Italia 2020: se aiuti un amico malato, rischi la galera come i peggiori spacciatori

Dicembre 14 2020 | Storie

Aveva innaffiato le piantine di cannabis di un amico che la utilizzava per lenire i propri dolori: è stato condannato per spaccio.

Questa è la storia di uno Stato che ha sbagliato innumerevoli volte, e, invece che fare ammenda, si fa forte scaricando le responsabilità sui più deboli, su chi soffre, con un atteggiamento che al tempo stesso è miope e crudele.

La storia, ormai tristemente nota, è quella di Walter De Benedetto e del suo amico Marco. Walter soffre di una patologia terribile, che gli causa problemi e dolori che solo la cannabis riesce a lenire. Ne ha bisgno un discreto quantitativo, ma non riesce ad ottenerne a sufficienza tramite la propria Asl, nonostante le ripetute lettere inviate anche tramite il proprio legale.

Per Walter la cannabis è una necessità, e quindi coltiva nel proprio giardino quella che gli serve. Ma visto che a causa della patologia che lo colpisce è impossibilitato a farlo fisicamente, ecco che, trova un amico pronto ad aiutarlo in quel percorso.

La situazione, nonostante le manifestazioni, i digiuni, l’appello fatto direttamente al presidente Mattarella e la donazione pubblica di cannabis di Riccardo Magi proprio a Walter, che in seguito al gesto è andato ad autodenunciarsi, è che Walter è indagato per coltivazione di sostanza stupefacente, mentre l’amico è stato condannato per spaccio, senza nemmeno la derubricazione alla modica quantità, come sottolinea La Nazione.

Oggi in Italia c’è un ragazzo che soffre, che lo Stato non è in grado di aiutare, e che anzi ha messo sotto processo. E accanto a lui un altro ragazzo, condannato per spaccio: l’unica colpa che ha avuto è stata quella di mostrare un minimo di solidarietà.

Non servirebbe nemmeno parlare della recente decisione dell’ONU, o di cosa rappresenti la cannabis per i pazienti. Basterebbe fare un discorso di umanità e diritti, nel nostro Paese troppo a lungo negati.

Ricordiamo che in Canada ci sono più di 35mila pazienti che sono autorizzati a coltivare la propria cannabis, perché lo Stato vede come un diritto fondamentale l’accesso a questa medicina, che non può essere appannaggio esclusivo di chi ha i soldi per comprarla. Non solo, perché, essendo un paese civile, prevede proprio il fatto che i pazienti che vogliono coltivare cannabis ma siano impossibilitati a farlo possano nominare una persona che lo faccia per loro.

In Italia invece, se aiuti un amico malato, rischi la galera come i peggiori spacciatori.

Mario Catania