Cannabinoidi e virtù terapeutiche

05/04/2016 10:46

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La cannabis contiene un’enorme quantità di principi attivi. Su oltre 600 sostanze che la compongono troviamo i terpeni, gli idrocarburi, i flavonoidi, gli acidi grassi, gli alcoli, gli aldeidi e altri ancora, oltre ai circa 120 cannabinoidi che sono stati identificati fino ad oggi.

La distribuzione dei cannabinoidi varia nei differenti ceppi di cannabis ed in genere solo tre o quattro cannabinoidi si trovano in una pianta in concentrazioni superiori allo 0.1%.

THCIl THC, unico cannabinoide psicoattivo e che causa dunque l’effetto di sballo comunemente associato alla cannabis, è probabilmente quello più studiato e di cui si conoscono quindi il maggior numero di applicazioni mediche. E’ stato sintetizzato per primo nel 1964 dal dottor Raphael Mechoulam, ampiamente riconosciuto come il padre della ricerca sui cannabinoidi e vincitore di molti premi prestigiosi per il suo lavoro.
Sebbene i recettori dei cannabinoidi si trovano in tutto il corpo umano, il THC agisce principalmente sui recettori presenti nel cervello ed è il motivo per cui il THC ha tali forti proprietà psicoattive. Insieme all’euforia, il THC è stato anche segnalato per indurre rilassamento, alterazione di immagini, suoni e sapori, affaticamento e aumento dell’appetito. Ricerche approfondite negli ultimi decenni spiegano che il THC possiede numerose proprietà medicinali che sono utili in una vasta gamma di disturbi, alcuni dei quali comprendono: il morbo di Alzheimer, l’aterosclerosi, il glaucoma, la sclerosi multipla, il morbo di Parkinson, l’apnea del sonno, la sindrome di Tourette, il cancro (in varie forme) e molti altri. Il THC ha anche proprietà antiemetiche (anti-nausea) che lo rendono utile per il trattamento di AIDS e pazienti in chemioterapia.
Vari studi su animali hanno dimostrato di essere notevolmente atossico. Gli studi che coinvolgono piccoli animali come ratti hanno dimostrato che per causarne la morte deve essere somministrata un’enorme quantità di THC (circa 1.000 mg). Altri studi su animali più grandi non sono riusciti a provocare la morte, anche quando sono state somministrate dosi di THC fino a 3000mg/kg. Non un singolo caso di morte umana per overdose THC è mai stato documentato.
Gli studi che documentano gli effetti a lungo termine dell’assunzione di THC hanno avuto risultati diversi e incoerenti. Anche se molto dibattuti, alcuni studi sostengono che un impiego a lungo termine possa provocare effetti collaterali negativi come perdita di memoria a breve termine, diminuzione dei punteggi attitudinali mentali nei test, tassi più elevati di psicosi e schizofrenia. Ma il THC ha anche dimostrato di avere una serie di effetti positivi sulle cellule cerebrali. Considerando che la maggior parte delle droghe ricreative sono neurotossiche, il THC è considerato un “neuroprotettore” e significa che può proteggere le cellule cerebrali dai danni causati ad esempio da infiammazione e stress ossidativo. Gli scienziati hanno anche dimostrato che il THC può favorire la crescita di nuove cellule cerebrali attraverso un processo noto come neurogenesi. Questo effetto è stato scoperto nel 2005 dai ricercatori della University of Saskatchewan.

