Lombardia: i Radicali interrompono il Consiglio per chiedere la discussione della legge sulla cannabis

05/07/2017 13:05

Sono passati 16 mesi da quando i Radicali avevano depositato la legge lombarda per la cannabis terapeutica di iniziativa popolare corredata da oltre 6mila firme, nonostante la legge prevederebbe l’obbligo di discutere le leggi di iniziativa popolare entro 90 giorni dal loro deposito.

Dopo mesi in cui i Radicali guidati da Marco Cappato e da Barbara Bonvicini hanno organizzato manifestazioni, eventi con pazienti e distribuzione di semi di cannabis, la situazione non è cambiata ed i pazienti lombardi sono tra i pochi in Italia che devono pagare di tasca propria tutte le cure a base di cannabis visto che non c’è una legge regionale che preveda la rimborsabilità di questi farmaci da parte del servizio sanitario regionale.

Ieri, all’inizio dei lavori del Consiglio regionale, Marco Cappato e Barbara Bonvicini hanno interrotto la seduta e la segretaria dell’associazione milanese Enzo Tortora ha iniziato a leggere gli articoli della normativa regionale sui provvedimenti di iniziativa popolare dalle tribune riservate al pubblico: “Qualora la proposta non venga iscritta nel calendario dei lavori del Consiglio entro 90 giorni da quando è stata depositata deve considerarsi iscritta da diritto e discussa nella prima seduta con precedenza su ogni altro argomento”.

I commessi l’hanno prelevata di peso e allontanata fuori. A quel punto anche Cappato è intervenuto spiegando ai Consiglieri che Bonvicini in realtà li stava solo aiutando a rispettare le loro stesse regole richiamandoli ai loro doveri di legge. Immediatamente anche Cappato è stato accompagnato a forza all’uscita mentre leggeva l’articolo calpestato.

Continueremo ad interrompere le sedute del Consiglio“, racconta oggi Barbara a cannabisterapeutica.info sottolineando che: “Sono loro ad essere fuori legge. Le leggi di iniziativa popolare non possono essere tenute in commissione per il semplice fatto che non si vuole discuterla, lo prevede l’articolo 9 della legge numero 1 del 1971 che ho letto durante l’interruzione. Il tempo trascorso è stato più che necessario: eravamo stati in commissione sanità ad ottobre, sono passati altri 8 mesi e tutto questo è inaccettabile”.

“Finché non c’è una legge non ci sarà la rimborsabilità delle cure per i pazienti e tutti i pazienti sono costretti a pagarla di tasca propria, tanto che ad alcuni è stato consigliato di cambiare residenza e prenderla in altre regioni. Andremo avanti ad interrompere il Consiglio regionale fino a che non inizierà la discussione della legge”.

Mario Catania

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