Miriam Melis: la ricercatrice italiana premiata per gli studi sulla cannabis

Per la prima volta il premio “Gill Center Transformative Research Award” varca i confini degli Stati Uniti per essere assegnato in Europa, più precisamente a Miriam Melis, ricercatrice italiana specializzata in cannabis che lavora all’Università degli studi di Cagliari.

“Lo scopo della nostra ricerca è quello di comprendere le basi neurobiologiche (ad esempio, gli adattamenti sia della via mesocorticolimbica della dopamina che del sistema endocannabinoide) della resilienza e della suscettibilità ai disturbi neuropsichiatrici (ad esempio, il disturbo da uso di sostanze, il comportamento antisociale, l’ansia, la depressione)”, si può leggere sul sito dell’Università dove lavora come professore associato presso il Dipartimento di Scienze Biomediche.

E la ricercatrice italiana è stata premiata proprio per il contributo dato alla ricerca svolta nel campo degli effetti della cannabis sul cervello e per la loro applicabilità in ambito clinico.

L’assegnazione del premio avviene ogni anno a cura del “Linda and Jack Gill Center of Biomolecular Science”, e l’obiettivo è finanziare non solo studi volti alla comprensione di processi biologici complessi, ma anche la formazione di giovani scienziati attraverso l’uso di tecnologie biomolecolari all’avanguardia, un approccio interdisciplinare e collaborativo soprattutto nel campo delle Neuroscienze. Il suo campo di ricerca infatti è quello delle interazioni tra cannabinoidi endogeni e dopamina con una serie di scoperte di ricerca di base che sono state riconosciute a livello nazionale.

Una bella storia italiana, con un grosso problema, come ha sottolineato lei stessa all’ANSA. “Sono davvero molto contenta” ha sottolineato spiegando però che: “Purtroppo però questo tipo di ricerca in Italia ha i giorni contati. Un provvedimento dello Stato italiano, in contrasto con le direttive europee e con quelle applicate ai ricercatori di tutto il mondo, impedirà presto lo studio degli effetti dei farmaci d’abuso – le cosiddette ‘droghe’ – sugli animali sperimentali. Questa scelta, dettata da motivazioni ideologiche e anti-scientifiche, obbligherà i nostri ricercatori a espatriare per svolgere il loro lavoro, con ulteriore perdita di cervelli e di finanziamenti per il nostro Paese”.

Redazione di cannabisterapeutica.info

 

Commenti su FB

commenti su facebook

Iscriviti alla nostra Newsletter

Resta aggiornato!

Grazie per esserti iscritto!