L’olio di CBD è stato inserito nella tabella dei medicinali del testo unico sugli stupefacenti

Ottobre 16 2020 | Legislazione ed economia

L’olio di CBD in Italia è uno stupefacente inserito nel testo unico e nella tabella dei medicinali, sezione B. Questo significa che dal 30 ottobre, quando entrerà in vigore visto che sulla Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato il 15 ottobre, gli oli in commercio nei negozi sono probabilmente da considerarsi illegali.

E’ il frutto di un decreto pubblicato dal ministero della Salute, nel quale viene scritto che: “Nella tabella dei  medicinali, sezione  B, del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, è inserita, secondo l’ordine alfabetico, la seguente categoria di sostanze: composizioni per somministrazione ad uso orale di cannabidiolo ottenuto da estratti di Cannabis”.

Nelle premesse dell’unico articolo del decreto viene spiegato che uno dei motivi che hanno portato a questa decisione è il fatto che  “e’ in corso di valutazione presso l’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) una richiesta di autorizzazione all’avvio della commercializzazione di un medicinale, in soluzione orale contenente cannabidiolo, che ha gia’ ricevuto l’autorizzazione all’immissione in commercio centralizzata da parte dell’European Medicines Agency (EMA)”. Si tratta dell’Epidiolex, il farmaco prodotto dalla GW Pharmaceuticals a base di CBD.

A questo punto assume un nuovo senso anche la circolare menata a fine settembre dal ministero della Salute, nella quale si palesava un divieto di produrre oli e resine, oltre che quello di fare consegne di prodotti ai pazienti.

Ricordiamo che l’OMS, dopo un lungo procedimento di revisione della cannabis nelle tabelle internazionali, ne aveva riconosciuto le proprietà mediche. Non solo, perché parlando di CBD l’organismo internazionale aveva sottolineato che, secondo il suo parere, il CBD non sarebbe dovuto essere inerito in nessuna tabella. Una decisione che sarebbe dovuta essere ratificata dagli stati membri con una votazione, che però è stata rimandata due volte e che si sarebbe dovuta tenere a dicembre.

Secondo il dottor Marco Ternelli, farmacista esperto in questo tipo di preparazioni, non tutto è perduto. “Gli oli a base di CBD sono stati inseriti nella tabella B sezione medicinali, ma non nella tabella II, quella in cui è contenuta la cannabis. Quindi uno scenario è che qualunque olio o estratto contenente CBD è considerato un farmaco e uno stupefacente. L’interpretazione salvifica potrebbe essere quella di dire: la tabella dei medicinali vale solo per i farmaci, e quindi i prodotti al CBD non considerati tali, non possono fare riferimento a quella tabella”.

Ad ogni modo, comunque vada, è un decreto che avrà ripercussioni anche sui farmacisti e sulle preparazioni. “E’ una faccenda complicata. Il farmacista o le aziende che hanno il CBD naturale, in cristallo, non dovrebbero considerarlo come uno stupefacente, ma se il farmacista lo mette in olio o in capsule ad uso orale, quello che ha fabbricato è un farmaco stupefacente. Il problema è che non avevo una sostanza stupefacente prima”.

Non resta che vedere se dal Ministero arriveranno delle specifiche, come magari delle percentuali per le quali il prodotto possa essere considerato integratore e oltre al quale invece sarà considerato farmaco, ma allo stato attuale il decreto non lascia molte interpretazioni.

Redazione di Cannabisterapeutica.info

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