I pazienti allo stremo delle forze: “Ci sentiamo traditi dalle istituzioni, questa situazione deve finire”

Luglio 28 2021 | Storie

Alcuni rappresentanti dei pazienti italiani che fanno uso di cannabis sono stati ricevuti al ministero della Salute in un incontro che aveva rischiato di saltare perché dall’Ufficio centrale stupefacenti, il giorno prima, avevano avvertito che non sarebbero stati presenti. I pazienti si sono presentati lo stesso e la dottoressa Apuzzo, dirigente dell’Ufficio, era collegata in streaming. Qui sotto potete trovare il resoconto dei pazienti che, ad oggi, sottolineano di essere ancora in attesa di un comunicato stampa del ministero della Salute e dell’Ufficio centrale stupefacenti per capire come vogliano agire. All’incontro erano presenti Santa Sarta e il dottor Tommaso Pelagatti in rappresentanza del Comitato pazienti cannabis medica, Carlo Monaco dell’associazione Canapa Caffè, Alberico Nobile di Deep Green, Andrea Trisciuoglio di Lapiantiamo e Riccardo Barbagallo. Per le istituzioni, oltre alla dottoressa Apuzzo collegata in streaming, erano presenti il dottor Rocco Signorile, referente tecnico-scientifico del ministero della Salute e la dottoressa Valentina Prosposito, referente giuridico-amministrativa del Ministero. 

La legge Italiana prevede l’autorizzazione alla coltivazione dal 1990. I malati sono in contatto con il ministero della salute dal 2010 e le richieste avanzate dai pazienti, che sono state sistematicamente boicottate dal ministero, riguardano:

– La garanzia della continuità terapeutica e l’accesso stesso alla terapia.

L’ampliamento delle varietà disponibili e la valorizzazione delle diverse modalità di assunzione.

– L’ampliamento delle varietà rimborsabili a livello nazionale.

– L’avvio di una campagna di formazione nazionale per il personale medico sugli impieghi della cannabis terapeutica.

– Una nuova interpretazione della normativa e l’accettazione di nuove forme di produzione, distribuzione e consumo di cannabis medica, alla luce delle migliori pratiche internazionali.

– Una importazione d’urgenza della cannabis medica.

– Una sburocratizzazione dell’accesso alla produzione, distribuzione, vendita e consumo di cannabis medica.

– Una nuova e più ampia stima del mercato della cannabis medica in Italia, basata sul potenziale terapeutico della pianta e dei suoi possibili impieghi.

– La tutela dei pazienti attraverso una più attenta analisi dei lotti di cannabis distribuita.

Il dott. Giorgio Gatti attivista del Movimento 5 Stelle e Carlo Monaco, presidente dell’associazione Canapa Caffè, hanno portato un progetto di sviluppo medico sociale ed economico del valore di oltre 300 milioni di euro al ministero della salute nel 2019. A fronte di questo possibile mercato, la dirigenza dell’ufficio centrale stupefacenti, nel nome della Dottoressa Germana Apuzzo, ha più volte disatteso, tradito e preso in giro i malati, aprendo a dialoghi, mai conclusi e mai ascoltati. Anzi, le direzioni intraprese dalla dirigenza dell’ufficio centrale stupefacenti, hanno minato la garanzia alla tutela dei malati, costringendoli a rifornirsi presso il mercato nero, nonostante gli oltre 10 anni di colloqui documentati in cui si è impegnata a risolvere i problemi dei malati. Negli anni ha minato, impedito, lo sviluppo di un mercato farmaceutico del valore stimabile in Italia, attorno ai 30 miliardi di euro.

30 miliardi di fatturato, calcolati per difetto, con un indotto e potenzialità di sviluppo che vanno oltre le più illuminate politiche industriali, che il paese, ad oggi è in grado di sviluppare.

Se in Messico, i narco trafficanti, dal traffico di droga, sono riusciti a costruire artigianalmente sottomarini per trafficare stupefacenti tra il sud America e gli USA, in Italia, con la cannabis, la più diffusa sostanza stupefacente al mondo, non si è riusciti a soddisfare neppure poche migliaia di malati.

