Cannabis, le Regioni contro il governo: la Liguria chiede un aumento della produzione

29/09/2017 12:29

Le Regioni italiane continuano la loro battaglia nei confronti di governo e ministero della Salute per cercare di rimediare alla situazione vergognosa di cui sono vittime i pazienti italiani. Il momento è molto delicato perché come era stato ampiamente previsto, delle già poche farmacie che distribuivano cannabis ne stanno rimanendo sempre meno, mentre dall’altro lato è proprio la materia prima a scarseggiare: sia l’unica varietà di produzione italiana, sia tutte le altre prodotte in Olanda.

Pochi giorni fa era stata il governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, a sfidare direttamente l’esecutivo spiegando che: “Se il governo non darà le necessarie certezze siamo pronti a partire autonomamente e produrci il farmaco sul territorio pugliese. È una battaglia che decido di portare avanti personalmente”.

Ma la Puglia non è l’unica regione ribelle. All’appello di Emiliano ha subito aderito il presidente della Toscana Enrico Rossi, altra Regione da sempre attenta alla cannabis per uso medico, che si dice pronto a fare “una battaglia comune con medici e pazienti” e concorda con Emiliano su un punto: “Bisogna arrivare a un livello di produzione adeguato alla domanda dei malati. Abbiamo una struttura di eccellenza a Firenze ma servono più investimenti”. Anche Bonaccini, governatore dell’Emilia Romagna e presidente della Conferenza delle Regioni è favorevole: “La quantità va aumentata, per garantire i diritti di tutti i cittadini, da Nord a Sud. Per questo sarebbe meglio – spiega – non mettere in competizione i livelli territoriali e che ci fosse un impegno del governo”.

Vale la pena ricordare che correva l’anno 2014 quando la Puglia avanzò la prima richiesta di produzione di cannabis sul proprio territorio, seguita poi seguita da altre Regioni come il Trentino Alto Adige, Piemonte, Abruzzo e Friuli Venezia Giulia: se i vari progetti fossero stati autorizzati per tempo, probabilmente oggi la situazione per i pazienti italiani sarebbe diversa.
Un’apertura in questo senso è contenuta nella legge sulla cannabis presentata ieri alla Camera, che sarà forse discussa a novembre, in cui il ministero apre alla possibilità di prevedere altri siti di produzione che saranno individuate con un decreto del ministero della Salute e avranno l’obbligo di operare in “Good agricoltural and collecting practice” in base alle procedure indicate dallo stesso Stabilimento. Ad ogni modo il ministero della Salute si era sempre rifiutato di autorizzare progetti di produzione che non fossero quello in atto a Firenze.

Intanto in Liguria è stata approvata una mozione di Rete a Sinistra/LiberaMente Liguria che impegna la giunta regionale ad intervenire sul governo per garantire l’accesso al farmaco ed incrementare la produzione. “La Liguria si unisce alla richiesta lanciata da Puglia, Toscana ed Emilia Romagna”, ha sottolineato il primo firmatario dell’atto, il consigliere Gianni Pastorino. “Il governo si attivi per superare gli ostacoli che oggi impediscono la regolare diffusione della sostanza”, ha aggiunto, sottolineando che: “Lo deve alle migliaia di malati che hanno una regolare prescrizione”.

“Altro nodo da sciogliere”, continua Pastorino, “è la commercializzazione nelle farmacie. Il governo ha imposto un prezzo minimo cha da un lato è positivo per il paziente ma dall’altro penalizza le farmacie tanto da indurle a non produrre più i derivati come l’olio di cannabis. Temiamo che dietro tutti questi ostacoli non ci sia solo la burocrazia, ma anche l’ostinato pregiudizio nei confronti di una sostanza dai benefici terapeutici ormai accertati”.

Mario Catania 

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