“La cannabis terapeutica è un diritto umano”: il dottor Franjo Grotenhermen ci spiega perché

03/06/2014 13:59

Medical Cannabis declarationUna campagna che coinvolga tutto il mondo per spiegare i benefici che la cannabis terapeutica può dare per una serie di patologie. E’ il progetto che è stato lanciato nei giorni scorsi con la Medical Cannabis Declaration da diverse organizzazioni e associazioni europee e americane che fanno riferimento all’articolo 3 della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo adottata dalle Nazioni Unite nel 1948. L’obiettivo quello di riunire tutti i pazienti in una causa comune, sensibilizzando i medici e gli operatori sanitari oltre che i governi e i propri funzionari.

Franjo_Grotenhermen 2012

Il dottor Franjo Grotenhermen

E’ dunque iniziato un lungo percorso che si basa prima di tutto sull’educazione e sulla conoscenza per portare benefici a tutta la società. Per saperne qualcosa in più abbiamo rivolto qualche domanda ad uno dei promotori, il dottor Franjo Grotenhermen, responsabile della ricerca scientifica sull’impiego terapeutico dei cannabinoidi in medicina presso il Nova-Institut di Colonia e direttore esecutivo dell’International Association for Cannabinoid Medicines in Germania.

Quale è lo scopo della dichiarazione ?
Lo scopo principale è che un numero crescente di pazienti, indipendentemente dalla propria condizione e dal paese di provenienza, che traggono profitto o possano trarre profitto dai farmaci a base di cannabis per curare le loro gravi patologie, ottengano l’accesso legale a questi farmaci e che tale trattamento venga accettato come possibilità  da un numero crescente di pazienti, medici e gli altri operatori del sistema sanitario, dai funzionari del governo e da tutta la società. Sarà un processo lungo.

Perché secondo lei la cannabis per scopi terapeutici è un diritto umano?
Secondo la Dichiarazione dei Diritti Umani delle Nazioni Unite risalente al 1948 qualunque essere umano dovrebbe avere accesso a cure mediche indipendentemente dal suo status, soprattutto sociale ed economico. Oggi sappiamo molto del valore medico della cannabis e dei cannabinoidi e non può più essere più tollerato il fatto che in molti paesi non ci sia la possibilità giuridica per pazienti gravemente malati di avere accesso ai medicinali a base di cannabis. Non è più tollerabile che molte persone soffrano perché non hanno accesso ad un trattamento che può essere molto vantaggioso per loro.

In Italia abbiamo leggi che permetterebbero di usare la cannabis terapeutica, ma l’accesso al farmaco per i pazienti è davvero difficile. Può essere anche a causa di un problema culturale per medici che non conoscono questo tipo di trattamento?
Cambiare il modo in cui la cannabis viene percepita da pazienti, medici, governi e il pubblico in generale, è un processo che richiede tempo. I pregiudizi hanno la capacità essere molto resistenti ai cambiamenti.

Come può essere risolto questo problema?
Per quanto riguarda i medici e altri operatori sanitari abbiamo bisogno di più istruzione e informazione. E’ un obiettivo può essere raggiunto con diversi mezzi. In primo luogo con articoli su riviste scientifiche, colloqui, convegni medici, ecc… Poi cambiando l’opinione pubblica, perché tutte le persone coinvolte in questo processo (pazienti, medici, governi, giornalisti) sono influenzati dai cambiamenti nella pubblica opinione. Terzo: con un numero crescente di pazienti che informano i loro medici riguardo alle proprie esperienze positive è possibile che sempre più medici scelgano di provare questi farmaci per uno o più dei loro pazienti. In altri paesi, dove la cannabis è disponibile per scopi medicinali all’inizio c’era solo un numero ristretto di medici che proponevano di utilizzare cannabis e cannabinoidi come medicina.

Come continuerà la campagna?
Questo è un progetto a lungo termine e fa parte delle iniziative che si propongono un cambiamento dell’opinione pubblica su questo tema. Attualmente molte persone stanno firmando la dichiarazione e vi è un crescente numero di organizzazioni
tutto il mondo che sta aderendo per sostenere la campagna. In una seconda fase saremo in grado di riunire i firmatari dello stesso paese, permettendo loro di lavorare insieme e far progredire la campagna. Verranno anche ampliate le lingue del sito e della dichiarazione per permettere al più alto numero possibile di persone in tutto il mondo di aderire.

Mario Catania

 

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