Perché la cannabis fa bene agli animali? Lo spiega bene la dottoressa Elena Battaglia

Dicembre 30 2020 | Uso veterinario

Con questo articolo siamo onorati di iniziare una collaborazione con la dottoressa Elena Battaglia, veterinaria esperta nei trattamenti con la cannabis, che per prima ha iniziato ad utilizzarli anche in Italia dopo aver studiato e visto a più riprese la situazione americana su animali e cannabis.

Nel 1992 è stata scoperta l’ esistenza del Sistema Endocannabinoide, con i suoi recettori disposti in tutto il corpo umano. Il Sistema Endocannabinoide è presente anche negli animali. Questo significa che, anche se il numero e la localizzazione dei recettori negli animali può variare, anche per loro è possibile utilizzare i cannabinoidi come terapia.

Da diversi anni ormai negli Stati Uniti innumerevoli proprietari di animali stanno usando il CBD e in particolare il CBD full spectrum per i problemi che affliggono i loro amati pelosi. Le patologie più “gettonate” sono : tumori, artrosi, epilessia, stress, ansia, dermatiti. 

Dal CBD full spectrum all’isolato

Il CBD full Spectrum contiene non solo il CBD ma tutti i componenti della pianta della canapa, quindi anche gli altri cannabinoidi come il CBDA, il THC ( in percentuale sotto lo 0,3%, in Italia sotto lo 0,2%), il CBG, il THCA, nonché i terpeni. Esistono in commercio anche prodotti detti isolati, che contengono il solo CBD e prodotti definiti broad spectrum che invece sono esenti da THC ma contengono i terpeni e gli altri cannabinoidi. Negli stati dove la cannabis terapeutica è legale viene utilizzata anche quella per curare i quattro zampe. 

La cannabis per trattare l’artrosi

L’ artrosi è una patologia grave e invalidante negli animali come nelle persone. Esistono diverse terapie a base di FANS e cortisonici per ovviare al dolore e all’infiammazione, purtroppo tutti questi farmaci, alla lunga, hanno degli effetti collaterali. L’utilizzo del CBD full spectrum o della cannabis terapeutica permette nella maggior parte dei casi di diminuire drasticamente l’utilizzo dei suddetti e in molti casi di arrivare a non avere più necessità di ricorrere ad essi.

La dottoressa Elena Battaglia

Questo è sicuramente un notevole beneficio per la salute degli animali, considerando che anche con assunzioni prolungate i cannabinoidi non determinano effetti collaterali. La scelta di quale prodotto utilizzare tra CBD full spectrum e cannabis terapeutica dipende dalla gravità della patologia. Nel caso di forme lievi si inizia con il CBD e si sfrutta il suo effetto antinfiammatorio, nel caso di forme più gravi (animali che spesso fanno ricorso ad antidolorifici oppure casi in cui i comuni anti dolorifici non bastano) si usa la cannabis terapeutica per sfruttare l’ effetto anti dolorifico del THC. L’utilizzo del THC non deve destare particolare preoccupazione nel proprietario, se dosato accuratamente gli effetti collaterali sono praticamente nulli. Il sintomo più comune che si  può vedere all’ inizio è una leggera sedazione. Si ricorda che gli effetti del THC sono tutti passeggeri (al massimo durano qualche ora) e sono tutti reversibili. Questo significa che se per caso una dose fosse troppo alta per un particolare paziente, basta ridurre la dose e riprendere la terapia da lì. 

Anche gli animali soffrono di ansia e stress

Anche gli animali soffrono di ansia e stress , molto volte siamo proprio noi, i loro compagni umani che gliela trasmettiamo. Il CBD full spectrum anche in questo caso è un valido aiuto per permettere all’ animale di affrontare meglio eventuali situazioni difficili. A volte non basta e si può valutare di aggiungere il CBG. Il CBG è un cannabinoide poco studiato ma che sta dando ottimi risultati nell’utilizzo a livello comportamentale in associazione con il CBD full spectrum. Permette agli animali di essere più rilassati, un esempio: un cane che si spaventava a causa dei tuoni e dei botti e che con il CBD era migliorato, ma non abbastanza, grazie all’uso combinato di CBD full spectrum e CBG è riuscito a non essere più turbato da questi rumori.

E’ comunque bene rivolgersi ad un professionista per poter avere il piano terapeutico personalizzato in base alla problematica comportamentale.

Il CBD per le dermatiti

Le dermatiti sono un problema molto comune, ultimamente. Basti solo pensare al giro di affari tra farmaci simil “antistaminici”, le varie terapie tipo schiume, shampoo ecc e le varie linee di cibo anallergico attualmente in commercio. Ovviamente prima di utilizzare il CBD full spectrum per patologie legate alla pelle è sempre necessario avere una diagnosi ed escludere altri tipi di malattie come, ad esempio rogna o micosi. Il CBD ha un’azione antinfiammatoria notevole anche a livello di cute, per la presenza di recettori del sistema endocannabinoide, ed è quindi utilissimo nella terapia delle dermatiti.

La cannabis come alleata contro i tumori

I tumori, purtroppo, sono una delle situazioni più gravi e più comuni negli animali anziani. In questo caso è fondamentale ricorrere alla cannabis terapeutica, piuttosto che il solo CBD. La cannabis terapeutica si è rivelata un valido aiuto per rallentare la progressione dei tumori e contenere il dolore e l’ infiammazione. La cannabis può anche essere abbinata ad un’eventuale chemioterapia. Tutti i proprietari di animali che hanno intrapreso questa strada hanno notato come la cannabis terapeutica abbia permesso al loro compagno di condurre una vita serena e quasi normale fino all’ultimo giorno di vita. E’ uscito addirittura uno studio, per quel che riguarda i malati oncologici umani dove si consiglia l’utilizzo della cannabis in questo tipo di malati. 

