Dopo 60 anni l’OMS cambia idea sulla cannabis: va riclassificata

01/02/2019 16:33

Per la prima volta da quando la cannabis è stata inclusa nella Convenzione unica sugli stupefacenti, il suo status nel diritto internazionale viene aggiornato.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’unica agenzia incaricata di farlo, ha valutato ufficialmente tutte le prove disponibili e sta emettendo raccomandazioni scientifiche sul valore terapeutico e sui danni correlati alla cannabis.

L’esito molto positivo riconosce chiaramente le applicazioni mediche di cannabis e cannabinoidi, li reintegra nella farmacopea, equilibra i possibili danni e di fatto cancella la posizione dell’OMS mantenuta fino dal 1954 secondo cui “dovrebbero esserci sforzi verso l’abolizione della cannabis da tutte le pratiche mediche legittime”.

E’ un passo fondamentale nella politica internazionale della cannabis e una chiara vittoria dei dati scientifici sulla politica. I governi saranno influenzati a livello globale da questa decisione e le riforme saranno ispirate a livello nazionale. Le legislazioni di molti paesi fanno affidamento sulla vecchia convenzione: i cambiamenti li riguarderanno direttamente.

Inoltre, altri organismi internazionali come l’INCB (International Narcotics Control Board) forniranno orientamenti ai paesi e controlleranno l’accesso e la disponibilità di cannabis e cannabinoidi nei nostri sistemi sanitari a livello globale. Il loro prossimo rapporto fornirà spunti sulla loro nuova posizione.

Nel dettaglio l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) chiede la rimozione della pianta intera di marijuana e della resina di cannabis dall’elenco IV, la categoria più restrittiva di una convenzione sulla droga del 1961 firmata da paesi di tutto il mondo.

Il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC) ei suoi isomeri siano completamente rimossi da un trattato di droga del 1971 separato e aggiunti alla Tabella I della convenzione del 1961,

L’OMS si sta anche muovendo per chiarire che i preparati a base di cannabidiolo e concentrati sul CBD contenenti non più dello 0,2% di THC sono “non sotto controllo internazionale”. In precedenza l’organo internazionale aveva già sottolineato che il CBD non va incluso nelle convenzioni internazionali, ma la nuova raccomandazione è di renderlo ancora più chiaro.

Estratti di cannabis e tinture dovrebbero essere rimossi dalla Tabella I della Convenzione unica sugli stupefacenti e composti farmaceutici contenenti THC dovrebbero essere inseriti nell’Allegato III di quella convenzione.

Prese insieme, le raccomandazioni, se adottate, rappresenterebbero un riconoscimento formale del fatto che gli organismi di governo del mondo si siano effettivamente sbagliati sui danni e sui benefici terapeutici della marijuana per decenni. La nuova posizione dell’OMS arriva in un momento in cui un numero crescente di paesi si sta muovendo per riformare le proprie politiche sulla cannabis. In quanto tale, uno spostamento all’ONU potrebbe incoraggiare altre nazioni a ridimensionare o abrogare le loro leggi proibizionistiche, anche se la legalizzazione per ragioni non mediche o non scientifiche violerebbe ancora tecnicamente le convenzioni globali.

La bella notizia è che 53 Paesi delle Nazioni Unite ora devono approvare queste raccomandazioni dell’OMS, modificando gli effetti della Convenzione con un semplice voto a maggioranza.

Ci si aspetta che un certo numero di paesi che si sono storicamente opposti alle riforme della politica sulle droghe, come la Russia e la Cina, si oppongano al cambiamento nella classificazione della cannabis.

Altre nazioni come il Canada e l’Uruguay, che hanno legalizzato la marijuana in violazione degli attuali trattati, probabilmente sosterranno la riforma, come lo sono alcune nazioni europee e sudamericane che permettono l’uso, a vario titolo, di cannabis medica e ricreativa.

Gli stati membri della Commissione delle Nazioni Unite sugli stupefacenti (CND) hanno ricevuto le raccomandazioni sulla cannabis dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dagli esperti in materia di tossicodipendenza (ECDD), che erano attese per dicembre.

Ci si aspettava che la CND prendesse in considerazione la possibilità di riclassificare la cannabis nel marzo 2019 durante la sua riunione annuale, ma il ritardo nel ricevere le raccomandazioni ECDD potrebbe far allontanare la decisione finale al 2020 per fornire ulteriore tempo agli stati membri di esaminarle.

Mario Catania

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