Apertura del ministro della Salute sulla produzione di cannabis a Torino: “Stiamo verificando la fattibilità”

Sarà la volta buona? Il ministro della Salute Giulia Grillo ha annunciato in un video che insieme alla sindaca Chiara Appendino, sta prendendo in considerazione la possibilità di avviare un progetto di coltivazione a Torino.

Dopo l’incontro avvenuto in questi giorni il ministro ha infatti spiegato che il comune ha a disposizione un terreno molto grande e che “nei prossimi giorni faremo degli incontri per capire la fattibilità del progetto”.

Non è un mistero che uno dei maggiori problemi che ancora oggi affligge i pazienti italiani sia quello della carenza di cannabis, che da anni si ripresenta periodicamente mettendo a rischio i piani terapeutici dei pazienti che spesso si vedono costretti ad interrompere questo tipo di cure.

Nonostante in Italia sia stato avviato nel 2014 un progetto di coltivazione di cannabis medica presso lo Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, la produzione non riesce ancora oggi a soddisfare il fabbisogno dei pazienti italiani, e nemmeno le importazioni dall’estero riescono ad ovviare al problema. Il fabbisogno per i pazienti italiani è stato stimato in 1 tonnellata di cannabis l’anno, ma è in rapida crescita, visto che le previsioni per il 2022 e 2025 parlano di un fabbisogno di 3 e 4 tonnellate. Oggi la domanda viene soddisfatta in minima parte dalle coltivazioni dello Stabilimento chimico farmaceutico militare che ne ha prodotti 150 kg nel 2018 con la previsione di arrivare a 300 kg nel 2019, mentre la maggior parte viene importata.

Un problema che il ministro della Salute conosce bene, visto che l’estate scorsa aveva annunciato che sarebbe stata “bandita una manifestazione di interesse per una partnership pubblico-privata, per aumentare la produzione della cannabis terapeutica”.

Negli anni sono state diverse le associazioni di pazienti e le istituzioni, a livello regionale e comunale, che si sono offerte di discutere con il governo per portare avanti dei progetti di produzione che potessero messere a frutto le competenze italiane e provare a risolvere questo annoso problema. Prima del comune di Torino era stata la Lombardia a proporsi, con una mozione approvata all’unanimità in Regione, ma sono solo gli ultimi due esempi.

Intanto in Germania, dove la cannabis medica è stata autorizzata molto più tardi rispetto al nostro paese, ma le istituzioni si stanno muovendo con rapidità ed efficienza, il governo ha appena accettato le offerte per i contratti di fornitura da 79 potenziali coltivatori. L’autorità per la regolamentazione delle droghe del Paese, BfArM, ha dichiarato di puntare a selezionare i coltivatori tra aprile e giugno, per un volume totale di approvvigionamento di cannabis di 10.400 kg in quattro anni e il primo raccolto previsto per il 2020, dieci volte tanto il fabbisogno stimato per i pazienti italiani.

Redazione di cannabisterapeutica.info

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