Cannabis per cani e gatti: l’esperienza della dottoressa Elena Battaglia

14/01/2018 15:04

La dottoressa Elena Battaglia

La cannabis fa bene anche agli animali e l’uso medico dei cannabinoidi su cani e gatti si sta diffondendo sempre di più. Le proprietà terapeutiche della cannabis possono essere utili per trattare animali vecchi o malati che tornano ad avere appetito, per dare sollievo dal dolore, miglior riposo e maggiore mobilità.
In America in diversi Stati numerosi veterinari che trattano animali domestici, ma anche di animali da fattoria come i cavalli, hanno cominciato da tempo a somministrare cannabis agli animali malati, realizzando così una discreta aneddotica su dosaggi e risultati. Una campagna iniziata anni fa dal veterinario di Los Angeles Doug Kramer, 36 anni, che in passato aveva spiegato: “Sono stanco di praticare l’eutanasia di animali domestici sapendo di non fare tutto il possibile per rendere la loro vita migliore” ha detto. “Mi sentivo come se li stessi tradendo”. Oggi sono diversi i colleghi che stanno seguendo il suo esempio ed alcuni Stati, come il Nevada, hanno creato una legge ad hoc che prevede che il proprietario di animali possa somministrare cannabinoidi anche potenzialmente psicoattivi sotto prescrizione di un veterinario.
Ma la cannabis terapeutica è una realtà a livello veterinario anche in Italia, nonostante siano ancora pochi i medici che la conoscono e la prescrivono. Noi ne abbiamo parlato con la dottoressa Elena Battaglia, che esercita a Spotorno, in provincia di Savona, e che ha iniziato a girare per l’Italia in diversi convegni e conferenze per parlare dei risultati del suo lavoro.

“Io ho iniziato sul mio cane con un prodotto di Canna Companion acquistato l’anno scorso negli Stati Uniti”, racconta la dottoressa spiegando che: “E’ un prodotto derivato dalla canapa con alto contenuto di CBD utilizzato negli animali anziani, con artrosi e problemi epilettici. Ho chiesto informazioni e la titolare del negozio mi aveva spiegato che lo utilizzava per il proprio cane, che era molto ansioso e sul quale funzionava bene, e che lo prendeva anche un altro cane epilettico”. La prima sperimentazione della dottoressa è stata sulla sua anziana cagnolina, con risultati inaspettati.

“Ho deciso di provarlo sulla mia cagna che aveva 18 anni e faceva proprio fatica ad alzarsi: avevo già provato antinfiammatori e cortisone ed avevano avuto poco effetto; era l’ultima speranza. Con questo prodotto sembrava che invece che 18 ne avesse 14 di anni perché si alzava, riusciva a camminare tranquillamente ed erano quasi spariti tutti i grossi problemi che l’affliggevano”.

“Una volta tornata in Italia grazie ad un importatore di Savona siamo riusciti ad avere capsule a base di CBD in forma galenica basandoci sui dosaggi di Canna Companion. Da lì ho iniziato a dare questi prodotti a cani e gatti con varie patologie, dall’artrosi a dolori vari, passando per vari problemi”.

Per l’esperienza della dottoressa: “Il CBD funziona benissimo su artrosi, dolore e come antinfiammatorio. Invece ho riscontrato che il CBD puro, nei cani ansiosi non ha sempre effetto. Ora sto utilizzando un prodotto che si chiama Medihemp complete  che è prodotto da un’azienda austriaca ed ha tutto il fitocomplesso, non il signolo cannabinoide in forma pura. Sembra funzionare meglio in tutti i casi, specialmente in quelli con l’ansia, in cui si ha un riscontro maggiore.

Sui tempi di risposta la dottoressa sottolinea che: “La risposta è soggettiva” e ci sono casi in cui il CBD non ha effetti immediati. “Ci sono cani in cui fa effetto dopo un paio di giorni, per la mia ce n’erano voluti 4, ma ho avuto cani con problemi di artrosi che hanno avuto i primi benefici dopo 15 giorni”.

Mentre per quanto riguarda le patologie che si potrebbero trattare la dottoressa Battaglia specifica che: “Per l’artrosi funziona a livelli tali che smettono proprio di prendere antidolorifici ed integratori, anche se ad alcuni continuo a dare entrambi. Non esiste una prassi per tutti, bisogna valutare caso per caso. L’olio che sto usando ora ci permette inoltre di aumentare o diminuire il dosaggio, mentre le capsule erano a dosaggio standard. Io ho avuto due casi di cani con un’artrosi grave: abbiamo le lastre del prima e del dopo che testimoniano come sia effettivamente diminuita grazie al CBD, e questi cani ora stanno molto meglio: hanno preso il CBD per 9 o 10 mesi ed ora non lo stanno nemmeno più prendendo e stanno bene”.

In che quantità lo prescrive di solito?
Per i gatti in genere basta un’assunzione al giorno mentre per i cani due volte al giorno, mattina e sera. I quantitativi dipendono da caso a caso.

L’ha prescritto anche per altri animali?
Si potrebbe anche prescrivere per altri animali. Ad esempio per i cavalli viene usato negli Stati Uniti da diverso tempo.

E sa se negli Stai Uniti usano anche il THC per gli animali?
Ci sono veterinari che lo utilizzano, come uno che lavora in Colorado, il dottor Robert J. Silver, dove la cannabis è legale anche dal punto di vista ricreativo. Credo che non abbiano la possibilità di prescriverlo per gli animali ma che possano consigliare al padrone determinati prodotti. Lui lo utilizza ed ha fatto un corso online dove non solo spiega come usarlo ma mostra anche i diversi casi clinici spiegando i vari dosaggi e le varietà utilizzate.

Ed in Italia per un veterinario è possibile prescrivere prodotti a base di CBD?
Sì, certo, si può prescrivere tranquillamente. Noi in teoria potremmo prescrivere anche la cannabis terapeutica nelle varie varietà che importiamo e produciamo. Vista la carenza di cannabis per i pazienti per ora non ci penso nemmeno, ma quando sarà facilmente reperibile vedremo. C’è tanta disinformazione e bisognerebbe che ci fossero più veterinari che lo prescrivessero. Inoltre ci vorrebbe più ricerca e sperimentazione. Basterebbe anche iniziare a ragionare su delle tabelle di riferimento per cani e gatti e metodi e quantitativi di assunzione in base al peso ed al disturbo. In America ci sono forum online in cui qualunque proprietario di animali domestici ne discute con più competenza di quanto facciano da noi i professionisti: bisognerebbe approfittare di chi l’ha già usato per capire come può essere dato, quando funziona e quando no.

Mario Catania

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