Luigi Romano: il ricercatore italiano che studia gli estratti di cannabis

24/03/2016 11:18
Luigi Romano insieme al prof. Raphael Mechoulam e al dott. Sébastien Béguerie alla Cannabinoid Conference del 2013 a Colonia

Luigi Romano insieme al prof. Raphael Mechoulam e al dott. Sébastien Béguerie alla Cannabinoid Conference del 2013 a Colonia

Il dottor Luigi Romano è un biologo e ricercatore italiano che da tempo si sta dedicando allo studio degli estratti di cannabis, sia per ciò che concerne il processo e le modalità di estrazione, sia per quello che riguarda la normalizzazione dell’utilizzo di questo tipo di prodotti in medicina. Dopo uno stage presso l’azienda olandese Bedrocan, che produce i diversi tipi di infiorescenze che ad oggi importiamo dall’Olanda e distribuiamo tramite le farmacie galeniche, ha proseguito la sua attività in Italia collaborando con l’associazione LapianTiamo. Il suo lavoro più conosciuto è quello svolto insieme al dottor Arno Hazekamp, dedicato alla valutazione chimica di diversi estratti ottenuti con metodi differenti. Dopo un’esperienza in California il dottore sta lavorando ad un progetto di ricerca con un’azienda italiana; noi l’abbiamo contattato per capire meglio i suoi progetti futuri e raccontarvi le novità alle quali sta lavorando.

All’inizio della sua attività di ricerca è stato alla Bedrocan per uno stage. Cosa può dirci della realtà olandese di ricerca e produzione?

Fase di evaporazione dell'alcol: evaporazione a bagno maria del solvente utilizzato per l'estrazione

Fase di evaporazione dell’alcol: evaporazione a bagno maria del solvente
utilizzato per l’estrazione

Ovviamente in Olanda c’è una diversa visione della Cannabis sotto svariati punti di vista quindi è logico che siano stati i primi ad organizzare una realtà del genere anche sulla Cannabis medicinale. Come azienda la Bedrocan è all’avanguardia in Europa ma credo anche nel mondo, dal 2003 hanno iniziato a sperimentare la standardizzazione delle coltivazioni e i loro prodotti sono gli unici, come infiorescenze, a poter essere prescritti e somministrati a pazienti. Quindi “high grade medicinal Cannabis” e sappiamo tutti che la qualità dei loro prodotti è indiscutibile. La loro ricerca parte dalle genetiche con profili determinati di cannabinoidi e terpeni, quindi varietà THC (tipo Bedrocan), varietà THC:CBD (tipo Bediol), varietà CBD (tipo Bedrolite) per coprire un’ampia gamma di patologie che hanno bisogno di rapporti THC:CBD diversi.
Individuata la linea genetica che porta a questi profili si passa alla standardizzazione che parte dalla coltivazione quindi studi su tutto quello che influenza il fenotipo delle piante e di conseguenza il profilo chimico, quindi cannabinoidi e terpeni. Si parte dalla genetica delle piante, come stabilizzarla nel tempo per avere sempre individui costanti; metodi di clonazione, non quella genetica ma quella per “cuttings” o “cloni da pianta madre” per avere delle copie il più uniforme possibile; ambiente nelle grow room, illuminazione, temperatura, umidità, ventilazione, terreno, irrigazione, nutrienti, ecc.; ambiente nelle sale di deumidificazione o essiccatura; conservazione e stoccaggio. Dopo tutto questo, il prodotto viene ulteriormente controllato, dal Ministero Olandese della Salute dello Sport e del Benessere
e dall’Office for Medicinal Cannabis (O.M.C. o Cannabis Bureau) per quel che riguarda il profilo chimico ed eventuali presenze di contaminanti (organici e inorganici). Avendo predisposto un sistema che parte dal Governo, quindi Ministero della Salute Olandese, sezione Office for Medicinal Cannabis, che controlla il produttore di materia prima (Bedrocan) è facile per qualsiasi Università, ente pubblico o società privata, ecc avere a disposizione delle infiorescenze standardizzate dalle quali partire per fare qualsiasi tipo di ricerca si abbia in mente. La produzione è correlata alla richiesta e negli ultimi anni la richiesta è aumentata quindi hanno costruito altri capannoni e hanno preso una nuova sede. Senza tener conto che ora sono anche in Canada, quindi mercato oltre oceano.

Cosa pensa invece dell’inizio della produzione di cannabis a Firenze presso
lo stabilimento chimico militare farmaceutico?

Estratto concentrato di cannabis ottenuto tramite miglioramenti al metodo Romano-Hazekamp

Estratto concentrato di cannabis ottenuto tramite
miglioramenti al metodo Romano-Hazekamp

E’ un bel progetto ma non so fino a che punto. Da quelle poche immagini che si trovano sul web il loro prodotto non è un gran che almeno visto da uno schermo. Le tecniche di coltivazione che si vedono sono primitive e inadeguate per un prodotto che vorrebbe fare concorrenza a quello olandese e quindi essere di alto grado medico.
Loro dichiarano che la fase sperimentale è finita e che per questo giugno ci potrebbero essere i primi prodotti ma io mi chiedo come mai la Bedrocan ci ha messo 5 o 6 anni per standardizzare i loro prodotti mentre i militari solo 1 anno o meno. L’aiuto del CREA-CIN di Rovigo ha portato certe competenze ma la conoscenza della pianta di Cannabis, lo studio delle sue varietà, dei suoi profili chimici, di come lavorare il prodotto e utilizzarlo per quel che sono le sue proprietà terapeutiche non si possono insegnare e imparare in un anno.

