L’Organizzazione delle Nazioni Unite si appresta a decidere il futuro del CBD

08/11/2017 12:36

E’ iniziata la conferenza dell’Organizzazione mondiale della sanità a Ginevra, che deciderà quale sarà la regolamentazione del cannabidiolo, il CBD, in tutto il mondo.

Si tratta del 39esimo meeting sulle dipendenze basato sulla riunione del comitato di esperti (ECDD): è iniziato il 6 novembre e terminerà il 10. In totale si discuterà di 17 sostanze, tra le quali anche il CBD. Verranno riesaminate per il loro potenziale di dipendenza, abuso e danno alla salute e l’ECDD darà poi raccomandazioni al Segretario generale delle Nazioni Unite sulla necessità e sul grado di regolamentazione possibile per i farmaci.

Anche gli Stati Uniti sono firmatari della Convenzione sulle sostanze psicotrope del 1971, che prevede che chi ha informazioni su una sostanza sulla quale si pensa che siano necessari controlli internazionali per la salute e la sicurezza pubblica (o cambiamenti in tali controlli), le debba notificare al segretario generale delle Nazioni Unite fornire con informazioni a sostegno del loro parere.

Per questo motivo l’FDA americana, dopo aver dichiarato che il CBD “ha effetti benefici”, ha chiesto ai cittadini di postare su un sito governativo, le proprie conoscenze o esperienze avute con tale sostanza. L’OMS stesso ha fatto circolare un’indagine per raccogliere gli input delle aziende interessate in Europa. L’EIHA (European Industrial Hemp Association) ha scritto ai membri interessati per incoraggiarli a partecipare all’indagine e sta raccogliendo materiale di supporto. Il comitato dell’EIHA e la Fondazione parigina per gli approcci alternativi alla dipendenza (FAAAT), sono in prima linea nel tentativo di influenzare positivamente la decisione dell’ONU.

Le proprietà terapeutiche del CBD, cannabinoide non psicoattivo contenuto nella cannabis, sono infatti al centro della ricerca scientifica soprattutto per le sue capacità anti-convulsivanti nel trattamento di forme di epilessia farmaco resistente. Attualmente l’FDA ha inserito il CBD in tabella I, cioè quella delle sostanze psicoattive vietate a cui non è riconosciuta alcuna proprietà terapeutica. Mentre di recente il cannabinoide è stato registrato in Gran Bretagna come principio attivo farmacologico. In Italia c’è un documento del 2008 firmato dall’allora dirigente dell’Ufficio centrale stupefacenti del ministero della Salute, che spiegava come da noi il CBD fosse un componente con riconosciuta attività farmacologica ma che non era inserito in tabella I, quella della sostanze stupefacenti, senza specificare altro. Da sottolineare come in Europa l’unico farmaco registrato a base di cannabis sia il Sativex, che tra i suoi principi attivi ha anche il CBD.

Raúl Elizalde, presidente della società HempMeds Mexico, è stato invitato a parlare del CBD durante la riunione. Elizalde è stato un grande sostenitore dell’uso medicinale della cannabis da quando ha iniziato a utilizzare CBD per aiutare la sua figlia di dieci anni, Grace, che soffre di una grave forma di epilessia. Elizalde intende invitare i delegati a non raccomandare la regolamentazione della CBD. “Sono entusiasta di parlare con i leader mondiali e li esorto a non considerare il CBD come farmaco“, ha detto.

Elizalde teme che una raccomandazione per disciplinare il CBD limiterà il suo utilizzo e negherà l’accesso a innumerevoli pazienti che già contano su di esso. Invece, Elizalde ritiene che il CBD dovrebbe essere classificato come integratore alimentare. “Spero che considereranno il CBD in maniera simile alla vitamina C, un integratore che ha una dose giornaliera raccomandata, non un farmaco che poi deve essere prescritto”, ha detto.

L’eventuale determinazione da parte dell’ONU che il CBD non debba essere soggetto a regolamentazione, potrebbe spingere la sua riprogrammazione anche in America, dove il cannabinoide continua ad essere inserito in tabella I, nonostante una sentenza della Corte d’appello, secondo la quale i costituenti non-psicoattivi della canapa non sono soggetti a regolamentazione in base alla legge.

Intanto, oltre al CBD, le Nazioni Unite si apprestano a decidere anche su altre 16 sostanze psicoattive tra le quali 6 diversi tipi di oppiacei sintetici, 5 agonisti dei cannabinoidi sintetici (del tipo K2 e Spice) e la ketamina. L’ONU ha combattuto per anni con la ketamina, avendo precedentemente riesaminato il suo status nel 2006, nel 2012 e nel 2014. Nel 2015 un’organizzazione delle Nazioni Unite ha deciso di posticipare una proposta per mettere la chetamina in tabella IV.

QUI il rapporto preliminare sulle proprietà farmacologiche, tossicologiche e il potenziale di abuso e dipendenza del CBD.

Redazione di cannabisterapetuica.info

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