Cancro al cervello: con Thc e Cbd la sopravvivenza dei pazienti aumenta del 30%

21/02/2017 14:23

glioblastoma cannabisGrazie ad un trattamento combinato di Thc e Cbd per un anno i pazienti hanno avuto una percentuale di sopravvivenza dell’83% rispetto al 53% del placebo, con una differenza quindi del 30%. E’ il risultato della fase 2 di uno studio clinico della GW Pharmaceuticals su 21 pazienti affetti da glioblastoma multiforme, una forma aggressiva di cancro al cervello, in cui si stanno utilizzando i cannabinoidi in aggiunta al trattamento chemioterapico temozolomide.

La sopravvivenza media del gruppo che ha utilizzato il Sativex (farmaco a base di Thc e Cbd un rapporto 1:1) era superiore ai 550 giorni rispetto ai circa 369 giorni del gruppo placebo. Il trattamento è stato generalmente ben tollerato con con eventi avversi che hanno portato alla sospensione in due pazienti di ciascun gruppo. Gli effetti collaterali più comuni (registrati in tre o più pazienti e superiori rispetto al placebo) sono stati vomito (75%), vertigini (67%) nausea (58%), cefalea (33%) e costipazione (33%). I risultati di alcune analisi sui biomarker sono ancora in attesa.

“I risultati di questo studio controllato ben progettato suggeriscono che l’aggiunta di una combinazione di Thc e Cbd ai pazienti in trattamento con dose intensive di temozolomide ha prodotto miglioramenti importanti in termini di sopravvivenza rispetto al placebo e questo è un buon segnale di potenziale efficacia”, ha spiegato Susan Short, ricercatore e professoressa di oncologia clinica e di neuro-oncologia presso il Leeds Institute of Cancer and Pathology al St James’s University Hospital, nonché principale ricercatrice dello studio. “Inoltre il farmaco cannabinoide è stato generalmente ben tollerato. Questi risultati promettenti sono di particolare interesse, così come la farmacologia del prodotto a base di Thc e Cbd sembra essere distinta dai farmaci oncologici esistenti e può offrire una possibilità unica e forse sinergica per il futuro trattamento del glioma”.

“Crediamo che i segnali di efficacia dimostrati in questo studio rafforzano ulteriormente il ruolo potenziale dei cannabinoidi nel campo dell’oncologia e forniscono a GW la prospettiva di un nuovo prodotto a base di cannabinoidi nel trattamento di glioma”, ha dichiarato Justin Gover, amministratore delegato di GW. “Questi dati sono un catalizzatore per l’accelerazione della ricerca oncologica di GW e nel corso dei prossimi mesi ci aspettiamo di sentire esperti esterni e agenzie di regolamentazione per pensare ad un programma di sviluppo clinico per il Thc e il Cbd nel trattamento del glioblastoma e poi di espandere i nostri interessi di ricerca su altre forme di cancro”.

Tempo fa ne avevamo parlato con il ricercatore dell’Università di Camerino Massimo Nabissi, che di recente ha coordinato uno studio per testare le potenzialità della cannabis nel trattamento del Mieloma Multiplo in combinazione con un farmaco già utilizzato. “Oramai lo studio dei cannabinoidi per le loro proprietà anti-cancerogene è una realtà nel senso che ci sono già due clinica trial sull’uomo con l’uso di cannabinoidi in aggiunta a farmaci. E’ assurdo che ci sia una mentalità così restrittiva su cannabis e cancro se si pensa che in Italia una famiglia su 5 ha in casa  benzodiazepine come Tavor e Xanax, tutti farmaci che danno forte dipendenza o se uno soffre di un qualche dolore può andare in farmacia a comprare un cerotto con dentro gli oppiacei, eppure non ho mai visto una campagna così proibizionista nei confronti di benzodiazepine o oppiacei”, ci aveva spiegato sottolineando che: “Il passo successivo sono proprio gli studi clinici di cui stiamo parlando. Per quello su glioblastoma (lo studio di cui abbiamo scritto sopra, ndr) sono attesi i dati per settembre 2016, per il Mieloma usciranno entro un anno. Quando si parla di terapia, la sostituzione di una terapia viene fatta o perché aumenta la sopravvivenza totale o perché aumenta il periodo libero di malattia e allora il nuovo farmaco va a sostituire il precedente. Io penso che per quest’anno i dati della GW dovrebbero avere un certo clamore, mentre quello sul Mieloma parte ora”.

Ora i risultati della fase 2 dello studio della GW sono pronti, speriamo che la comunità scientifica li prenda seriamente in considerazione condividendo la speranza del dottor Nabissi che aveva sottolineato come: “I dati scientifici potranno avere un’amplificazione mondiale che potrebbe dar vita a sperimentazioni su un numero maggiore di persone. Perché sul tumore al polmone, alla mammella, alcuni dati sul pancreas, i nostri e quelli spagnoli di Guzman sul tumore cerebrale, i nostri su Mieloma, ora stanno testando i cannabinoidi per il melanoma a livello cutaneo, di studi pre-clinici ce ne sono un centinaio e clinici attualmente due in corso; se questi sbloccano la situazione ed hanno una certa rilevanza credo sia difficile tornare indietro“.

Mario Catania

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