CBDIl CBD è un cannabinoide sul quale si stanno concentrando molte ricerche scientifiche attuali, tese ad indagare le sue capacità terapeutiche in diversi ambiti visto che il suo potenziale terapeutico è stato evidenziato in un gran numero di malattie e sintomi. I tre grandi campi di indagine sulle proprietà terapeutiche del CBD si possono riassumere nelle sue potenzialità come sostanza anti convulsivante (QUIun articolo a riguardo), nel trattamento del cancro e delle psicosi.
Ma il potenziale utilizzo terapeutico del CBD è stato evidenziato in un gran numero di malattie e sintomi, tra i quali distonia, diabete, malattie infiammatorie, morbo di Alzheimer e malattie della pelle. Nel 2012 il dottor Leweke ha dimostrato nell’uomo che il CBD può essere utilizzato con successo come anti-psicotico e le conferme sono arrivate da uno studio pubblicato a gennaio sulla rivista Neuropsychopharmacology, dove i ricercatori hanno preso in considerazione 66 studi precedenti su CBD e psicosi e hanno concluso che il composto offre una serie di vantaggi rispetto ai farmaci attualmente utilizzati: sembra non avere effetti collaterali evidenti e nessuna dose letale. La GW Pharmaceuticals ha annunciato l’inizio della seconda fase di test clinici su un farmaco a base di CBD che possa migliorare i sintomi della schizofrenia e ridurre gli effetti collaterali degli antipsicotici attuali. In uno studio pubblicato sulla rivista Fundamental & Clinical Pharmacology, il gruppo di studiosi dell’Università di Medicina di San Paolo ha scoperto in test sui topi che il CBD può ridurre o bloccare i sintomi del disturbo ossessivo compulsivo.
I ricercatori dell’unità clinica di Psicofarmacologia dello University College of London hanno dimostrato le potenzialità del CBD nel contrastare la dipendenza da nicotina. In uno studio pubblicato Pharmacology Biochemistry and Behavior, i ricercatori hanno concluso che il CBD potrebbe essere utilizzato per scongiurare danni cerebrali indotti dall’alcool, mentre ricercatori della Mount Sinai School of Medicine di New York hanno scoperto che può impedire l’accumulo di grassi provocato dall’alcool nel fegato prevenendo la steatosi epatica, patologia che nel tempo può portare a epatite e cirrosi. Secondo ricercatori del dipartimento di Farmacologia dell’Università King Faisal di Al-Ahsa: “Il cannabidiolo potrebbe rappresentare una possibile opzione per proteggere il tessuto del fegato dagli effetti dannosi del cadmio”.
I ricercatori del Dipartimento di Psicologia dell’Università di Haifa hanno spiegato che il CBD potrebbe rappresentare un “nuovo approccio per il trattamento dei deficit cognitivi che accompagnano depressione e altri disturbi neuropsichiatrici legati ad ansia e stress” e sono molti gli studi scientifici che evidenziano le potenzialità di questo composto nella riduzione dei sintomi del disturbo da stress post-traumatico.

CBGUn altro fitocannabinoide molto importanti dal punto di vista terapetuico è ad esempio il cannabigerolo (CBG). Il CBG è da considerarsi, secondo i ricercatori, come la “cellula staminale” di molte sostanze chimiche della cannabis, THC e CBD – le due più conosciute – comprese. Il cannabigerolo si converte, grazie all’azione di alcuni enzimi, in altri tipi di cannabinoidi, e questa è la ragione per cui viene reperito in basse concentrazioni in molte varietà di cannabis.
Oltre al ruolo di formare altri cannabinoidi, il CBG ha delle proprietà importanti dal punto di vista terapeutico. La dottoressa Bonni Goldstein, direttore medico di Canna-Centers, ha spiegato come il CBG inibisca l’assorbimento di una sostanza chimica di nome GABA, con gli stessi meccanismi dei cannabinoidi. “L’inibizione del GABA  tramite il CBG porta al rilassamento dei muscoli e all’alleviamento dell’ansia come avviene con il CBD, e in più sembra essere utile contro la depressione”. Inoltre i primi studi suggeriscono che possa avere anche effetti anti-infiammatori e anti-ossidanti.
E c’è uno studio italiano, realizzato dai ricercatori del dipartimento di Farmacia dell’Università di Napoli Federico II, insieme ai medici del reparto di Diagnostica dell’Ospedale dei Pellegrini, sempre di Napoli, uniti ai ricercatori del CNR di Pozzuoli, che ha osservato proprio come agisca il CBG in un modello di infiammazione intestinale concludendo che “il cannabigerolo è una nuova opportunità terapeutica per chi soffra della patologia indicata”. Altri studi pre-clinici suggeriscono l’uso del CBG come inibitore del COX-2, e gli effetti sarebbero simili a quelli ottenuti con i farmaci della famiglia dei FANS (Farmaci Antinfiammatori Non Steroidei).

