Charlotte, la bimba che ha cambiato il volto della cannabis medica, portata via dal Coronavirus

In pochi anni di vita ha cambiato per sempre la storia moderna della cannabis in medicina, ed ora i familiari, gli amici e gli attivisti di tutto il mondo si sono chiusi in un cordoglio silenzioso che trabocca di affetto e commozione.

Charlotte non soffre più. Non avrà mai più crisi epilettiche. Grazie mille per tutto il vostro amore”, ha scritto un amico di famiglia sulla bacheca Facebook della mamma, Paige Figi, chiedendo di rispettare la privacy dei genitori in un momento così difficile.

Charlotte è mancata all’età di 13 anni a causa del Coronavirus e la sua storia aveva fatto il giro del mondo perché aveva reso chiare a tutti le potenzialità della cannabis nel trattamento dell’epilessia resistente ai farmaci tradizionali. Era infatti il 2009 quando i genitori,  per cercare di dare un aiuto contro la sindrome di Dravet, la patologia che la affliggeva, scelsero di provare la cannabis dopo che tutti i trattamenti tradizionali si erano rivelati fallimentari. Il Colorado infatti già dal 2000 prevedeva l’uso di cannabis medica per alleviare spasmi, convulsioni e crisi epilettiche.

E i risultati furono immediati, tanto da far partire un movimento a livello mondiale che ha portato, l’anno scorso, all’introduzione del primo farmaco a base di cannabis autorizzato proprio per il trattamento dell’epilessia farmaco-resistente.

Utilizzando un olio di cannabis ad alto contenuto di CBD e basso di THC, le oltre 100 crisi epilettiche che la colpivano ogni settimana erano praticamente sparite, e Charlotte ricominciò a vivere una vita dignitosa, riuscendo ad andare in bici, a camminare da sola e progredendo ogni giorno.

E la portata dei risultati si è tradotta in un vero e proprio movimento a favore della cannabis medica e del suo accesso per i pazienti, battaglia che la mamma di Charlotte combatte ancora oggi in prima linea grazie all’associazione The Realm of Caring Foundation. Non solo, perché insieme agli attivisti del Colorado che seguivano la famiglia, venne anche creata una genetica apposita proprio per trattare i disturbi di Charlotte e degli altri bimbi affetti dalla stessa sindrome: fu così che nacque la Charlotte’s web, grazie all’aiuto di Joel Stanley, titolare del dispensario Colorado Spring, e di suo fratello.

La storia di Charlotte diventa globale nel 2013, grazie ad un documentario del dottor Sanjay Gupta sulla CNN. Il documentario mostrava Charlotte che rideva e giocava, spiegando che le crisi epilettiche erano sedate dal CBD. Da quel momento iniziò un vero e proprio esodo di famiglie che si trasferivano in Colorado cercando gli stessi prodotti per i propri figli, che in quei giorni vennero soprannominati dalla stampa americana come “marijuana refugees“.

Tra le migliaia di messaggi di cordoglio, è arrivato anche quello dei fratelli Stanley. “Era una luce che illuminava il mondo. Era una bambina che ci portava tutti sulle sue piccole spalle”, hanno scritto martedì sera sul sito web di Charlotte. “Quella che è cominciata come la sua storia, è diventata la storia condivisa di centinaia di migliaia di persone, e l’ispirazione di molti milioni di altri nel cammino del loro miglioramento. Charlotte era e sarà, il battito del cuore della nostra passione, e la convinzione che la dignità e la salute di un essere umano è un loro diritto“.

Oggi in USA sono 34 gli Stati che hanno legalizzato la cannabis in medicina, 47 quelli in varia maniera ammettono l’uso di CBD e la Charlotte’s Web è una delle varietà ad alto contenuto di CBD più usate nel mondo: per tutto questo bisogna dire grazie anche a Charlotte e alla sua famiglia.

“Il tuo lavoro è finito Charlotte, il mondo è cambiato, e ora puoi riposare sapendo che lasci il mondo un posto migliore”, ha scritto la fondazione The Realm of Caring su Instagram. E non ci sono parole migliori per l’addio di questa coraggiosa creatura.

Mario Catania 

Commenti su FB

commenti su facebook