uso precoce e cronico di marijuana”.

Mario Catania 

 

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