Siamo all’assurdo: sequestrata la cannabis medica a un paziente con regolare ricetta

Novembre 18 2021 | Storie

Immaginatevi un paziente, affetto da una qualsiasi patologia, che si vede sequestrata dalle forze dell’ordine la propria medicina: un paziente oncologico al quale viene sequestrata la morfina, o uno epilettico al quale vengono sequestrati i farmaci salvavita. Non riuscite vero? Ebbene con la cannabis può succedere anche questo. Anzi, è appena successo.

Ci troviamo nel Canavese dove Gabriele Mezzadri, paziente 37enne con regolare ricetta medica affetto da artrite reumatoide, probabilmente in seguito ad una segnalazione si è visto sequestrare la cannabis che, con regolare prescrizione, aveva acquistato in farmacia, oltre a 5 piante in fase vegetativa che stava coltivando vista la carenza di cannabis nelle farmacie italiane che l’avrebbe portato di lì a poco a rimanere senza il proprio farmaco. E’ di pochi giorni fa la notizia che nel 2020 il 44% delle richieste di pazienti per la cannabis medica, erano rimaste inevase.

Lo striscione esposto per protesta da Gabriele

Gabriele ci ha risposto in lacrime al telefono poco dopo che le forze dell’ordine erano tornate presso la sua abitazione per sequestrare lo striscione che aveva appena esposto fuori da casa e che recitava: “Stato mafia: portare via la terapia a un malato è tortura”.

“Passi il sequestro delle piante, ma perché mi hanno portato via anche la terapia?”, si chiede incredulo nelle ore seguenti. “Gli ho fatto subito vedere le piante e poi i barattoli di Nutella in cui avevamo messo la Pedanios regolarmente acquistata in farmacia per conservala meglio, e quelli contenenti dei resti di Bedrocan, oltre a della cannabis light e hashish legale acquistato in negozio; mi hanno sequestrato tutto”.

Gabriele, tra le altre cose, ha una storia difficile alle spalle con un passato di tossicodipendenza. “Ho fatto 6 anni a San Patrignano, dei quali 2 lavorando per la comunità. Uscendo sono ricaduto nell’eroina e grazie alla cannabis ne sono uscito, sia dall’eroina che dagli psicofarmaci, molto forti, che mi avevano prescritto. Io con la cannabis, oltre a curare la mia patologia, tengo lontano tutto questo: la droga e i farmaci ed è un grandissimo risultato, di cui vado fiero. Io coltivo perché la cannabis in farmacia non c’è quasi mai e io non voglio andare da uno spacciatore, che mi fa i saldi sull’eroina tailandese rischiando di farmi ricadere nel baratro”.

Al momento della perquisizione, Gabriele è crollato fisicamente, sedendosi sul divano pieno di dolori. “A quel punto un carabiniere ha chiamato il pm per chiedere se mi potesse lasciare uno 0,25 grammi di cannabis da consumare in quel momento prima di andare in questura. La risposta è stata no”. Questa non è legge, è accanimento.

“Portare via i farmaci ai pazienti è una tortura”, ha scritto Santa Sarta, presidente dell’associazione Pazienti Cannabis medica aggiungendo: “Non c’è più cannabis, nessuno riesce a trovarla, e al momento nessuno sa nemmeno quando arriveranno le prossime forniture. Siamo nella stessa situazione da almeno 4 anni, nonostante decine di incontri con i ministeri e le istituzioni preposte”.

Una versione confermata anche dal dottor Lorenzo Calvi, tra i medici italiani più esperti nella prescrizione di cannabis, che ha in cura Gabriele. “In Italia non c’è quasi più cannabis, e la situazione rimarrà così fino almeno alla fine di gennaio 2022, quando arriverà la prossima importazione. Il Bedrolite è quasi introvabile, di Bediol c’è qualcosina, Pedanios è finita, forse per sempre, e di Bedrocan qualcosa si trova ancora. Però siamo nella fase di corsa all’approvvigionamento prima delle vacanze, e tutti i pazienti ne chiedono di più, perché sanno che rimarranno senza”.

“Il problema è che come al solito stiamo giocando”, dice Calvi, “perché se io ho un paziente in terapia con una determinata qualità di cannabis, non posso trovare il sostituto ogni singola volta. Nel 2020 abbiamo vissuto 8 mesi, da novembre a giugno, senza Bedica, Bedrolite, Bediol. Come facciamo ad andare avanti così? Qui si sta impendendo ci curare i pazienti in maniera adeguata boicottando l’approvvigionamento di una o più specialità farmaceutiche”.

Su Gabriele, Calvi spiega che: “Siamo al solito delirio, quando, è non è la prima volta, la terapia di un paziente diventa oggetto di sequestro. Ora, con i tempi della giustizia, è inutile anche attendere il dissequestro, è meglio fare una nuova ricetta. Gabriele è l’ennesimo paziente che viene colpito”.

A Gabriele, ci spiega l’avvocato Lorenzo Simonetti che lo difende, è stato contestato l’articolo 73 e quindi produzione di stupefacenti ai fini di spaccio. “Tutta la sostanza detenuta la dobbiamo indicare nell’alveo del terapeutico, quindi lavoreremo su questo per presentare una richiesta di archiviazione”, sottolinea Simonetti, e noi vi terremo aggiornati.

Mario Catania