Vulvodinia e cannabis per agire su dolore, infiammazione e sfera psichica

Gennaio 3 2022 | altre patologie, dolore cronico e neuropatico

La Vulvodinia è un disordine cronico che colpisce la vulva, ossia l’insieme degli organi genitali esterni femminili (grandi e piccole labbra, clitoride, vestibolo vulvare, orifizio uretrale e orifizio vaginale) e che comporta la permanenza di almeno tre mesi consecutivi di sintomi come: dolore, bruciore, prurito locali.

Vulvodinia: cause, diagnosi e sintomi

La causa di questa patologia ad oggi non è chiara e la diagnosi viene fatta per esclusione di altre cause, ma si stima che colpisca circa il 28% delle donne di tutte le età ed etnia.

Una paziente affetta da vulvodinia manifesta in genere dolore localizzato in zona genitale, di natura urente e trafittiva – “come una coltellata” – che può essere esacerbato dai rapporti sessuali o dall’inserimento di assorbenti interni, ma spesso può insorgere spontaneamente o con il semplice contatto della biancheria intima.

Tendendo a cronicizzare, questa condizione ha un impatto decisamente negativo sulla qualità della vita della donna: nei casi più gravi la paziente può vedere compromesse sia la sua vita sociale ed intima che quella lavorativa, con conseguenze sul suo benessere psicofisico e sull’umore, fino allo sviluppo di ansia e depressione.

Essendo una patologia poco conosciuta e riconosciuta nonostante la sua diffusione, le pazienti si ritrovano spesso a non essere comprese o a non avere l’adeguato sostegno nel loro ambiente familiare o lavorativo, arrivando a essere viste e a sentirsi come delle “malate immaginarie”.

Vulvodinia: i trattamenti tradizionali e i benefici dei cannabinoidi

I trattamenti ad oggi proposti sono sia farmacologici che psicologici e manuali, con efficacia variabile. Un ruolo importante potrebbe essere giocato dalla nutrizione e dal ripristino di un corretto microbioma intestinale, che pare avere un’influenza notevole nella patogenesi e nella terapia di molte condizioni patologiche legate al dolore cronico e non solo.

I cannabinoidi sono un trattamento consolidato del dolore neuropatico, come si può verificare in letteratura. Il dolore della vulvodinia presenta caratteristiche che lo rendono responsivo al trattamento con cannabinoidi,soprattutto al THC, con un buon feedback sia per via inalatoria che orale.  Anche il CBD ha un razionale per le sue azioni sul tono dell’umore oltre che come antinfiammatorio ed immunomodulatore.

Entrambi i principi in combinazione possono avere un effetto terapeutico che, oltre ad agire sul dolore, interviene sulla sfera psichica, anche in associazione con altri farmaci normalmente utilizzati (Laroxyl-Cymbalta).

È importante considerare le percentuali adeguate di THC e CBD per ogni paziente e valutare quale sia la miglior via di somministrazione. Si può decidere di associare la via orale, più duratura nel tempo ed adatta ad un uso cronico, alla via inalatoria più utile ad affrontare riacutizzazioni del dolore o in previsione di un rapporto sessuale, per avere un immediato rilassamento ed effetto analgesico.

Può essere proposta anche la via topica, ma spesso le pazienti hanno difficoltà ad applicare creme od unguenti in zona genitale nelle fasi più critiche di malattia.

I cannabinoidi possono quindi essere considerati una delle strategie terapeutiche utili per migliorare sul lungo termine la qualità di vita delle pazienti affette da vulvodinia.

Articolo a cura della Dottoressa Valentina Florean, referente per il monitoraggio clinico di Clinn