Come ricercatore ha realizzato uno studio sugli estratti di cannabis. Cosa ne pensa delle capacità antitumorali dei cannabinoidi?

Prove di decarbossilazione: effettuate nei Gorleaus Laboratory dell'Università di Leiden

Prove di decarbossilazione: effettuate nei Gorleaus Laboratory dell’Università di Leiden

Le capacità antitumorali dei cannbinoidi sono state studiate in migliaia di lavori In vitro (cellule animali e umane) e In vivo (modelli animali) individuando i meccanismi biochimici che vanno dal controllo della proliferazione, quindi apoptosi o morte cellulare programmata, all’inibizione dell’angiogenesi, formazione di nuovi vasi sanguigni che alimentano la massa tumorale, all’inibizione sulla migrazione delle cellule tumorali e quindi effetti sulle metastasi, inibizione dei meccanismi di adesione e invasività delle cellule tumorali.
Ad oggi è stato effettuato solo un pilot clinical trial nel 2006 dal professor Manuel Guzman nel quale nove pazienti terminali con glioblastoma multiforme sono stati trattati con iniezioni intracraniche e intratumorali di una soluzione contente THC al 96,5% più altri isomeri. I risultati, strabilianti: miglioramento di tutti i sintomi clinici quali disfasia, ipertensione craniale, emiparesi, cefalea e allucinazioni, deficit motori migliorati. Aspettativa di vita: la media dopo l’operazione è stata di 24 settimane, 2 dei pazienti sopravvissero per circa 1 anno, solo 1 paziente sembra non aver risposto al THC almeno sotto il profilo dell’aspettativa di vita. Fantascienza? No realtà, realtà che si può implementare solo con la ricerca. Queste sono le basi su cui si fonda l’utilizzo da parte di milioni di pazienti in tutto il modo di estratti concentrati a base di Cannabis per trattare i più svariati tipi di tumore. Basta fare un semplice ricerca sul web e si trovano migliaia di siti, testimonianze, case report, ecc su pazienti che assumono “Cannabis Oil” per combattere meglio la loro lotta contro il cancro. Tali estratti, a differenza di quello che qualcuno sostiene, non arrivano al 98% di THC: sarebbe una purezza da standard analitico da
laboratorio. La massima concentrazione che ho visto con i miei occhi è 79,86% di THC quindi su 1 grammo di estratto 798,6mg sono di THC. Considerando l’esperienza di diversi pazienti e anche la preparazione
utilizzata nello studio del professor Guzman, la “terapia” indicata è quella dell’ormai classico 1g di Cannabis Oil al giorno, dopo aver costruito la proprio tolleranza al principio attivo.

Che attività di ricerca svolge oggi?

diverse capsule Petri contenenti diversi estratti sul bancone di un laboratorio di una azienda americana

diverse capsule Petri contenenti diversi estratti sul bancone di un laboratorio di una azienda americana

La mia linea di ricerca è sempre focalizzata sugli estratti totali, quindi come migliorare il metodo, standardizzarlo e riuscire ad inserirlo nella Farmacopea Italiana in modo tale da dare direttive chiare a tutti su come preparare estratti a base di Cannabis. Dopo la mia esperienza in California ho iniziato a rivalutare l’utilizzo di estratti nella miscela di liquidi per vape-pen in quanto con il giusto mix di ingredienti naturali si può evitare il glicolepropilenico e l’alcol utilizzati per i classici liquidi e-cig. Quindi al momento lavoro soprattutto su queste due linee di Ricerca e Sviluppo.

Ha accennato ad un progetto che la sta tenendo molto occupato, può dirci di cosa si tratta?
Al mio rientro dagli US sono stato contattato dai soci fondatori di una nuova azienda situata in Centro Italia che si proporrà come una delle prime realtà italiane nella produzione di estratti di Cannabis ad alto contenuto di CBD. Ad oggi è stato realizzato un primo laboratorio pilota utile per standardizzare le tecniche estrattive e la produzione dei prodotti finali. Il progetto complessivo, indirizzato a ricevere le opportune certificazioni GMP (Good Manifacturing Procedures) per produrre estratti di livello farmaceutico, deve naturalmente avere tutte le specifiche di legge per poter operare a norma; in questo senso si stanno facendo approfondimenti a tutti i livelli per avere un quadro puntuale della materia ad oggi purtroppo deficitario.
Tutto questo deve far si che, a differenza della miriade di “CBD Oil”, l’azienda potrà fornire un prodotto certificato BIO, con referto di analisi effettuato da terzi per garantire trasparenza e affidabilità.
Oltre agli estratti si potranno avere diversi prodotti quali infiorescenze, estratti puri o diluiti in oli vegetali BIO (oliva o semi di canapa), preparati per vape-pen o e-cig senza glicole o alcol. Purtroppo è chiaro che, per piani industriali già predefiniti, in mancanza di risposte nette e chiare relative a questo tipo di produzione ci si troverà costretti ad impiantare la struttura fuori Italia. Questo sarebbe un peccato considerando che la compagine imprenditoriale e i dei professionisti legati all’iniziativa si troverebbe a dover per l’ennesima volta portare fuori dall’Italia un know-how e risorse
importanti.

Mario Catania

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