Ingiustizia all’italiana: indagato Walter De Benedetto, che coltivava cannabis per curarsi

Settembre 10 2020 | Storie / Testimonianze

Walter è già condannato e la sua condanna si chiama artrite reumatoide, fine pena: mai. Tra le malattie osteoarticolari l’artrite reumatoide rappresenta la malattia più severa in termini di danno strutturale delle articolazioni, di danno osseo secondario, di complicanze extra-articolari, di comorbidità associate e di rischio di mortalità. Si tratta di una malattia infiammatoria cronica autoimmune che colpisce in maniera elettiva le articolazioni. La malattia, a causa dell’infiammazione delle articolazioni, si presenta con dolore, gonfiore, rigidità al movimento e successiva perdita della funzionalità delle articolazioni coinvolte. Il dolore è il sintomo principale. E’ una malattia rara per la quale le case farmaceutiche non dimostrano grandi interessi di ricerca.

Walter De Benedetto, la storia di un paziente che non ha perso la speranza

Non bastava vedere Walter soffrire su una sedia a rotelle per una malattia estremamente invalidante. Non bastava frustrarlo nella sua ricerca di un trattamento efficace che migliorasse la sua qualità di vita. Ora è anche ufficialmente indagato per coltivazione di sostanza stupefacente. Oltre il danno, la beffa. Oltre l’abisso della sua malattia poteva arrivare solo quell’accozzaglia di istituzioni, burocrazia e leggi che con questo atto formale chiudono il cerchio dell’imbecillità italiana.

Walter, 49 anni, si ammala 34 anni fa. Dopo 3 mesi di febbre alta, vomito e rigidità muscolare arriva la diagnosi: probabile” artrite reumatoide. Per tutta la vita, fino alla prima prescrizione di cannabis medica, Walter ha provato moltissimi trattamenti con effetti collaterali devastanti: antimalarici, chemioterapici, immunosoppressori, oppiacei, farmaci sperimentali costosissimi. E’ solo la sua tenacia che lo spinge nella sua ricerca di una qualità di vita migliore e, nonostante le sue difficoltà, a studiare. E’ così che approda alla cannabis terapeutica nel 2011, e dopo 3 mesi il primo risultato: elimina la morfina. Certo, molti danni sono irreversibili: le vene sono ormai chiuse, il cortisone ha peggiorato l’otesoporosi, lo stomaco è devastato. Grazie alla cannabis e ad un’alimentazione sana per la prima volta la malattia si ferma e gli dà tregua. Ma iniziano i problemi con le forze dell’ordine. Il Bedrocan prescritto non basta per i suoi dolori, come non basta per i tanti pazienti italiani. Del problema della continuità terapeutica in Italia ci siamo già occupati e di recente è stata avviata un’iniziativa importante per analizzare il problema (ne parliamo qui). Tra il mercato nero e l’autoproduzione Walter decide di coltivare. Ma inizia per lui una nuova condanna.

La serra di Walter

Ne ha dato la notizia ieri  il Corriere di Arezzo: il reato imputato è quello di “coltivazione di sostanza stupefacente in concorso”. Anche perché da solo in effetti non sarebbe in grado di condurre una serra. La vicenda risale ad ottobre 2019 quando l’amico di Walter è stato “sorpreso” ad innaffiare le piante nella serra che si trovava in un terreno di proprietà di Walter: arrestato e rilasciato, alla fine del processo il giudice Giulia Soldini  ha disposto per l’amico di Walter la “messa alla prova” che se superata cancellerà il reato. M.B., 42 anni, dava una mano a De Benedetto nella coltivazione di cannabis dalla quale Walter otteneva la sostanza per uso terapeutico. Nell’immediato Walter non fu colpito da alcun procedimento, ma si sa, la giustizia in Italia è lenta. E’ stato quindi successivamente aperto nei suoi confronti un fascicolo che lo dichiara indagato. Abbiamo raggiunto Walter telefonicamente per chiedergli un commento a riguardo: l’abbiamo trovato stanco, provato e arrabbiato per questa situazione:

“Lo sanno i signori quanto ci vuole per fare un grammo di olio? Pensano che la cannabis terapeutica si assuma solo tramite infuso. Scopriranno che quel quantitativo è appena sufficiente per produrre l’olio che consumo in un anno. Io mi curavo con l’olio e da quando è successo il fatto non mi ci posso curare più e sono peggiorato moltissimo. Il mio peggioramento non è un caso perché la cannabis è un ottimo coadiuvante. Ho dovuto bussare a tante porte per avere questa prescrizione, e per tanto nessuno ha aperto. Ora finalmente ho questo foglio. Sono condannato a morte, lasciatemi vivere sereno”.

Romana De Micheli

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