Multe alle farmacie ed imposizione del prezzo di vendita: chi vuole affossare la cannabis terapeutica?

06/06/2017 09:44

cannabis farmaciaIl decreto annunciato dalla dottoressa Germana Apuzzo, direttore dell’Ufficio centrale stupefacenti del ministero della Salute, è stato pubblicato sulla gazzetta ufficiale il 3 giugno e sarà attivo a giorni. Con la nuova legge viene stabilito un prezzo fisso per le infiorescenze in farmacia a 9 euro al grammo, con il costo che viene dunque ampiamente abbassato, qualunque sia la provenienza della cannabis e qualunque sia il prezzo d’acquisto. Una buona notizia per i pazienti? Non proprio, visto che la nuova disposizione sembra creare più problemi di quelli che doveva provare a risolvere.

Il prezzo è talmente basso che praticamente obbliga le farmacie a lavorare in perdita, con il rischio che da qui a qualche mese nessuna farmacia sia più interessata a dispensare cannabis. Facendo due rapidi calcoli: il prezzo medio dell’acquisto pagato da una farmacia per la cannabis olandese è di 12 euro (9,90 euro + IVA). Quella italiana viene invece pagata circa 6,88 euro al grammo, prezzo al quale va aggiunta l’IVA e le spese di spedizione che si aggirano tra i 15 ed i 25 euro a lotto. A questi costi andrebbe aggiunto l’onorario del farmacista per il lavoro che effettua nel preparare il farmaco, costi che salgono ad esempio nella preparazione di estratti.

Il dottor Marco Ternelli

Il dottor Marco Ternelli

“Per una sostanza in tariffa non si guarda al prezzo d’acquisto, succede anche per altri farmaci, il problema è che le tabelle non sono mai stata aggiornate dal 1993”, ha raccontato a dolcevitaonline.it il dottor Marco Ternelli, farmacista esperto in materia. Alla domanda se i farmacisti potranno sostenere il fatto di lavorare in perdita vendendo cannabis, spiega: “Assolutamente no. La materia prima è già al negativo: se acquisto 5 grammi con la nuova legge il farmacista ci perde in media un euro al grammo. In più ci sarebbe l’onorario professionale: se facessi un’olio la tariffa prevederebbe un tariffario di 3,87 euro per ore e ore di lavoro ed 1,55 euro come “indennizzo” per la sostanza stupefacente”. Sulle possibilità di azione Ternelli spiega che nel 2012 un decreto firmato dall’allora presidente Monti aveva abolito le tariffe degli onorari professionali, liberaralizzandoli. In teoria significa che il farmacista potrebbe mettere l’onorario che vuole, ma è un tema che per i farmacisti non è mai stato chiarito. Anche in questo caso comunque non si risolverebbe il problema, perché il farmacista non potrebbe ricaricare più di tanto il prezzo e si creerebbe una disomogeneità in tutta Italia. “Ad oggi il decreto non è ancora attivo”, puntualizza Ternelli sottolineando che: “Bisognerà ricorrere per vie legali anche solo per capire se questa cosa sugli onorari sarà fattibile o meno”.

Nel caso tutto rimanesse così e nei prossimi mesi dovessero davvero diminuire le farmacie che dispensano cannabis, per i pazienti resta strada dell’importazione diretta delle infiorescenze dall’estero (D.M. 2/97)  ma il problema rimane per chi ad esempio utilizza estratti o altri tipi di preparazioni. Senza contare che la procedura per l’acquisto dall’estero prevede diversi passaggi burocratici (compilazione del modulo di importazione da parte del medico, consegna alla farmacia territoriale o ospedaliera, richiesta di “nulla osta” per l’importazione al ministero della Salute, acquisto direttamente dal Ministero della salute olandese), e va ripetuta ogni 3 mesi.

Nel giro di un mese in Italia abbiamo dunque assistito a diverse farmacie multate per pubblicità indiretta alla cannabis, per il solo fatto di essere presenti su alcuni motori di ricerca che indicavano le farmacie che ne avevano disponibilità (violando secondo il ministero della Salute la legge che disciplina le sostanze stupefacenti), quando da anni su altri motori di ricerca sono presenti farmacie che indicano la disponibilità di morfina od oppiacei, senza che nessuna sanzione sia stata comminata. Ed ora questa nuova legge, firmata dal ministro della Salute Lorenzin, che di fatto obbliga le farmacie che dispensano cannabis a lavorare in perdita.

A questo punto le domande, a cui è difficile dare risposta, sono due: chi vuole affossare la cannabis terapeutica in Italia? E perché è stato avviato un progetto di produzione nazionale, che deve ancora recuperare gli investimenti, se poi le istituzioni fanno di tutto per mettere i bastoni tra le ruote a chi dovrebbe dispensare la cannabis?

Mario Catania

Commenti su FB

commenti su facebook

Tags: