Il ministero della Salute non risponde ai pazienti che ora chiedono un decreto urgente

Settembre 27 2021 | Legislazione ed economia

Pubblichiamo qui di seguito un comunicato, firmato dalle principali associazioni di pazienti in Italia, nel quale, per l’ennesima volta, i pazienti tendono la mano al ministero della Salute per costruire insieme un percorso che parta dal rispetto del diritto di cura e affronti tutte le criticità del sistema cannabis in Italia, dalla carenza ai vari problemi ai quali vanno incontro ogni giorno. 

Il Ministero della Salute, dopo gli infruttuosi incontri concessi ai Pazienti in giugno e luglio, continua a non dare risposte chiare, i Pazienti restano ancora abbandonati alle beghe dell’Ufficio Centrale Stupefacenti e continuano a chiedersi che intenzioni abbiano i vertici dello stesso.

Le forniture di cannabis medica (come di consueto), durante il periodo estivo non hanno coperto il fabbisogno dei pazienti e, quelle a disposizione delle farmacie italiane, sono minime e non prodotte in Italia, ma acquistate a caro prezzo dall’estero in considerazione della cronica carenza quantitativa e qualitativa di quelle italiane.

Inoltre una nuova circolare di settembre, aggiunge nuovi problemi: il ministero “mette ancora una volta i puntini sulle i ai malati” rendendo ancora più incerta la continuità terapeutica ricordando le limitazioni imposte dalla legge sulla PEC nelle prescrizioni magistrali.

L’assurdità di questa “nota di precisazione” risiede in 5 punti fondamentali:

1. Anacronismo rispetto all’evoluzione tecnologica (la tecnologia della PEC è stata introdotta nei primi anni 2000);

2. ignoranza sul funzionamento di una tecnologia riconosciuta dalla Legge, la quale permette: di tenere traccia in maniera permanente del mittente, del destinatario, degli allegati. E di rendere univoca la prescrizione attraverso l’apposizione della firma digitale sul file PDF (a differenza di una firma autografa la cui contraffazione resta comunque di semplice realizzazione e di difficile, se non impossibile, controllo).

3. anacronismo rispetto al periodo storico in cui viviamo per quanto concerne gli aspetti più strettamente legati alla pandemia e quindi la necessità di ridurre i contatti interumani non necessari;

4. controtendenza rispetto alla necessità della riduzione dell’impatto ambientale: decine di medici in tutta italia costretti quotidianamente ad inviare tramite corrieri o raccomandata centinaia di ricette a farmacie sparse in tutta Italia, incrementando il traffico su strada.

5. celata mancanza di volontà (e competenza) nella realizzazione di un vero sistema digitalizzato che permetta il monitoraggio, la gestione e il controllo dell’intera filiera.

La recente motivazione di assoluzione di Walter De Benedetto, spiega chiaramente come la giustizia deve tutelare i malati, di fronte all’assenza di un farmaco salva vita, dando una interpretazione della legge 309/90 subordinata ai diritti costituzionali di garanzia della salute. Il ministero della Salute, che dovrebbe tutelare i malati e farsi carico dei diritti fondamentali di tutela della sanità dell’individuo, nella sua sfera fisica e psichica (come per altro scritto all’ingresso del ministero), invece, li discrimina e non si sforza di comprendere quello che ora, anche la magistratura ha palesato. Prima viene la dignità della vita umana e l’empatia che avvicina gli uomini; la sofferenza è un limite che può essere superato dalla vicinanza umana, non dalla fredda burocrazia, congelata in un pregiudizio intriso di ignoranza, fuori dal tempo, che condiziona, da oltre dieci anni il rapporto con i malati nel campo della cannabis terapeutica.

Anche la politica si sta esprimendo. La liceità della coltivazione domestica, di 4 piante di cannabis, risolverebbe il problema del 2 – 3% dei pazienti (quelli affetti da ansia, insonnia, depressione, e alcuni giovani adulti con patologie neurodegenerative), per i quali il consumo di cannabis, in forma di infiorescenze, può rappresentare un buon ausilio per alleviare le proprie difficoltà quotidiane; in questi casi è il paziente stesso che riesce a gestire i sintomi, con una terapia basata sui sintomi avvertiti, sempre seguito da un medico competente e formato per il monitoraggio della terapia.

Ben diverso è però il problema di centinaia di migliaia di pazienti che non hanno comunque modo o competenze, per poter coltivare presso il proprio domicilio e che necessitano di terapie composte da più tipi di cannabis, in varie formule galeniche, per esempio in forma di estratti (si pensi ai bambini epilettici o agli anziani con patologie neurodegenerative) e per cui la cannabis dovrebbe essere già erogata gratuitamente secondo varie leggi regionali.

