Africa e cannabis medica: il Marocco vuole esportare, lo Zimbabwe setta le regole

Luglio 7 2021 | Legislazione ed economia

Anche l’Africa si apre alla cannabis medica: le ultime novità arrivano dal Marocco, che punta alle esportazioni verso il mercato europeo, e dallo Zimbabwe, che invece setta le nuove regole per la coltivazione e la commercializzazione della cannabis per uso terapeutico. Ecco tutti gli aggiornamenti.

Africa e cannabis medica: il Marocco punta al mercato europeo

Il Marocco guarda oltre il Mediterraneo e punta al mercato europeo in termini di esportazioni di cannabis medica coltivata localmente. L’annuncio lo ha dato il Ministero degli Interni marocchino che tra aprile e maggio 2021 ha presentato alle autorità locali uno studio che dimostra come il reddito netto annuale derivato dalla cannabis potrebbe raggiungere i 110.000 Dirham (pari a circa 12.316 dollari statunitensi) per ettaro. Secondo le stime, l’utile netto annuale aumenterebbe quindi del 40% rispetto a quello attuale e a beneficiarne sarebbe soprattutto il mercato nazionale del lavoro che aprirebbe così nuove posizioni riducendo la disoccupazione.

La scelta di rivolgersi in particolare al mercato europeo non è casuale: da una parte la facilità di penetrazione del prodotto, dall’altra le stime legate all’andamento dei consumi e al volume delle importazioni, secondo le quali il mercato del Vecchio Continente potrebbe rappresentare tra il 10% e il 15% delle esportazioni entro il 2028. Obiettivi principali la Spagna, i Paesi Bassi, il Regno Unito e la Germania, che secondo le previsioni potrebbero portare da soli 25 miliardi di dollari l’anno entro il 2028. Riflettori puntati anche su Francia e Italia, che secondo il report accresceranno il loro volume in termini di consumi di cannabis medica nei prossimi anni aggiungendo alla cifra stimata altri 17 miliardi di dollari fino a raggiungere in totale i 42 miliardi.

Tutto questo potrebbe essere possibile grazie alle nuove normative del mese di marzo che hanno reso il Marocco uno dei primi paesi africani a permettere l’utilizzo della cannabis per scopi terapeutici. Una scelta, questa, fatta anche per ridurre gli effetti distruttivi della coltivazione e della compravendita illecita, che, oltre ai danni economici e sociali, negli ultimi hanno causato numerosi problemi ambientali dovuti alla deforestazione incontrollata e agli incendi.

Lo Zimbabwe detta le condizioni per la produzione della cannabis

Tra gli stati africani che si stanno muovendo verso una regolamentazione relativa alla cannabis terapeutica c’è invece lo Zimbabwe, dove il governo nel maggio 2021 ha annunciato le nuove linee guida per la produzione e la lavorazione della cannabis, normative che per il momento coinvolgono sono la coltivazione per uso scientifico e terapeutico.

Dall’aprile 2018 in Zimbabwe è permesso richiedere licenze specifiche per coltivare la cannabis per scopi medici e a fini di ricerca e, anche se il processo per mettere in atto le leggi si è rivelato più lento del previsto, nel mese di maggio è arrivata la svolta.

“Il governo è lieto di annunciare una nuova serie di politiche e meccanismi operativi per gli investimenti nella produzione e nella lavorazione della cannabis medicinale. Il quadro operativo sarà amministrato tramite OSICS”, si legge in un comunicato stampa congiunto diffuso dallo Zimbabwe Investment and Development Agency (Zida), dalla Medicines Control Authority of Zimbabwe (MCAZ) e dalla Cannabis Industry Association of Zimbabwe (CIAZ). Grazie all’accordo raggiunto, ora gli investitori potranno avere il 100% di proprietà dei loro investimenti e localizzare le loro strutture ovunque nel paese senza la necessità di una particolare autorizzazione. A questo si aggiungono un nuovo strumento legale per la sicurezza degli investitori e un nuovo comitato interministeriale dedicato alla crescita e alla produzione di cannabis medicinale in Zimbabwe.

L’obiettivo è posizionare il paese tra i principali attori del settore della cannabis medicinale grazie alle competenze industriali e agricole già acquisite e al clima favorevole dello stato africano.

Martina Sgorlon