Contro il cancro e la cattiva informazione: la cannabis raccontata a scuola da un ricercatore

La cannabis è al centro di numerosi studi scientifici che ne indagano le molteplici proprietà terapeutiche. Se da un lato le pubblicazioni scientifiche sulla cannabis sono circa 30mila, dall’altro sempre più pazienti e medici si avvicinano alla cannabis e ai suoi derivati ampliando la ricerca con singoli casi clinici. Insomma il settore della cannabis terapeutica è in forte espansione, eppure la diffusione di queste notizie trova ancora molte difficoltà, alimentate da pregiudizi che troppo spesso guidano l’informazione sul tema. L’impegno per lo sviluppo della cannabis terapeutica deve quindi passare anche attraverso uno sforzo divulgativo che abbia come obiettivo quello di restituire validità scientifica a tutto il settore.

Massimo Nabissi è un biologo molecolare e ricercatore dell’Università di Camerino, con ottimi risultati e pubblicazioni su prestigiose riviste internazionali, che ha deciso di fare qualcosa di concreto a riguardo: oltre all’insegnamento, oltre alle sue ricerche di laboratorio, oltre al supporto informativo offerto sempre gratuitamente a moltissimi pazienti che gli scrivono, è riuscito a trovare  il tempo per organizzare seminari nelle scuole secondarie della provincia di Macerata.

Qual è la tua formazione e quali ricerche stai portando avanti?
Ho una laurea in biologia e un dottorato in biologia molecolare. ho lavorato per 8 anni per una biotech che si occupa di ingegneria genetica, dopo 8 anni sono rientrato all’università e qui mi occupo di patologia generale. Dal 2008 ho cominciato a lavorare con i cannabinoidi non psicotropi, il cannabidiolo (CBD) principalmente, poi anche col THC successivamente. La maggior parte dei lavori di ricerca sono in campo oncologico, quindi su cellule tumorali umane. Non lavoro sui sintomi, o diciamo solo indirettamente sui sintomi: sono un biologo molecolare e lavoro sulle colture cellulari, studio il meccanismo antitumorale, lavoro proprio sui meccanismi antitumorali della cannabis.

Ci sono ormai molti studi preclinici a riguardo, credi che si arriverà presto o tardi a passare alla fase successiva?
Fosse per me per alcuni tumori ci sarebbero già dati sufficienti. Tieni conto che la maggior parte delle persone che lavora in campo oncologico lavora su tumori che non hanno una prospettiva di guarigione. Come ad esempio il tumore al cervello o il tumore al pancreas, tumori per i quali non esiste attualmente una terapia di remissione. Io posso affermare che, almeno in alcuni casi, per la terapia di supporto con derivati cannaboinoidi anche non psicotropi, i dati preclinici sono più che buoni. Poi io mi fermo lì, non è compito mio organizzare studi clinici perché io sono un biologo non sono un medico. Di recente si è parlato dell’ennesimo caso clinico di un paziente trattato con olio di cannabis: se cominciamo a pubblicare anche singoli casi clinici secondo me si rafforza sempre di più la possibilità che poi qualcuno pensi ad uno studio clinico organizzato su un numero di pazienti maggiore.

