Cannabis contro l’Alzheimer: i ricercatori americani bloccati dalla legge federale

31/03/2017 13:41

AlzheimerSecondo alcuni ricercatori americani la cannabis potrebbe essere la chiave per sconfiggere l’Alzheimer, ma gli impedimenti creati dalla legge federale che disciplina la sostanza in America bloccano la ricerca.

Sono infatti passati pochi mesi da quando gli studiosi del Salk Institute in California hanno pubblicato su Aging and Mechanisms of the Disease, partner della celebre rivista scientifica Nature, uno studio molto importante che spiegava come i cannabinoidi combattano e aiutino ad eliminare la proteina tossica beta amiloide, che causa questa forma di demenza.

Si è visto infatti che il THC e altri composti della cannabis possono rimuovere la proteina beta amiloide, che si accumula nelle cellule nervose. “L’infiammazione al cervello è uno dei principali danni associati alla malattia – spiega il ricercatore Antonio Currais – ma finora si era sempre pensato che questa reazione fosse dovuta alle cellule simili a quelle immunitarie presenti nel cervello, non alle cellule nervose stesse”.

Nello studio si è visto che alti livelli di beta amiloide sono associati all’infiammazione delle cellule e ad un alto tasso di morte dei neuroni. Usando il thc sulle cellule, si è ridotto il livello di proteina tossica ed eliminata la risposta infiammatoria delle cellule nervose innescata dalla proteina, consentendo così ai neuroni di sopravvivere.

“Una volta che abbiamo identificato la base molecolare della reazione infiammatoria della proteina beta amiloide – continua – è diventato chiaro che composti simili al thc, prodotti dalle stesse cellule nervose, possono essere implicati nel proteggere le cellule dalla morte”.

Lo studio è stato condotto su neuroni coltivati in laboratorio ma secondo gli autori questa scoperta potrebbe aprire la strada allo sviluppo di nuove armi terapeutiche contro la malattia: ad ogni modo i ricercatori invitano alla cautela, sottolineando che i cannabinoidi dovranno essere testati all’interno di trial clinici. E’ proprio qui sta il problema. Il professor David Schubert, che ha condotto lo studio, ha infatti spiegato alla CNBC che i problemi legali sono un “ostacolo importante” per lui ed il suo team nel condurre ulteriori ricerche. “E ‘così palesemente evidente che questa pianta deve essere studiata in modo più approfondito”, ha detto sottolineando che: “E ‘abbastanza difficile ottenere un finanziamento, senza doversi preoccupare di questioni legali che coinvolgono la ricerca”.

Il professor Schubert ha spiegato che l’istituto aveva presentato una domanda alla DEA per avere il permesso di utilizzare estratti di cannabis per i test sui topi nel mese di dicembre e di non aver ricevuto risposta. Nel primo studio i ricercatori hanno utilizzato una piccola quantità di cannabinoidi prodotti sinteticamente, che si sono rivelati efficaci nella rimozione della proteina tossica associata all’insorgere della demenza nei pazienti.

Si tratta di una patologia che colpisce soprattutto le persone anziane, provoca un deterioramento della memoria, il pensiero e il comportamento e può ostacolare la capacità di una persona nello svolgere le attività quotidiane. In generale è una patologia che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, colpisce circa 47,5 milioni di persone nel mondo, e recentemente ha superato le patologie cardiache diventanto la principale causa di morte in Inghilterra e Galles. Il tipo più comune di demenza è il morbo di Alzheimer.

Redazione di cannabisterapeutica.info

Commenti su FB

commenti su facebook

Tags: