Il THC per trattare l’ARDS e potenzialmente prevenire la mortalità da Covid-19

Settembre 24 2020 | Studi scientifici

Dall’inizio della pandemia sono ormai diverse le ricerche che hanno reso evidente come le potenzialità antinfiammatorie della cannabis e dei suoi componenti possano essere utilizzate per combattere i sintomi del Covid-19 come la tempesta di citochine che causa l’infiammazione e la Sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS).

Le tempeste di citochine sono uno dei sintomi di Covid-19 che causa infiammazione, gonfiore, dolore, perdita di funzionalità degli organi, e possono causare la morte delle cellule del corpo da parte del sistema immunitario. Se da una parte le citochine sono normalmente parte di una risposta immunitaria sana, dall’altra, se l’infezione è abbastanza grave, il nostro corpo può rilasciare troppe citochine e quindi creare un livello pericoloso di infiammazione al quale può fare seguito l’ARDS

Ma se le precedenti ricerche si erano concentrate sulle potenzialità del CBD e dei terpeni, un nuovo studio, effettuato su topi da laboratorio, ha invece analizzato i potenziali effetti benefici del THC, il Δ9-Tetraidrocannabinolo, per capire se potrebbe essere in grado di prevenire la morte a causa del Coronavirus.

“Il Δ9-Tetraidrocannabinolo previene la mortalità da sindrome da distress respiratorio acuto attraverso l’induzione dell’apoptosi nelle cellule immunitarie, portando alla soppressione della tempesta di citochine”: è il titolo di una ricerca appena pubblicata sull’International Journal of Molecular Sciences che è stata effettuata dai ricercatori dell’Università del Sud Carolina in Columbia e da quelli del Baylor College of Medicine di Huston.

Per capire i meccanismi di azione del THC i ricercatori hanno quindi indotto l’ARDS in un gruppo di topi sani tramite l’enterotossina B dello stafilococco (SEB), che innesca una mortalità del 100%, per poi trattarli con il THC.

E così i ricercatori hanno scoperto che: “Il trattamento dei topi affetti da ARDS mediato dal SEB con THC ha portato ad una sopravvivenza del 100%, ad una diminuzione dell’infiammazione polmonare e alla soppressione della tempesta di citochine”.

Per questi motivi, dopo aver sottolineato che ora bisognerà passare alla ricerca clinica, concludono scrivendo che: “Questo studio suggerisce che l’attivazione dei recettori dei cannabinoidi può servire come modalità terapeutica per trattare l’ARDS associato a COVID-19”.

Redazione di Cannabisterapeutica.info

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