Passiamo alla tua iniziativa divulgativa che hai portato avanti in autonomia…  

Massimo Nabissi durante una conferenza

L’università ha la possibilità di organizzare dei seminari nelle scuole sia per far conoscere la struttura universitaria e la ricerca sia per portare argomenti di cui a scuola non se ne parla per carenza di tempo o perché non sono inerenti al programma didattico. Ho così presentato questo progetto per parlare della cannabis terapeutica nelle scuole senza voler né enfatizzare né denigrare la cannabis, per spiegare ai ragazzi cos’è la cannabis terapeutica, che cos’è la cannabis light, e qual è la differenza con la cannabis “da strada” e come si arriva alla produzione e alla fornitura ai pazienti, e presentare alcuni casi di studio clinico. La mia esigenza è quella di recuperare un’informazione adeguata, perché sinceramente non mi sembra giusto che da una parte ci siano persone come me, che lavoro da anni sull’argomento e dall’altra vengano ancora oggi pubblicati articoli dal tono “fuma una canna e muore”. Io faccio scienza, se in alcuni tumori ho provato gli estratti di cannabis e non funzionavano, non funzionano, punto; non stiamo parlando della panacea che cura tutti i mali, però non vedo perché se ne debba sempre parlare male, o esaltarne proprietà che ancora non sono conosciute, o addirittura denigrarla dicendo che si tratta di “droga”. Ma che significa droga?. Molti farmaci ad un certo dosaggio possono avere un effetto psicotropo.

E’ un problema di come si fa informazione?
Sui giornali viene tutto ridotto a una cordata di pro o contro, situazione che non si presenta con altri farmaci, ad esempio gli oppiacei che non vengono dalle margherite ma dall’oppio, e dall’oppio si fa anche l’eroina.
Così ho iniziato a inviare alle scuole della provincia questo progetto, alcuni istituti si sono dimostrati subito interessati, ma mi hanno fatto delle premesse: “mi raccomando non dica che la cannabis fa bene ai ragazzi di 17 anni”. Ho risposto dicendo che io non parlo di come prepararsi uno spinello, parlo della cannabis terapeutica e del rapporto con la scienza e i dati che ci sono. Ho fatto quindi questo seminario e mi hanno detto che da un paio di classi vogliono farmi rifare il seminario facendo un’assemblea di istituto con tutte le classi, un seminario allargato a centinaia di studenti.

Come hanno risposto i ragazzi all’iniziativa?
I ragazzi erano molto attenti e interessati, non è che ridevano quando vedevano l’infiorescenza di cannabis, hanno fatto domande intelligenti e serie sull’argomento. Il mio ruolo in questo seminario non è quello di dire sì o no alle droghe leggere, il mio ruolo è quello di presentare studi scientifici sulla cannabis per fare in modo che quando leggeranno un articolo su un giornale abbiano più senso critico: comincio da loro.

Hai intenzione di allargare anche oltre la provincia?
Mi piacerebbe, ma ovviamente se vado oltre non posso più gestire il seminario a livello gratuito, tieni anche conto che il tempo è poco, sto in laboratorio, scrivo i progetti, ho lezione all’università, quindi non è che posso fare un giro di un mese per l’Italia. però lo faccio volentieri entro le mie possibilità. Pensavo non mi chiamasse nessuno invece mi rendo conto che anche molti professori hanno interesse a capire meglio che cos’è questa cannabis terapeutica.

Rispetto alla chiusura che sembra trasparire quando leggiamo i giornali o se ne parla in televisione, qual è la tua opinione dopo questa esperienza?
Innanzitutto io non vado a presentare le mie ipotesi sperimentali, vado a presentare quello che è già stato pubblicato su riviste internazionali. Mi è capitata una professoressa che era assolutamente contraria, alla fine del seminario mi ha detto che non si aspettava che in questo mondo esistesse una rete di professionisti che lavorano e intendono la cannabis terapeutica come un farmaco e quindi con tutti i relativi controlli, pensava che ognuno provasse la terapia senza indicazioni mediche precise.
Durante tutta la durata del seminario tutti i ragazzi ascoltavano in silenzio. Una professoressa si è stupita e mi ha detto: non succede mai di vederli così attenti, perché poi dietro ai ragazzi ci può essere spesso qualche malato.
Io mi auguro che anche gli altri che lavorano sulla canapa si espongano per andare a spiegare questo mondo a chi non lo sconosce.

Quindi lanciamo un appello a replicare l’iniziativa che è preziosa sotto molto punti di vista, ma apprezziamo soprattutto la scelta di rivolgersi agli adolescenti che sono l’opinione pubblica del futuro e vengono additati troppo spesso come soggetti facili da manipolare.

Romana De Micheli

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