Sono stati spesi oltre 5 milioni di euro dal 2015 nel progetto pilota di Firenze, quando attraverso un percorso agile per il rilascio di autorizzazioni, poteva prevedere uno sviluppo di miliardi di euro.

L’Italia è stata tra le prime ad avviare un progetto di coltivazione nazionale e oggi è l’ultima anche dietro a paesi come lo Zimbabwe, la Nigeria, la Tailandia, Grecia, paesi che la cannabis medica, l’hanno presa seriamente come via per uno sviluppo industriale e medico sostenibile. Di tutte queste esperienze, presso il ministero della salute, non sembra essercene la contezza, come emerso a seguito dell’incontro che i malati hanno tenuto presso il ministero della salute il 23/7/21. Il ministero della Salute ha presentato l’idea di un olio unico standardizzato per tutte le patologie, quando tutti i professionisti del settore e i malati, sono consapevoli della capacità di personalizzazione delle terapie, soprattutto nei confronti dei più piccoli. Perché imponendo la scelta di ricerca pubblica, limitatamente ad un farmaco, il ministero dimostra incompetenza e totale ignoranza di un tema di cui si è preso carico solo per prendersi gioco dei malati. Tutto questo nonostante, al ministero, sia stato fatto presente più volte dagli esperti, negli anni, l’importanza del’ effetto entourage che i terpeni hanno in collaborazione ai cannabinoidi nei trattamenti medici.

L’incontro tenuto il 23 luglio ha viso la presenza fisica di malati anche in carrozzina, debilitati dal caldo, dalle patologie, dall’assenza di terapia e dai viaggi per raggiungere il ministero a Roma, quando la rappresentante del ufficio centrale stupefacenti ha, dapprima, scoraggiato i malati a raggiungere Roma, con la scusante dell’assenza dei sui superiori, quando tutta la responsabilità riguardante il rilascio delle autorizzazioni, è direttamente in capo all’ufficio centrale stupefacenti, in qualità di organismo nazionale per la cannabis.

Si parla tanto di giustizia e improcedibilità; la vera improcedibilità deve essere garantita a chiunque invii richiesta al ministero di autorizzazione alla coltivazione per uso medico, indipendentemente dalla risposta dell’ufficio centrale stupefacenti. Il ministero della salute, deve essere l’istituzione che garantisce cure e terapie adeguate ai malati, non impedirne l’accesso.

Altro tema limitante è l’interpretazione fideistica che l’ufficio centrale stupefacenti ha dato all’ art. 18 quater della legge 172 del 2017; il ministero, si ostina caparbiamente ad individuare un solo fornitore estero per l’approvvigionamento nazionale, oltre a Bedrocan, per la cannabis medica. Questo fornitore, ora, è messo in discussione dal prossimo bando e questo, inevitabilmente, e lo si può già dire oggi, si ripercuoterà in una assenza terapeutica per chiunque trovi effettivo beneficio dalla varietà Pedanios. La Pedanios è una delle 10 varietà che dovrebbero essere disponibili in Italia, ma di cui si fatica a trovarne anche solo 2.

Un altro esempio di ostruzionismo istituzionale nell’approvvigionamento di cannabis medica è la vicenda legata all’annullamento dei bandi di fornitura per 400 kg di infiorescenze di cannabis medica. Anche le associazioni in questi anni, hanno segnalato come, l’annullamento di questi bandi, abbia gravemente danneggiato soprattutto i bambini affetti da epilessia farmacoresistente, perché secondo il ministero della difesa e della salute, non c’era bisogno di queste varietà. Tutto questo in un contesto di carenza cronica di cannabis.

La situazione di monopolio dell’istituto di Firenze è così grave che è stato fatto un esposto presso il TAR da una azienda Internazionale.

Anche le farmacie hanno ricorso presso il Tar contro l’ufficio stupefacenti.

Questa situazione deve finire.

Santa Sarta e Carlo Monaco