Endocannabinoidi contro il tumore della prostata: nuovo studio

26/01/2015 18:08

anandamide e cancroI risultati di uno studio scientifico in vitro pubblicato il 21 gennaio 2015 su Oncology Reports spiegano che la stimolazione dei recettori endocannabinoidi gioca un ruolo nell’apoptosi, la morte programmata, delle cellule tumorali nella prostata. I tumori della prostata sono i più diffusi e negli Stati Uniti costituiscono il 13% dei tumori maschili. Se curata già nelle prime fasi, la malattia viene debellata nel 99% dei casi, ma non esistono terapie realmente efficaci per un intervento su formazioni tumorali prostatiche in fase avanzata. Il nuovo studio è intitolato “Proapoptotic effect of endocannabinoids in prostate cancer cells” ed è stato condotto da un gruppo di scienziati della Universidad de Chile.

I ricercatori hanno prelevato diversi tipi di cellule della prostata provenienti da pazienti con iperplasie benigne e le hanno trattate con anandamide, l’endocannabinoide prodotto all’interno dell’organismo umano. I risultati degli esperimenti hanno dimostrato che le cellule dei tumori più aggressivi contenevano un numero maggiore di recettori CB1 E CB2 e che la somministrazione di endocannabinoidi riduceva le possibilità di sopravvivenza di queste cellule malate, in misura proporzionale alla quantità di anandamide inoculato dai ricercatori nella massa cellulare. Si è inoltre rilevato un aumento dell’enzima Caspase-2, che contribuisce ad attivare la morte programmata delle cellule e una riduzione della proteina Bcl-2, che invece riduce l’attività di apoptosi.

Questo studio si accoda alla lunga lista di ricerche che confermano l’attività antitumorale dei cannabinoidi, siano essi prodotti dall’organismo di uomini e animali, oppure estratti da materiale vegetale come la cannabis, o prodotti da sintesi di laboratorio. Nel caso dei tumori alla prostata, i ricercatori dell’Università del Cile auspicano ulteriori studi sull’effetto dei cannabinoidi, dal momento che le terapie tradizionali non risultano efficaci nelle fasi avanzate della malattia. L’assenza di effetti avversi significativi depone ulteriormente a favore dell’utilizzo di cannabinoidi anche contro questo tipo di neoplasie. La sintesi e l’intero studio sono consultabili a questa pagina del sito Oncology Reports.

Stefano Mariani

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