Nasce la Società Italiana di Ricerca sulla Cannabis (SIRCA), il dottor Poli: “E’ un grande farmaco”

17/09/2015 12:23

SIRCA (Società Italiana Ricerca Cannabis)
“I risutati clinici ed osservazionali sono veramente incoraggianti, io li vedo tutti i giorni, la cannabis è un grande farmaco”. E’ questa l’opinione del dottor Paolo Poli, primario dell’unità operativa complessa di Terapia del dolore dell’ospedale di Pisa, che, dopo aver raccontato a cannabisterapeutica.info dei buoni risultati ottenuti su centinaia di pazienti con diverse patologie, ha fondato la SIRCA, la prima società di ricerca scientifica dedicata alla cannabis. Oltre al dottore, che è il presidente, ne fanno parte anche il dottor Gianpaolo Grassi, primo ricercatore del CRA-CIN di Rovigo che da anni porta avanti studi sulle genetiche di cannabis, Francesco Crestani, medico e presidente dell’Associazione Cannabis Terapeutica (ACT) e altri studiosi. Gli scopi, oltre a quello di fare ricerca scientifica sulla pianta, sono quello di fare formazione per il personale medico e sanitario, di fare ricerca sulle genetiche della cannabis, di chiedere la depenalizzazione per l’uso terapeutico oltre al tentativo di avviare uno studio sulla genetica umana per capire meglio i livelli di assorbimento dei cannabinoidi. Mentre è stato attivato il primo corso di formazione a Pisa per il prossimo 24 ottobre, abbiamo raggiunto telefonicamente il dottore per saperne un po’ di più. Vi riportiamo qui sotto la nostra chiacchierata.

Qual è l’obiettivo della SIRCA?

Il dottor Paolo Poli

Il dottor Paolo Poli

L’obiettivo è quello di fare ricerca sulla cannabis terapeutica. Dal punto di vista della pianta ci avverremo dell’esperienza del dottor Gianpaolo Grassi che si occupa dello studio delle genetiche delle piante per studiarne i principi attivi. Dal punto di vista legale vorremmo distinguere l’uso della cannabis con fini terapeutici dall’uso ludico puntando perlomeno alla depenalizzazione per l’uso medico. Dal punto di visto medico, grazie all’analisi dei follow-up dei pazienti nelle varie patologie trattate cercheremo di individuare quali siano le patologie che rispondono meglio alla cannabis. Per noi è difficile anche fare riferimento agli studi pregressi in quanto la maggior parte sono stati realizzati utilizzando cannabis non standardizzata. Altra cosa per noi molto importante è il tentativo di avviare uno studio sulla genetica umana visto che ci sono delle variabilità genetiche notevoli per quanto riguarda tutti i principi attivi; lo stiamo proponendo alla Regione Toscana sperando che ce lo finanzi perché sarebbe molto importante e abbastanza costoso.

Tra poco partirà il primo corso di aggiornamento, è indirizzato al personale medico-sanitario?
Sì, sarà indirizzato a medici, infermieri e farmacisti. La nostra è una società apolitica e apartitica che si dedica a studio e ricerca, quindi è indirizzata ai professionisti del settore. Non ci interessa il discorso della legalizzazione e dal punto di vista terapeutico avremmo bisogno di qualità di cannabis standardizzate per avere risultati certi. Per questo siamo contrari all’autocoltivazione di cannabis da parte dei pazienti e al fai da te, senza conoscere la cannabis che si assume, né i dosaggi, il rischio è che non si ottenga nemmeno l’effetto voluto.

Nel futuro della cannabis ci sarà la possibilità di sviluppare genetiche ad hoc per determinate patologie?
Questo, anche se è un obiettivo ancora molto lontano, sarebbe il nostro target. Il problema è che non sappiamo ancora, parlando ad esempio del Bedrocan, per quali patologie sia utile e quali possano essere i dosaggi, quindi siamo ancora nel buio più completo. Pensi che per ogni paziente che tratto non ho nemmeno delle dosi standard a parte il dosaggio minimo di 30 milligrammi di cannabis. Per questo ci interessa il discorso genetico, per andare a verificare le variabilità nell’assorbimento. Ma a un punto di vista osservazionale devo dire che abbiamo dei risultati veramente incoraggianti.

In quali patologie?
In modo particolare nelle patologie che coinvolgono il sistema nervoso centrale. E non ce lo spieghiamo. Ma da un punto di vista clinico i pazienti stanno meglio: diminuisce la spasticità, riescono a riposare meglio, sembra quasi curativa, addirittura. Nella fibromialgia funziona benissimo, io lo vedo e lo vedo tutti i giorni. E oramai anticipo la classica domanda che mi fanno i pazienti dicendo loro che non mi chiedano perché funziona così bene. Se mi chiedono come funziona l’aspirina posso spiegarlo, ma sul perché la cannabis funzioni così in queste determinate patologie ancora non lo sappiamo, ci arriveremo, comunque io ritengo che sia veramente un grande farmaco.

Quindi siamo ancora ad un livello sperimentale?
Io lo uso sotto la mia responsabilità andando al di là degli studi scientifici e le raccomandazioni cliniche. Ho in cura dei ragazzini con la sindrome di Tourette, dovrebbe vedere come migliorano. Poi, per l’amor di Dio, non è né la panacea di tutti i mali, né un farmaco miracoloso, ma anche nelle malattie autoimmuni, non dico che sostituisca completamente il cortisone, però ne limita notevolmente l’uso. Lei capisce bene che a lungo andare se si riesce a ridurre il cortisone è già una vittoria.
Stiamo cercando di fare anche della formazione perché purtroppo c’è un’ignoranza abissale su come preparare il decotto e sui metodi di assunzione; cerchiamo di fare un po’ di chiarezza anche sulle preparazioni galeniche delle farmacie. Il problema sarà trovare i fondi, perché non siamo una multinazionale, anzi, questi sono studi che alle multinazionali danno fastidio.

Mario Catania

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