La cannabis per ridurre numero e intensità delle crisi epilettiche: l’unico problema? Il costo

Novembre 10 2020 | epilessia, Patologie, Storie / Testimonianze

“Voglio dire che io uso la cannabis per curare la mia epilessia e mi trovo molto bene. Con le altre medicine che prendevo prima stavo male. Alleviavano un pochino le crisi ma stavo male. Quando ho iniziato a curarmi con la cannabis le crisi non c’erano più e stavo bene. Ora con la cannabis posso fare cose che prima non facevo. Posso dormire tranquilla e riposare, giocare, correre. Prima non potevo correre perché mi affaticavo e mi sentivo male. Ad esempio ho fatto per la prima volta una passeggiata lunghissima con mia madre e mia sorella. Ne è valsa davvero la pena. Anche a scuola adesso partecipo a tutte le attività, prima rinunciavo sempre. Non c’è niente della cannabis che mi dà fastidio: sto bene”.

Questa è la testimonianza di Melissa, bimba di 10 anni affetta da una grave forma di epilessia che ha trovato nella cannabis un’alleata e una terapia che le permette di dormire, giocare e correre, e che avevamo intervistato questa estate insieme alla mamma. Abbiamo conosciuto anche il farmacista Giorgio Nenna che si occupa della preparazione galenica per Melissa e che ci ha rilasciato un’intervista.

Pubblichiamo di seguito la testimonianza del Dr. Ernesto Salerni, neurologo e prescrittore della cannabis terapeutica di Melissa che ripercorre per noi la storia clinica e terapeutica della piccola paziente e gli effetti della cannabis sull’epilessia. 

Epilessia farmaco resistente: la storia di Melissa raccontata dal dottor Salerni

“La piccola Melissa Janis Buscaglia sin dall’ottobre 2016 aveva presentato problemi “epilettogeni”, allucinazioni di tipo visivo, emicrania con aura oftalmica. Certo in bambini di età inferiore ai sei anni non si riesce sempre a fare una anamnesi precisa, ma con Melissa che è molto sveglia ed intelligente era più facile. Nell’ottobre del 2016 la piccola ebbe un episodio molto chiaro di disturbo epilettico con: deviazione dello sguardo a sinistra, scarsa risposta agli stimoli verbali, irrigidimento generalizzato del tronco e degli arti, vomito e perdite sfinteriali della durata di 30 minuti. All’elettroencefalogramma erano presenti, il giorno dopo, anomalie epilettiformi temporo-occipitali sinistre con tendenza alla diffusione controlaterale”.

Il dottore va avanti a raccontare che: “Nel dicembre dello stesso anno si registrava un EEG in cui le anomalie epilettiformi erano presenti in temporo-occipitale, ma questa volta a destra. In questi pazienti sappiamo che spesso questo accade perché sono tutte e due gli emisferi ad essere interessati. La bimba ripeteva l’esame due volte nel 2017 e nel gennaio 2018 con referto sostanzialmente invariato rispetto ai precedenti con anomalie da un lato, dall’altro o da entrambe”.

E così si arriva a marzo 2018, “quando la bimba veniva portata a visita da me e iniziava la terapia con la Cannabis terapeutica e in particolare con Bedrolite (in alta prevalenza CBD) in gocce in olio 5 gr in 50 millilitri” all’inizio, poi i dottori Giorgio e Alfonso Nenna hanno preferito la preparazione in capsule, “perché certamente le gocce in olio di oliva non hanno un buon sapore. La somministrazione bis in die e con incremento lento”.

In 3 mesi con la cannabis ridotte le crisi epilettiche per numero e intensità

Già nel tracciato del giugno 2018, secondo il dottore, a soli tre mesi dall’inizio della terapia con cannabis, “si aveva un notevole miglioramento rispetto agli esami precedenti e le crisi erano ridotte, nei mesi successivi, per numero e intensità. Certamente si sono introdotti anche accorgimenti che riducevano lo stimolo eccessivo all’encefalo come la forte intensità luminosa, che riducevano la privazione di sonno, e la disidratazione. Ma certamente, oltre al dato strumentale, l’introduzione della terapia con la Cannabis ha ridotto come dicevo le crisi sia per numero che per intensità”.

Entrando nello specifico e parlando dell’epilessia che colpisce Melissa il medico sottolinea che: “L’effetto farmacodinamico nei minimi particolari non è ancora noto, ma è certo che vi è con l’uso del CBD una netta riduzione della permeabilità della barriera ematoencefalica e una riduzione dei processi infiammatori ed edemigeni. Questo potrebbe essere alla base della riduzione della “eccitabilità” del tessuto nervoso e quindi dell’innesco del processo epilettogeno. Tra l’altro il beneficio è dose dipendente e inoltre l’introduzione di una ulteriore dose giornaliera spesso riduce la progressione del processo patologico, già in evoluzione, o ne determina la conclusione”.

La cannabis al posto delle terapie convenzionali: il problema è il costo

Inoltre il dottore sottolinea un aspetto importante: “In questi pazienti la Cannabis può ridurre fino ad annullare la precedente terapia convenzionale che può presentare notevoli effetti collaterali: gastrointestinali, epatobiliari, disturbi depressivi, insonnia, tremori ecc”.

“Il problema fondamentale per questo tipo di terapia”, conclude il medico, “è dato dalla non “mutuabilità” del farmaco! Cosa che costringe le famiglie a una spesa alta e costante. Ovviamente sia io che i farmacisti dottori Giorgio e Alfonso Nenna cerchiamo di venire in tutti i modi incontro alle famiglie riducendo il nostro onorario, ma lo Stato deve prendere in considerazione questo problema anche perché i dati scientifici e clinici a favore sono numerosi e vi è in fin dei conti un risparmio considerando quante cure convenzionali in meno si hanno.”

Romana De Micheli

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