Il dottor Leimgruber: “I medici prendano coscienza delle doti terapeutiche della cannabis”

10/06/2015 16:03

Hans Leimgruber
“Ho vissuto in Sudamerica e ho conosciuto tribù di Indios che usano la cannabis per curarsi da migliaia di anni e sanno esattamente per cosa usarla. Il problema da noi è superare la demonizzazione che questa pianta ha subito negli ultimi 80 anni per fare in modo che anche i medici comuni capiscano le potenzialità terapeutiche di questa pianta e dei suoi derivati. Gli studi scientifici continuano a progredire e non si tratta di teorie strampalate di scienziati borderline, ma di studi pubblicati sulle riviste scientifiche più importanti”.

Questa è l’opinione del dottor Hans Leimgruber, specialista in medicina generale che lavora in Svizzera nel Canton Ticino. La chiacchierata con il dottore ha toccato diversi temi: dal sistema endocannabinoide agli studi scientifici sulla cannabis, passando per la necessità che la classe medica prenda coscienza delle potenzialità terapeutiche di questa sostanza. Poi abbiamo chiesto al dottore com’è la situazione in Svizzera per la prescrizione di farmaci a base di cannabis, per scoprire che la situazione non è poi tanto diversa da quello che accade in Italia. Il dottore infatti, vista la complessità delle procedure burocratiche per ottenere infiorescenze e farmaci derivati dalla cannabis, sta proponendo ai pazienti un estratto puro di CBD, che, non essendo classificato come farmaco, non è soggetto a prescrizione.

La sostanza è prodotta dalla Purexis, azienda svizzera della quale vi avevamo parlato tempo fa. A questo proposito nel mondo scientifico c’è un grande dibattito in corso. E’ opinione di molti medici che gli effetti terapeutici della cannabis siano dovuti al cosiddetto “effetto entourage” e cioè al fatto che le molte sostanze presenti nella cannabis (cannabinoidi, terpeni, flavonoidi, acidi grassi etc…) agiscano in sinergia per equilibrarsi, limitare gli effetti collaterali e dare il massimo del beneficio. Secondo questa teoria quindi sarebbe consigliato utilizzare estratti che contengono tutte le sostanze presenti nella pianta, invece che estrarne una sola molecola. A questo proposito il futuro della medicina che concerne la cannabis dovrebbe concentrarsi su come ottenere diverse genetiche che esprimano diversi contenuti di cannabinoidi e terpeni in modo che possano rispondere a patologie o problemi precisi. Ne abbiamo chiesto conto al dottore che ci ha spiegato che sia vero ma che attualmente, a causa delle difficoltà di ottenere infiorescenze ed estratti completi, stiano utilizzando questo prodotto che risulta comunque efficace ad esempio nel trattamento del dolore e che lo stia sperimentando nel trattamento di psicosi schizofreniche e bipolari. Sono diversi infatti gli studi scientifici che sottolineano come diversi cannabinoidi abbiano proprietà neuroprotettive (cosa che vale anche per il THC e per le infiammazioni cerebrali).

“I meccanismi che coinvolgono il nostro sistema endocannabinoide – continua il dottore – dovrebbero essere presi seriamente in considerazione dalla comunità scientifica. E’ chiaro che per le multinazionali farmaceutiche, interessate a produrre farmaci costosi, i derivati di una sostanza naturale che possano aiutare a risolvere non pochi problemi, non sono una cosa molto interessante”.

Mario Catania

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