Se il 2020 ha, giustamente, visto un accantonamento della produzione di cannabis dello stabilimento di Firenze, causa pandemia, per fornire supporto ad una crisi sanitaria, ha di fatto sancito la marginalità dei malati in cura con cannabis medica, la morte di un mercato in crescita esponenziale a livello internazionale e l’inadeguatezza dell’approccio tecnico del ministero, sulle politiche riguardanti la cannabis medica. Un mercato che il ministero stima in 2 tonnellate l’anno, mentre, una stima del valore del mercato della cannabis, basato sugli impieghi potenziali, si aggira attorno alle 700 tonnellate al mese per 23 milioni di potenziali fruitori ed un mercato che, da solo, vale più della spesa italiana in farmaci.

Le associazioni incontrate dal ministero chiedono che:

– siano formalmente riconosciute tramite decreto le associazioni dei malati come enti autorizzati alla coltivazione collettiva.

– Siano formalmente riconosciute tramite decreto le figure dei caregiver per la cannabis.

– Siano riconosciuti formalmente tramite decreto i centri di medicina specializzati alla gestione integrata del paziente, soprattutto attraverso l’uso degli strumenti digitali e la dematerializzazione delle ricette, anche tramite PEC.

– Siano avviati percorsi formativi inserendo la cannabis medica già nei piani di studi universitari.

– Siano avviati e finanziati progetti di Ricerca clinica e preclinica in ambito di terapie con fitocannabinoidi.

Questi temi devono essere inseriti, anche nella nuova legge in discussione, ora, e il ministero della salute deve farsi portavoce di queste istanze o i malati torneranno a chiedere un decreto per ogni associazione di malati.

Alla politica, i malati, lanciano un appello; la norma che sarà presentata alle camere, sarà una misura “moderata” e di semplice buon senso, ancorché insufficiente e che necessita di miglioramenti; apportiamo piccole ma significative modifiche. La maggioranza della commissione giustizia ha votato favorevolmente a procedere a modificare la legge 309/90, ma non è sufficiente e i tempi sono stretti. Il ministero della salute ha una grande opportunità, oggi: prendersi cura dei propri cittadini, può diventare spunto economico per nuove attività nel terzo settore e nel sociale, oltre che nel settore medico e di ricerca scientifica.

Alla luce del dialogo tra i malati e il ministero della salute, viene richiesto di formalizzare le associazioni sedute al tavolo sulla cannabis medica, de facto creato e confermato durante l’ultimo incontro, come primo passo per un riconoscimento di una collaborazione da formalizzare in un decreto urgente da presentare entro il 30 ottobre e che preveda un iter accelerato di autorizzazione per le associazioni, attraverso collaborazioni con aziende farmaceutiche, istituti di ricerca, università, laboratori pubblici e privati, l’istituto di Firenze e le entità pubbliche (comuni, regioni).

Accordi da stipulare anche successivamente alla partenza delle coltivazioni e finalizzato a:

– valutare gli impatti dei profili dei fitocomplessi nel trattamento delle patologie,

– sviluppare la ricerca scientifica attraverso l’ampliamento delle varietà mediche;

– sviluppare una filiera di controlli snelli (!) della qualità delle sostanze prodotte e consumate.

1. Almeno dieci autorizzazioni annuali alla ricerca. Ossia ogni anno dovranno essere autorizzati dieci centri e ad essi dovranno essere forniti lotti a finalità di ricerca.

2. Almeno dieci coltivazioni sperimentali di Cannabis medica: ossia permettere a dieci aziende selezionate di fare ricerca e sequenziare/selezionare nuovi strain.

3. Almeno 10 autorizzazioni italiane per produzione cannabis ad uso medico

4. Aumento della quota di importazione delle infiorescenze di Cannabis Medica del 200%;

5. Sburocratizzazione e accettazione della ricetta elettronica sul modello veterinario;

6. Possibilità di spedizione illimitata sul territorio  nazionale

7. Chiediamo che venga fissata la data del prossimo incontro di lavoro, durante il quale discutere dell’inquadramento normativo in allegato e sul quale definire i punti per la redazione di un nuovo decreto autorizzativo, per le associazioni dei malati e i professionisti del settore coinvolti, sulla base delle richieste sopra esposte.

8. Chiediamo che venga fissato, altresì un secondo incontro nel quale sottoscrivere il decreto autorizzativo, elaborato sulla base dei principi richiesti dai malati ed emersi negli incontri tenuti e da tenersi, che vengono incontro alle richieste del ministero e che deve essere firmato entro e non oltre il 31 ottobre 2021.

Le associazioni firmatarie del comunicato:

Comitato Pazienti Cannabis Medica
Canapa Caffè
Deep Green
La Piantiamo
Associazione Cannabis Sociale Libera Trento
Cannabis social club bolzano
Associazione Luca Coscioni
Meglio legale
Associazione Ornella Muti hemp Club
Associazione The Hemp Club Milano
Aisf
Cfu
Mi. Ma. Re
Alma star

Redazione di Cannabisterapeutica.info