La cannabis per i pazienti è introvabile ma il governo distrugge quella prodotta a Rovigo

20/10/2017 11:23

Non c’è cannabis per i pazienti e il governo continua a distruggere quella coltivata a Rovigo: solo nel 2016 ne sono stati distrutti 180 chilogrammi.

Oltre al danno, la beffa e di quelle che fanno più male. Mentre in tutta Italia si è scatenato l’allarme per la carenza di cannabis che era stata ampiamente preventivata, dovuta alla scarsità di importazioni e di produzione nazionale ed aggravata dal numero sempre minore di farmacie che ancora la distribuiscono a causa degli effetti combinati della multa del ministero della Salute e dell’obbligo di venderla a 9 euro rimettendoci già sulla materia prima, i pazienti italiani che la dovrebbero usare come farmaco per le proprie patologie, in maggioranza gravi e debilitanti, sono abbandonati a loro stessi.

Per molti l’unica soluzione rimane la stessa di 3 anni fa, prima cioè dell’avvio del progetto di produzione italiana di Firenze, che è la stessa di sempre: soffrire, oppure andare a cercare quello che dovrebbe essere il loro farmaco dagli spacciatori di strada con il rischio di acquistare cannabis di bassa qualità nel migliore dei casi e contaminata da porcherie di vario grado in tutti gli altri.

A Firenze a 3 anni dall’avvio del progetto ancora non si è ancora riusciti a far entrare la produzione a regime e ad allargare le varietà prodotte e distribuite che ad oggi sono ridotte ad una, la FM2, con THC e CBD. L’anno scorso ne sono dispensati circa 30 kg e la produzione annuale prevista all’inizio del progetto di circa 100 chilogrammi sarebbe dovuta passare a 300 kg. Sempre molto poca se paragonata ai 400 kg al mese prodotti da Israele l’anno scorso o ai 9 quintali distribuiti dal Canada nel 2016.

Una soluzione praticabile almeno per tamponare la situazione sarebbe appunto quella di utilizzare la cannabis prodotta a Rovigo al CREA-CIN. Qui infatti vengono prodotte le talee che vengono poi coltivate a Firenze, oltre a centinaia di altre piante di cannabis che vengono studiate con scopi di ricerca. Non si tratta di infiorescenze standardizzate, ma di materiale vegetale che potrebbe essere comunque utilizzato ad esempio per estrazioni, che potrebbero essere realizzate a Firenze o in altri laboratori pubblici, per essere poi distribuiti alle farmacie.

E’ un’opzione prevista dagli articoli 22, 23 e 24 della legge 309/90, che autorizzano il ministero della Salute a ritirare questi materiali e conferirli ad un’azienda autorizzata per riutilizzare i principi attivi. Fino ad oggi non è mai successo, speriamo che il Ministero, vista la situazione d’emergenza, prenda in considerazione l’opzione per quest’anno.

Mario Catania

 

 

 

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