Cannabis al marito 80enne con patologia neurodegenerativa: “Ho gridato al miracolo”

“Gli ho dato la cannabis quando il badante se ne era appena andato e per non lasciare mio marito sulla carrozzina da solo, l’ho portato sulla poltrona in cucina: era talmente magro in quel periodo, non mangiava niente, che ho pensato di poterlo fare da sola e poi sono andata avanti a preparare la cena. Non erano passati dieci minuti, da quando gli ho dato le gocce, che sento una voce, la sua bella voce, che dice: “Ma scusa Lina, potevi anche mettermi con un po’ di delicatezza, ancora un po’ e mi butti dall’altra parte!”. Io non so se potete immaginare come sono rimasta io, fossi stata a Lourdes avrei gridato al miracolo e, pur non essendo una che crede ai miracoli, forse sarebbe stato difficile convincermi del contrario.

E’ la bellissima testimonianza della signora Armanda che, per far stare meglio il marito Luciano – oggi 80enne – le aveva provate tutte, senza trovare nulla che desse dei risultati positivi per quella patologia che lo affligge da 20 anni, diagnosticata prima come depressione e poi come patologia neurodegenerativa che causa una perdita cognitiva e di movimento. Il marito stava male da anni, tutti i farmaci provati non avevano dato risultati positivi, e ormai, in carrozzina, era sulla strada per entrare definitivamente in coma, anche perché ormai non camminava più, non parlava e mangiava molto poco. Per caso una sera la signora vede alla televisione un servizio del Le Iene in cui un ingegnere siciliano raccontava di aver creato lui stesso un olio al CBD per l’Alzheimer della mamma che stava iniziando a diventare aggressiva ed era migliorata parecchio.

I signori a cena con al famiglia

Così la signora, tramite i figli, recupera un olio a base di CBD e ottiene quel primo straordinario miglioramento. “A quel puto io voglio sapere come fare per continuare con questa cannabis, da chi devo andare e chiamo i dottori che l’avevano in cura che mi dicono: ‘da noi non l’avrà mai signora, mai’. Io mi prendo la responsabilità, ho risposto, e se non me la date voi, la cerco io, e così ho fatto, contro il parere di tutti. Ho cercato su internet e mi si è aperto un mondo. E’ così che ho incontrato il dottor Privitera, mi son messa in contatto con lui (si commuove nel raccontarlo, nda), gli spiego la situazione, gli mando la documentazione clinica, fino al fatto che mio marito stava lentamente scivolando nel coma. Lui mi dice che sarebbe stato difficile avere una reazione, ma ho voluto comunque la prescrizione per fare un tentativo. E così abbiamo provato: mio marito è rinato. Un mese dopo l’inizio del trattamento, non abbiamo più avuto bisogno del badante“.

Secondo il dottor Privitera, che gestisce il servizio di telemedicina Medicomm, “il risultato vero è che abbiamo una persona che ha ridotto il carico per il sistema sanitario, perché non ha più bisogno nemmeno del badante e non va più al pronto soccorso. Una signora di 80 anni ha fatto tutto quanto da sola, grazie alla telemedicina, senza che nessuno la aiutasse. Il marito ha una storia clinica complessa con una patologia che comporta sia l’avviamento verso la demenza sia le alterazioni del movimento. E quindi abbiamo usato una formulazione con una percentuale di CBD importante e poco THC e poi nel tempo abbiamo usato 4 o 5 varietà differenti anche per la somministrazione, come infiorescenze di tipologie diverse e oli. C’è voluto un po’, ma per fortuna abbiamo avuto questi risultati straordinari. Sapere che hanno recuperato questa qualità di vita è un’emozione incredibile”.

E così i signori ricominciano una vita quasi normale, con la possibilità, negata da anni, di uscire e fare una camminata insieme. “Gli amici che ci conoscono, vedendolo camminare da solo, ci fermavano per chiederci cosa fosse successo e io per scherzo dicevo di aver trovato la pozione di Asterix. E da allora mio marito è stato bene, con qualche ricaduta, ma è un’altra vita. L’ha visto anche un neurologo del Besta di Milano, non riusciva a crederci. Ha un po’ risentito del lockdown, ma parla, è coerente, mi risponde e cammina, anche se con qualche difficoltà. Non so quanto tempo andrà avanti, però sono 3 anni, che, grazie alla cannabis, vive lui e vivo io.”

“Vorrei che la sanità capisse che questa cosa è importante, ci sono un sacco di persone che soffrono. E’ qui da vedere, è evidente che funziona, anche per altre patologie. Io voglio mettermi a disposizione per poter cambiare la situazione. Anche perché la nostra meravigliosa Costituzione prevede il diritto alla cura per tutti. Perché noi no? Io finora sono riuscita a permettermela, perché questa è una cura che costa cara. Ma quante persone non possono? Quante persone potrebbero stare meglio e invece soffrono per una questione economica? E’ terribilmente ingiusto. Ma sapete quanti oppiacei gli hanno dato prima? Un sacco di oppiacei che non servivano a niente, nemmeno a farlo addormentare. Spero che questo contributo serva a svegliare l’opinione pubblica”.

Mario Catania

 

Segui il nostro canale ufficiale Instagram

Commenti su FB

commenti su facebook