Endocannabinoidi e cannabidiolo per inibire il cancro al colon: due ricerche italiane

17/06/2014 17:14

colon-rettoProseguono con nuovi risultati le ricerche sull’azione degli endocannabinoidi (quelli prodotti naturalmente dal nostro sistema endocannabinoide) e dei fitocannabinoidi (quelli presenti nella cannabis) sulle cellule tumorali del colon. Uno studio è frutto dell’attività dei ricercatori dell’Azienda Ospedaliera “Saverio de Bellis” di Bari, del Dipartimento di Scienze Farmaceutiche dell’Università di Salerno, dell’Istituto di Endocrinologia e oncologia sperimentale del CNR di Napoli e del Dipartimento di Biologia dell’Università Federico II di Napoli.

La ricerca mira a identificare gli effetti dell’anandamide sulle cellule tumorali umane del colon tramite l’azione sulle poliammine. L’anandamide è un cannabinoide endogeno che agisce sul recettore CB1 e contribuisce, fra l’altro, al controllo delle cellule tumorali. Le poliammine sono sostanze che giocano un ruolo importante nella proliferazione delle cellule e le formazioni tumorali ne richiedono quantità elevate. Lo studio ha osservato che, attraverso il recettore CB1, l’anandamide riduce i livelli delle poliammine e la conseguente proliferazione neoplastica. Questa ricerca contribuisce quindi alla comprensione dei meccanismi con cui i cannabinoidi inibiscono la crescita tumorale.

Dagli endocannabinoidi ai medicinali estratti dalla cannabis, un secondo studio del Dipartimento di Farmacia dell’Università di Napoli Federico II e dell’Institute of Medical Sciences dell’Università di Aberdeen verifica gli effetti del cannabidiolo in vitro su carcinomi umani del colon e in vivo sui topi. Il medicinale utilizzato era un estratto standard di varietà sativa con alto contenuto di CBD denominato CBD BDS, a cui è stato comparato l’effetto del CBD puro. Entrambi i farmaci hanno inibito in modo selettivo la proliferazione delle cellule tumorali tramite i recettori dei cannabinoidi, ma nelle prove in vitro su cellule umane l’estratto botanico CBD BDS ha evidenziato una maggiore affinità con entrambi i nostri recettori CB1 e CB2 rispetto al puro CBD.

Stefano Mariani

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