CBD e CBG contro l’epilessia negli animali

L’epilessia è una patologia molto complicata, ma anche in questo caso si è visto che il CBD full spectrum può in certi casi diminuire la frequenza o la gravità degli attacchi epilettici. Anche in questo caso a volte non è sufficiente e ci si può avvalere dell’utilizzo del CBG e della cannabis terapeutica.

Poi ci sono diverse malattie, come ad esempio la Sindrome di Chiari nel cane , per la quale non esiste una vera e propria terapia risolutiva, ma terapie sintomatiche. Anche in questo caso si è visto che la cannabis terapeutica ha un notevole effetto benefico, migliorando notevolmente la qualità di vita, al punto da permettere in certi casi di eliminare le terapie farmacologiche in atto e ridurre al minimo gli episodi “dolorosi” e non (grattamento e Fly biting) dovuti alla malattia.  

Piani terapeutici personalizzati i nostri animali

Bisogna ricordare che la terapia con i cannabinoidi è assolutamente soggettiva. Due animali con la stessa patologia e dello stesso peso che usano la stessa varietà di cannabis potrebbero avere reazioni diverse e necessitare dosi diverse. E’ per questo che è molto importante farsi affiancare da un professionista preparato. Nella  terapia con i cannabinoidi bisogna prendere in considerazione l’individuo nel suo complesso per poter arrivare a scegliere la varietà più idonea per quel soggetto. I piani terapeutici sono quindi personalizzati. 

Per formulare un piano terapeutico bisogna essere a conoscenza di tutto ciò che riguarda l’animale, dal tipo di alimentazione che segue, alle patologie pregresse, ai farmaci che sta attualmente assumendo, nonché eventuali intolleranze. Una volta affrontato questo iter, si decide quale varietà di cannabis possa andare meglio per quel tipo di patologia e per quel singolo animale. Molte volte è sufficiente impostare una terapia con il solo CBD full spectrum, altre volte è necessario ricorrere al THC presente nella cannabis. Le varietà di cannabis a disposizione del farmacista per poter fare un preparato galenico non sono molte. Ognuna, però ha delle caratteristiche particolari per cui prima di scegliere quella che fa al caso nostro è bene conoscerle a fondo. A volte può essere sufficiente utilizzare un’unica varietà di cannabis, altre volte, come ad esempio nel caso degli oncologici affiancare più varietà può essere utile per permetterci di avere più fitocomplessi che “lavorano” insieme. 

Come scegliere il prodotto migliore

Nel caso si utilizzi un CBD full spectrum è bene affidarsi ad un prodotto di qualità, di cui si sappia la provenienza e che abbia un certificato che ci assicura sulla quantità di cannabinoidi effettivamente presenti nel prodotto e un certificato che affermi che il prodotto è esente da: muffe, lieviti, pesticidi, e metalli pesanti.
Solo in questo caso possiamo procedere alla somministrazione. I CBD full spectrum non sono tutti uguali, in quanto la concentrazione dei vari cannabinoidi può variare: negli Stati Uniti attualmente è possibile trovare CBD full spectrum con i maggiori cannabinoidi in percentuale diverse per scegliere, anche in questo caso, quello che si addice maggiormente alla terapia che dobbiamo dare. Anche i terpeni che fanno parte della pianta della cannabis giocano un ruolo fondamentale nel famoso “effetto entourage”. A seconda della presenza o meno di un terpene rispetto ad un altro potremo aspettarci un effetto rispetto ad un altro. Ad esempio un prodotto che abbia una quantità significativa di mircene avrà un effetto sedativo e rilassante, un prodotto che abbia invece una certa quantità di limonene avrà un maggiore effetto ansiolitico.

I consigli su come affrontare la terapia

Tutte queste valutazioni vanno prese in considerazione quando si decide una terapia a base di cannabinoidi per avere la possibilità di ottenere risultati migliori. Purtroppo in campo veterinario sono ancora pochi i colleghi che hanno capito come va effettivamente fatto un piano terapeutico con CBD o cannabis. Prescrivere la cannabis non è come prescrivere un integratore o un farmaco qualsiasi. L’unica maniera per capirlo è “capire” la pianta , le sue diverse varietà e i suoi diversi componenti. Cosa ancora più importante bisogna sempre ricordarsi START LOW GO SLOW, in questo tipo di terapia la famosa frase “se poco fa bene, tanto fa meglio” non vale, anzi. Bisogna sempre partire da un dosaggio basso e gradatamente aumentare, tenendo in considerazione che perché un CBD full spectrum possa iniziare a fare effetto ci vogliono almeno 15 giorni di somministrazione, e che nel caso di cannabis terapeutica ci vogliono circa 15 giorni per arrivare alla dose minima per ogni individuo, in quanto ci vuole almeno quel lasso di tempo perché l’ organismo si abitui all’utilizzo del THC. E’ fondamentale quindi spiegare alle persone che non si devono aspettare miracoli nell’arco di pochi giorni e che i tempi sono quelli e non si può “fare fretta” alla cannabis.

Dottoressa Elena Battaglia

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