Ansia e stress: il potenziale della cannabis secondo gli studi scientifici

03/02/2015 18:59

Ansia cannabisUn recente studio scientifico effettuato sui topi e pubblicato sulla rivista Physiology & Behavior, identifica nel terpene chiamato β-cariofillene un potenziale trattamento per ansia e depressione. Il β-cariofillene è un terpene presente negli oli essenziali di varie piante, tra le quali rosmarino, luppolo, pepe nero e appunto, la cannabis. Come la maggior parte terpeni contribuisce all’aroma univoco associato con oli vegetali ma ha la particolarità di legarsi ai recettori del nostro sistema endocannabinoide alla pari dei fitocannabinoidi della cannabis. “Il presente studio – ha spiegato il team di ricercatori dell’Università degli Emirati Arabi Uniti –  ha chiaramente dimostrato l’effetto ansiolitico e antidepressivo del β-cariofillene e il suo meccanismo di base dipendente dal recettore CB2 nei roditori. 

I risultati supportano anche il coinvolgimento del recettore CB2 nella regolazione del comportamento emotivo e suggeriscono che questo recettore potrebbe essere un obiettivo terapeutico rilevante per il trattamento di ansia e disturbi depressivi”. I ricercatori hanno aggiunto che studi precedenti hanno anche dimostrato l’importanza dei recettori CB2 nel ridurre l’ansia e la depressione, e che una migliore comprensione delle proprietà di questo terpene possa contribuire a spiegare perché i consumatori di cannabis citino spesso il sollievo da ansia e depressione come principale effetto della sostanza. 

Nel 2013 gli studiosi hanno scoperto una nuova potenziale strategia per trattare l’ansia che punta sugli inibitori modificati chimicamente dell’enzima COX-2, dimostrano nella loro ricerca scientifica di essere in grado di attivare gli endocannabinoidi nei topi senza effetti collaterali. “Pensavamo di conoscere tutto quello che c’era da sapere sugli inibitori modificati chimicamente dell’enzima COX-2 – ha spiegato Lawrence Marnett, direttore del Vanderbilt Institute of Chemical Biology e coautore dello studio insieme al professor Sachin Patel– ma non è così. L’approccio utilizzato è un modo molto potente per aiutare a progettare la prossima generazione di farmaci. Nei prossimi anni inizieremo a lavorare su questi medicinali”.

Mentre una nuova ricerca, pubblicata su Neuron e realizzata dallo stesso team guidato dal dotto Patel, da una spiegazione scientifica del perché i cannabinoidi possano essere efficaci. In uno studio condotto sui topi un gruppo internazionale di studiosi guidato dai ricercatori della Vanderbilt University è riuscito per la prima volta a identificare i recettori dei cannabinoidi nel nucleo centrale dell’Amigdala, ritenuta dagli scienziati il centro chiave emozionale del cervello responsabile della risposta all’ansia e allo stress. ”Sappiamo dove sono i recettori, sconosciamo la loro funzione, sappiamo come questi neuroni rilascino i propri cannabinoidi”, ha detto Sachin Patel, il responsabile dello studio: “Ora dobbiamo capire come questo sistema sia colpito dallo stress perché è una cosa che potrebbe cambiare radicalmente la nostra comprensione della comunicazione cellulare nell’amigdala”.

Redazione Cannabisterapeutica.info

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