Il CBD può prevenire la morte programmata delle cellule nervose

20/09/2018 10:58

Le potenzialità del CBD come neuroprotettore sono al centro di un nuovo studio scientifico da poco pubblicato su Translational Psychatry. Gli effetti neuroprotettivi della cannabis sono già noti perché analizzati e raccontati da diversi studi scientifici in diverse patologie come Alzheimer e Parkinson. Non solo, perché secondo un recente studio scientifico basse dosi di THC sarebbero in grado di rallentare il declino cognitivo negli anziani.

In questo nuovo studio gli scienziati sono partiti da una considerazione: l’accumulo di ferro nel cervello è stato riconosciuto come una caratteristica comune sia dell’invecchiamento normale che delle malattie neurodegenerative. La disfunzione cognitiva è stata associata all’eccesso di ferro in alcune regioni del cervello negli esseri umani.

“Nel presente studio”, spiegano infatti i ricercatori, “abbiamo studiato gli effetti del sovraccarico di ferro neonatale su proteine ​​coinvolte in percorsi apoptotici nell’ippocampo di ratti adulti, nel tentativo di stabilire il ruolo dell’eccesso di ferro nella morte cellulare nel sistema nervoso, che porta alla disfunzione della memoria”. Il cannabidiolo (CBD) è stato esaminato come potenziale farmaco per invertire gli effetti indotti dal ferro sui parametri analizzati.

Secondo i risultati dello studio: “Il CBD ha invertito gli effetti indotti dal ferro, recuperando le proteine ​​apoptotiche (che causano la morte cellulare del sistema nervoso, ndr) Caspase 9, APAF1, Caspase 3 e PARP clivato ai livelli trovati nei controlli. Questi risultati suggeriscono che il ferro può innescare percorsi di morte cellulare e l’inversione degli effetti notati con la somministrazione di CBD indica che questo composto ha un potenziale neuroprotettivo attraverso la sua azione anti-apoptotica”.

Redazione di cannabisterapeutica.info

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