Carenza di cannabis, Rita Bernardini fa lo sciopero della fame: “L’accesso ai cannabinoidi è ancora un’odissea”

31/05/2017 11:37

Rita Bernardini cannabisPer migliaia di pazienti la cannabis è un farmaco in grado di migliorare sensibilmente la qualità della propria vita. E’ in grado di lenire dolori cronici e neuropatici sui quali i farmaci tradizionali non hanno effetto, di placare in pochi minuti gli spasmi derivanti da patologie terribili come la sclerosi multipla o da forme di epilessia rara e farmaco-resistente come la sindrome di Tourette, di far tornare l’appetito a chi ha perso la voglia di mangiare magari perché sotto chemioterapia, e si sta rivelando una terapia molto valida per decine di patologie. In Italia i farmaci a base di cannabis sono ormai legali da oltre 10 anni, ma per i pazienti, categoria di persone che soffrono in silenzio, il cui grido disperato resta spesso un rumore di fondo al quale le istituzioni sembrano rimanere indifferenti, i problemi sembrano non finire mai.

Dal prezzo elevato dei farmaci che comporta spese molto alte per seguire i propri piani terapeutici, alla difficoltà di trovare un medico che prescriva loro questo tipo di farmaco, a tormentare le vite già complicate di migliaia di pazienti è arrivata anche la carenza di Bediol, una delle varietà di cannabis che importiamo dall’Olanda, e che secondo i produttori durerà fino ad ottobre 2017. L’allarme è stato lanciato da decine di pazienti e la battaglia è stata ancora una volta raccolta da Rita Bernardini, membro della presidenza dei Radicali che da anni lotta a fianco dell’associazione LapianTiamo, con ripetute azioni di disobbedienza civile che l’hanno vista più volte coltivare cannabis sul proprio balcone con l’obiettivo di distribuire ai pazienti le infiorescenze prodotte.

Ci racconta perché ha iniziato un nuovo sciopero della fame?
E’ il terzo che faccio dal novembre dello scorso anno. I due precedenti si sono svolti (ciascuno per più di trenta giorni) a ridosso delle Marce per l’Amnistia e anche quello in corso, iniziato 5 giorni fa, riguarda la
totale illegalità dell’esecuzione penale nel nostro Paese. Ho voluto però aggiungere un altro capitolo, quello del mancato accesso alle cure da parte di coloro che si curano con la cannabis. L’allarme è stato lanciato ancora una volta da Andrea Trisciuoglio (malato di SM e Segretario di LapianTiamo) che mi ha fatto sapere della sparizione dalla circolazione di un farmaco che importiamo dall’Olanda, il Bediol.

Rita-Bernardini-Cannabis

Cosa può significare per un paziente che utilizza cannabis medica, rimanere senza il proprio farmaco per un tempo così prolungato?
Significa aggiungere preoccupazioni inutili e insopportabili ad uno stato di salute già precario… Il problema immediato della scomparsa del Bediol potrebbe, intanto, essere risolto per coloro che ne sono assuntori prevedendo che l’FM2 (detto anche simil Bediol) prodotto dall’Istituto militare di Firenze sia fornito ai malati anche in forma granulare e non solo polverizzato come accade oggi.

Ho letto che anche quest’anno intraprenderà un’auto-coltivazione di cannabis come disobbedienza civile. Cosa si aspetta?
La coltivazione è già in corso sul mio terrazzo, anche se stavolta sono un po’ delusa perché le piantine stanno venendo su un po’ a fatica, a differenza delle volte precedenti. Cosa mi aspetto? E semplice: chiedo che sia consentita per legge a tutti l’auto-coltivazione o che, altrimenti, si proceda nei miei confronti come si fa con tutti gli altri. Deve finire questa perdurante, illegale indifferenza politica e giudiziaria verso la
mie disobbedienze civili di coltivatrice “recidiva” di cannabis destinata a pazienti che ne necessitano per uso terapeutico.

Perché come Partito Radicale insistete sulla necessità dei pazienti di poter coltivare le proprie piante di cannabis?
L’auto-coltivazione di alcune piante deve essere consentita a tutti (malati e non) ed è la prima, urgente, ragionevole misura da prendere in questo scorcio di legislatura. Per i malati c’è la ragione aggiuntiva che pur essendoci una legge dal 2007 l’accesso ai farmaci a base di cannabinoidi è ancora un’odissea. Legalizzare l’auto-coltivazione di poche piante significherebbe poi per  i milioni di consumatori italiani di non essere costretti a rifornirsi al mercato criminale, abbattere i procedimenti penali e le sanzioni ammnistrative che ingolfano Tribunali e Prefetture, porre termine alle decine di migliaia di micro operazioni delle forze dell’ordine impegnate oggi più a scovare le piantine di marijuana che a
perseguire i narcotrafficanti.

Come vede la situazione italiana riguardo alla cannabis terapeutica? 
Male. L’aver affidato la produzione – per di più in regime di monopolio –  all’Istituto Farmaceutico Militare di Firenze, oltre a rallentare la fornitura dei farmaci ai tanti malati che possono beneficiare della cannabis medica, significa aver tarpato le ali ai ricercatori delle Regioni come la Puglia e l’Abruzzo che hanno legiferato prevedendo la produzione in loco avvalendosi di elevate professionalità sanitarie e agricole che intendano agire e collaborare terapeuticamente con i tanti malati affetti da gravi patologie come la sclerosi multipla, la sclerosi laterale amiotrofica, la fibromialgia, il glaucoma, il dolore farmaco-resistente.

Mario Catania

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