Carenza di cannabis, le Regioni sfidano il governo: “Risposte subito o la produciamo noi”

20/09/2017 11:27

“Se il governo non darà le necessarie certezze siamo pronti a partire autonomamente e produrci il farmaco sul territorio pugliese. È una battaglia che decido di portare avanti personalmente”. La sfida lanciata al governo arriva dal governatore della Regione Puglia Michele Emiliano, che rilancia il progetto di autoproduzione regionale già presentato anni fa con Nichi Vendola e che non ha mai avuto seguito. Ad oggi infatti, l’unico centro autorizzato da Aifa e ministero della Salute alla produzione di cannabis a scopi medici resta lo stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze che, con diversi problemi, sta provando a far fronte alla produzione italiana di cannabis. Ad oggi viene prodotta una sola varietà di cannabis, non sufficiente a far fronte alle diverse patologie che la cannabis può trattare ed è stato annunciato un aumento di produzione a 300 kg l’anno, una quantità ancora scarsa per poter coprire il fabbisogno nazionale.

Intanto, complice il decreto Lorenzin che obbliga le farmacie a vendere la cannabis a 9 euro al grammo lavorando di fatto in perdita, la cannabis nelle farmacie sta diventando introvabile e sono sempre meno quelle che la distribuiscono.

La ribellione di Emiliano nasce da qui, in una Regione da sempre sensibile a queste problematiche dove l’incessante lavoro dell’Associazione LapianTiamo resta uno stimolo costante a puntare l’attenzione sulle necessità dei pazienti, che ancora oggi fanno fatica a trovare il proprio farmaco. L’occasione è stata il simposio Medical Cannabis European Conference (MCEC) di Bari, un convegno sull’efficacia della cannabis medica nella terapia del dolore che ha visto confrontarsi medici e ricercatori.

A proposito della carenza di cannabis il governatore ha precisato che: “Me ne sono accorto questa estate. Nonostante l’impegno spasmodico mio e della Asl di Bari, non siamo riusciti a trovare abbastanza farmaci per soddisfare il fabbisogno dei malati“. A fine giugno il governatore pugliese aveva ricevuto una lettera da Nicola Loiotile, barese di 48 anni, colpito da sclerosi multipla. Da anni si cura con il Bedrocan, infiorescenza di cannabis che importiamo dall’Olanda. Così Nicola ha confessato di essere costretto a comprare cannabis dagli spacciatori di strada. “Questo non solo vuol dire solo che lo Stato non aiuta i propri malati di Sla, o chi ha un tumore o malattie neurologiche, ma anche che favorisce il crimine organizzato”, ha sottolineato Emiliano. 

Ma la Puglia non è l’unica regione ribelle. All’appello di Emiliano ha subito aderito il presidente della Toscana Enrico Rossi, altra Regione da sempre attenta alla cannabis per uso medico, che si dice pronto a fare “una battaglia comune con medici e pazienti” e concorda con Emiliano su un punto: “Bisogna arrivare a un livello di produzione adeguato alla domanda dei malati. Abbiamo una struttura di eccellenza a Firenze ma servono più investimenti”. Anche Bonaccini, governatore dell’Emilia Romagna e presidente della Conferenza delle Regioni è favorevole: “La quantità va aumentata, per garantire i diritti di tutti i cittadini, da Nord a Sud. Per questo sarebbe meglio – spiega – non mettere in competizione i livelli territoriali e che ci fosse un impegno del governo”.

Era il 2014 quando la Puglia avanzò la prima richiesta di produzione di cannabis sul proprio territorio, seguita poi seguita da altre Regioni come il Trentino Alto Adige, Piemonte, Abruzzo e Friuli Venezia Giulia: se i vari progetti fossero stati autorizzati per tempo, probabilmente oggi la situazione per i pazienti italiani sarebbe diversa.

Redazione di cannabisterapeutica.info

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