CBCIl CBC (Cannabicromene) è il secondo cannabinoide presente nella cannabis per quantità. La ricerca nel corso degli anni ha messo in evidenza una serie di motivi per cui vale la pena conoscere questo composto. Combatte i batteri e funghi
Uno dei primi studi che hanno coinvolto il cannabicromene è stato pubblicato nel 1981 dalla University of Mississippi. I ricercatori avevano scoperto che il CBC possiede “forti” effetti antibatterici su una varietà di batteri – gram-positivi , gram-negativi e resistenti all’acido – tra cui l’E. coli e lo stafilococco. Il CBC ha mostrato inoltre “lieve-moderata” attività anche contro diversi tipi di funghi, tra cui un contaminante alimentare comune conosciuto come muffa nera (Aspergillus niger).
Proprietà anti-infiammatorie
Recenti studi su animali mostrano che il CBC può ridurre l’edema (gonfiore), così come l’infiammazione del tratto intestinale. È interessante notare che il CBC sembra combattere l’infiammazione senza attivare i recettori dei cannabinoidi. Questo potrebbe spiegare perché produce un effetto anti-infiammatorio più forte quando combinato con altri cannabinoidi come il THC.
Allevia il dolore
Il cannabicromene ha inoltre ridotto il dolore in modelli animali, anche se il suo effetto potrebbe non essere così forte come il THC. Tuttavia, uno studio pubblicato nel 2011 ha concluso che CBC e CBD potrebbero essere entrambi utili nel combattere il dolore a livello spinale “interagendo con diversi obiettivi coinvolti nel controllo del dolore”. CBC e CBD sono entrambi non psicoattivi e gli scienziati sperano che questi composti possono essere usati per trattare il dolore senza il consueto “sballo” associato alla marijuana.
Combatte la depressione
Un più recente studio dell’Università del Mississippi ha individuato un significativo effetto antidepressivo del cannabicromene in modelli di ratto, concludendo che il CBC e una serie di altri cannabinoidi possono “contribuire al complessivo miglioramento dell’umore”. Gli scienziati stanno cercando di capire meglio sul come agisca il CBC, dal momento che non sembra attivare le stesse zone attivate nel cervello dal THC.
Stimola la crescita del cervello
Le ultime ricerche sul CBC – pubblicate il mese scorso – hanno evidenziato uno dei vantaggi più singolari di questo composto: potrebbe effettivamente far crescere il nostro cervello. In particolare sembra aumentare la vitalità delle cellule del cervello in via di sviluppo, un processo noto come neurogenesi. Contrariamente alla credenza popolare, la neurogenesi non si ferma una volta che si raggiunge una certa età, ma negli adulti si verifica solo in una parte specifica del cervello chiamata ippocampo. L’ippocampo è importante per la memoria e l’apprendimento e alla sua mancanza di crescita sono imputati una serie di disturbi, tra cui la depressione e l’Alzheimer. Mentre la capacità del cannabicromene di promuovere la neurogenesi è una recentissima scoperta, studi precedenti suggeriscono che il THC e CBD possano fare lo stesso. Come il dottor Xia Jiang dell’Università di Saskatchewan – uno dei primi scienziati a scoprire questo straordinario effetto della cannabis – ha spiegato in un’intervista a Science Daily: “La maggior parte delle “droghe d’abuso” sopprimono la neurogenesi, solo la cannabis la favorisce”. Oppiacei, alcool, nicotina e cocaina sono tutti noti per inibire la crescita del cervello. Per fortuna il CBC e altre sostanze chimiche contenute nella cannabis, sembrano avere l’effetto opposto.

L’opinione di alcuni ricercatori è che isolando uno o due composti della cannabis per fare un farmaco si ottenga un minor effetto terapeutico, perché in questo modo si perde il cosiddetto “effetto entourage” che viene dato dall’azione composita delle decine di componenti contenuti. Il primo a parlare di questo effetto è stato proprio Mechoulam nel 1998, spiegando che i principi attivi all’interno della pianta operano in sinergia, influenzando il corpo nello stesso modo del sistema endocannabinoide, con la capacità di influenzare molteplici bersagli, quella di migliorare l’assorbimento dei principi attivi, di superare i meccanismi di difesa dei batteri e la possibilità di minimizzare gli effetti collaterali negativi.

Redazione cannabisterapeutica.info

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