OMS e riclassificazione cannabis: la votazione è stata nuovamente rimandata

Sembrava che fosse tutto pronto per la storica riclassificazione della cannabis, che ne avrebbe definitivamente le proprietà mediche, e invece la votazione è stata nuovamente rinviata.

In questi giorni (dal 2 al 6 marzo) presso a Vienna presso la sede dell’ONU è riunita la Commissione delle Nazioni Unite sugli stupefacenti (CND), che avrebbe dovuto esprimersi sulle 6 raccomandazioni che l’OMS aveva fatto a proposito della riclassificazione della cannabis nelle tabelle internazionali. E’ un passaggio storico perché, dopo quasi 60 anni da quando la cannabis fu inserita nella Convenzione sugli stupefacenti del 1961, il massimo organismo mondiale per quanto riguarda la salute ne ha definitivamente riconosciuto le proprietà mediche.

E ora spetta ai paesi membri delle Nazioni Unite ratificare o meno le valutazioni dell’OMS.

I punti su cui si dovrebbe intervenire sono 6. Secondo l’OMS la pianta di cannabis, così come le resine che se ne ricavano, dovrebbero essere tolte dalla tabella IV, quella più restrittiva prevista dalla Convenzione sugli stupefacenti del 1961 in cui sono elencate le sostanze ad alto rischio e senza valore medico, facendo in modo che rimangano nella tabella I in cui sono già presenti.
Altra raccomandazione è che il THC e i suoi isomeri siano completamente rimossi dal trattato sugli stupefacenti del 1971 e aggiunti alla tabella I della convenzione del 1961 e stessa richiesta per il Dronabinol, THC sintetico. Poi la rimozione di estratti e tinture dalla tabella tabella I della convenzione del 1961. Poi ancora di aggiungere preparazioni con THC che seguono alcuni criteri alla tabella III della convenzione del 1961. Infine, secondo l’OMS, i prodotti che contengono CBD e THC sotto la soglia dello 0,2%, non devono essere inseriti in nessuna tabella.

A gennaio la Commissione Europea aveva proposto il voto unificato e sarebbe potuta essere una cosa positiva, visto che in questo modo ci sarebbe stata più probabilità che venissero approvate, ma il problema è che avrebbe voluto votare sì solo a 3 punti su 6. Si sarebbe espressa positivamente per la rimozione della cannabis e della resina di cannabis dall’allegato IV della Convenzione del 1961, oltre che aggiungere il Dronabinol (THC sintetico) e il tetraidrocannabinolo (THC e i suoi isomeri) all’allegato I della Convenzione del 1961 per cancellarle dalla Convenzione del 1971. Avrebbe chiesto ulteriori valutazioni sulla rimozione di estratti e tinture di cannabis dall’allegato I della Convenzione del 1961 e sul fatto che i preparati contenenti prevalentemente cannabidiolo e non più dello 0,2% di tetraidrocannabinolo delta-9 non sono sotto controllo internazionale, come invece aveva chiesto l’OMS. E sarebbe invece stata contraria all’aggiunta di preparati con THC che seguono determinati criteri all’allegato III della Convenzione unica sugli stupefacenti del 1961.

Ad ogni modo, per ora è un niente di fatto, e secondo Marco Perduca dell’Associazione Luca Coscioni, “il voto sulla riclassificazione della cannabis è ora fissato per la sessione del 3-4 dicembre 2020, quando di solito l’attenzione politica e mediatica è minore”. Se dovesse slittare anche questa data l’appuntamento successivo sarebbe la nuova riunione della CND. prevista per marzo 2021.

A far slittare il voto, secondo Fuoriluogo, sarebbe stata la forte opposizione della Russia. Leonardo Fiorentini sottolinea che “non si tratta della migliore raccomandazione possibile, in particolare resta un mistero su quali basi scientifiche la cannabis venga mantenuta, a seguito della review dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nella tabella I delle sostanze più pericolose”, e che “pur essendo criticabile è evidente, quantomeno dal livello dell’opposizione rispetto alla sua approvazione, che a questo punto è molto importante che sia approvata. E’ anche chiaro che in vista del 2021 è necessario costruire un sostegno vasto da parte della Società Civile a favore dell’applicazione delle evidenze alle politiche sulle droghe, a partire da quelle sulla cannabis”. E noi non potremmo essere più d’accordo.

Mario Catania

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