Anche in emergenza Coronavirus i pazienti devono avere accesso alla cannabis

L’emergenza Coronavirus si sta abbattendo come uno tsunami sulla sanità italiana complicando la situazione per tutti i pazienti, anche quelli che utilizzano cannabis per la propria patologia.

I problemi che comporta sono principalmente 3: il rischio della diminuzione delle forniture in un momento in cui la carenza di cannabis continua a farsi sentire e con il nostro paese che non è assolutamente autosufficiente nella produzione. Il fatto che per gli stupefacenti non sia possibile fare la ricetta elettronica, come avviene per gli altri farmaci, e quindi i pazienti devono potersi recare dal proprio medico che sia quello di base o uno specialista ospedaliero, per poter ottenere la ricetta con tutti i problemi che questa operazione comporta in questo periodo. E non ultimo il fatto che per gli oli il decreto Lorenzin preveda l’obbligo di analisi in un momento in cui è impossibile farle visto che le università sono chiuse e i tecnici sono a casa.

Sul numero 87 di Dolce Vita il dottor Marco Ternelli, farmacista che da anni prepara e dispensa cannabis medica, aveva sottolineato che nel 2020 ci fosse stato un inizio a rilento, con le prime consegne dall’estero a febbraio dopo mesi di ritardi. Ora la prossima fornitura è prevista per fine marzo, ma col peggiorare della situazione a livello internazionale non c’è più nulla di scontato.

E’ un momento complesso in cui nessuno ha la bacchetta magica ma le istituzioni dovrebbero lavorare per semplificare la situazione. “L’urgenza imporrebbe che venissero abrogate parti del decreto Lorenzin”, sottolinea il dottor Lorenzo Calvi, tra i medici più esperti in Italia sulla cannabis medica. “Perché”, è l’opinione del medico, “all’interno dell’emergenza Coronavirus c’è anche l’emergenza cannabis, e bisognerebbe agire prima che sia troppo tardi”. Con questa misura si potrebbe infatti risolvere innanzitutto il problema delle preparazioni oleose. E poi, secondo Calvi, gli altri punti su cui si dovrebbe intervenire sarebbero il divieto di guida di 24 ore dopo l’assunzione di cannabis per i pazienti, il fatto che non sia a carico del sistema sanitario nazionale, e aprire finalmente la produzione di cannabis anche alle aziende private, rompendo il monopolio dello Stabilimento di Firenze.

Se da una parte far partire ora le coltivazioni potrebbe essere un problema per molti aspetti pratici e logistici, dall’altra potrebbe essere una buona spinta alla nostra economia in un momento in cui ce n’è davvero bisogno dando allo stesso tempo una grossa mano ai nostri pazienti. Anche partendo ora la cannabis sarebbe disponibile tra qualche mese, ma almeno sarebbe un inizio.

Intanto l’AIFA, in questo periodo di emergenza, ha diffuso un comunicato spiegando che tutti i piani terapeutici che scadono a marzo o ad aprile, saranno automaticamente rinnovati per 90 giorni. Una notizia positiva, a patto che continuino i rifornimenti e i pazienti abbiano la possibilità di recarsi dal medico per la ricetta.

E l’associazione Pazienti Cannabis Medica Italia ha lanciato una petizione su Change.org per far sentire la propria voce e cercare di risolvere la situazione prima che sia troppo tardi.

Mario Catania 

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